Ricordando Sandro Sandrelli

di Gian Filippo Pizzo

Sandro Sandrelli (1926-2000) è stato uno degli scrittori pionieri della fantascienza italiana, ma gli si deve anche l’importante iniziativa della collana antologica “Interplanet”, che offrì spazio gli autori nostrani, riuscendo nel contempo a coinvolgere nomi noti della letteratura non di genere, allo scopo di nobilitare la fantascienza stessa. Wikipedia riporta che sarebbe stato un anticipatore della fantascienza in quanto avrebbe pubblicato un suo racconto nel 1949, ben prima che fossero pubblicate le prime riviste dedicate e che nascesse il termine stesso, ma la notizia è priva di fondamento (1).

  Nato a Venezia, si laureò in chimica e diventò giornalista scientifico per il quotidiano Il Gazzettino, coltivando allo stesso tempo la passione per la fantascienza che lo ha portato non solo a scrivere narrativa di buon livello ma a darsi da fare in vari altri modi. A lui si deve una delle prime fanzine – cioè quelle riviste amatoriali spesso ciclostilate in pochi esemplari e fatte solo per passione – di SF italiane, Interplot (nel corso delle sua vita ne avrebbe raccolte moltissime, oggi conservate alla Biblioteca di via Senato di Milano). Negli anni Sessanta ideò la collana “Interplanet”, uscita in soli sette volumi tra il 1962 e il 1965, in cui riuscì a coinvolgere nomi quali quelli di Buzzati, Arpino, Flaiano, Landolfi e altri. Fu regolarmente inviato dal suo giornale a seguire il Festival internazionale del film di fantascienza di Trieste, che si svolse dal 1963 al 1982. De segnalare pure una nutrita serie di traduzioni di importanti scrittori di SF anglosassone in coppia con Giampaolo Cossato. Come narratore ci ha lasciato una sessantina di racconti apparsi con regolarità su diverse pubblicazioni negli anni tra il 1957 e il 1964; dopo quell’anno si limitò a sporadiche apparizioni e alla riproposizione dei racconti migliori, culminata in una antologia celebrativa nel 2008, Caino dello spazio.

Salvo i racconti degli ultimi due anni di vera attività – 1963-64 – che sono più intimistici e introspettivi (ed è un peccato che non abbia proseguito su quella strada), la produzione di Sandrelli è di tipo avventuroso, con obiettivo il divertimento del lettore; il che non esclude possano affrontare un discorso sull’uomo e sulla sua realtà: ma lo fanno in maniera sommessa, senza interventi diretti da parte del narratore, in modo che il lettore possa leggerli fra le righe di storie comunque d’azione. Storie che riguardano l’esplorazione spaziale o mirabolanti scoperte scientifiche, dove il protagonista si trova alle prese con minacciosi paesaggi extraterrestri e situazioni paradossali, che l’Autore svolge utilizzando due tipi di registro: quello tragico e quello grottesco, spesso condito da una buona dose di ironia. Fanno parte di quest’ultimo gruppo un nutrito numero di racconti dove sono descritte situazioni estremamente assurde spesso con intenti satirici: fra tutti ricordiamo Questo tragico gioco (1957), dove un marziano in sembianze umane partecipa a un quiz televisivo di Mike Bongiorno ma rispondendo a una domanda sull’astronomia rivela la sua vera identità! L’aspetto più drammatico dell’esistenza umana è esemplificato dai due romanzi brevi contenuti, assieme ad altri racconti dello stesso genere, in Caino dello spazio: quello che dà il titolo all’antologia (1962) e I ritorni di Cameron MacClure (1962). Il primo, sotto le spoglie di una classica space opera, è incentrato sulla figura del protagonista preda di un dilemma morale mentre sullo sfondo vi è una guerra interminabile fra la Terra e i feroci e misteriosi alieni Hurok. I ritorni di Cameron MacClure è parimenti un’avventura spaziale in cui il protagonista, un pirata spaziale ribelle e anarchico, attraversa tutto l’universo conosciuto incontrando gli esseri e i luoghi più disparati – anche entità metafisiche – in una girandola spumeggiante e scanzonata di situazioni. Qualunque sia il tono utilizzato e qualunque sia la trama, dall’opera di Sandrelli emergono dei concetti chiari: che il mondo, anzi l’universo, ci è ostile; che la scienza e la tecnologia non ci aiuteranno, anzi; che c’è una realtà trascendentale da noi irraggiungibile; che perciò l’uomo è destinato alla sconfitta. Per una sintesi dell’opera di Sandrelli ci viene in soccorso l’opinione di Vittorio Catani: «Situazioni al limite dell’assurdo, in grado di forzare i luoghi comuni “classici” del genere; eroi al contempo tragici e comici; una iterazione della aggettivazione ai limiti della ridondanza; panorami alieni caleidoscopici; un sottofondo tragico e sostanzialmente autodistruttivo; il gusto dell’avventura per l’avventura; la capacità di irridere ai baluardi della cultura moderna, ma non di rado anche di costruire allegorie morali; e altro ancora: tutto ciò, rimescolato, non poteva che produrre una fantascienza decisamente atipica e anticonvenzionale, detonante, in cui anche i limiti della scienza erano stirati come molle».

Va infine detto qualcosa sulla scrittura di Sandrelli, perché è significativo notare quale attenzione egli riservasse allo stile. In un periodo in cui la science fiction che arrivava dall’America era basata unicamente sulle idee e il linguaggio, anche per via delle traduzioni affrettate, era piatto e banale, con conseguente riverbero sulla produzione nostrana, il Nostro si distingueva per originalità. Certo si trattava di un linguaggio barocco, con uso di termini arcaici, a volte didascalico, pieno di puntini di sospensione, punti esclamativi e maiuscole, ma era vivace, enfatico, diretto e immediato – anche per l’uso in largo anticipo sui tempi nostri di “parolacce” – e sicuramente personalissimo.

BIBLIOGRAFIA
Caino dello spazio, Mondadori (Urania Collezione numero 70) 2008

 

NOTA 1 – Qui occorre un chiarimento: la notizia appare in vari articoli e recensioni apparsi sui vari siti della Delos, firmati da Catani, Guglielmin, Proietti, ma la mia impressione è che sia stata riproposta senza alcuna verifica. La prima apparizione dovrebbe risalire al saggio Le frontiere dell’ignoto di Vittorio Curtoni (Nord, 1977) e da lì poi regolarmente ripresa dagli altri, ma come dicevo si tratta di una informazione errata. Infatti non ne danno notizia né il Catalogo Vegetti, né l’ISFDB e neanche il primissimo catalogo della fantascienza pubblicata in Italia, redatto da Gialuigi Missiaja e Giampaolo Cossato. Quest’ultimo, da me interpellato, mi ha assicurato che Sandrelli aveva controllato la sua bibliografia; inoltre alla morte di Sandrelli fu incaricato dalla famiglia di visionare la sua biblioteca e i suoi documenti senza trovare traccia di una simile pubblicazione. Resta semmai la curiosità di sapere come mai Curtoni avesse dato questa notizia…

 

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Un commento

  • Grazie Pizzo. Una rievocazione dovuta, una rievocazione obbligata. Sandrelli è stato il mio ptimp punto di riferimento letterario, troppo frettolosamente abbandonato. Ma anche il primo italiano a scrivere storie di qualità, paragonabili alle migliori americane.
    È stato veramente un grande iniziatore e come tutti gli iniziatore si è sobbarcato il peso di aprire una strada. La sua grandezza è dimostrata indirettamente dal non aver avuto imitatori. Ammiratori qualcuno, pochi, imitatori di vaglia nessuno.

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