Roghi e botti inquinano ambiente e cultura

Invito a salvare il “vecchione” (cioè Bologna tutta) dall’aria cattiva. E una buona notizia dalla Puglia

di Vito Totire (*)

Il rogo del vecchione a Bologna: non tradizione ma coazione a ripetere.

Qualcuno ha parlato di “rito propiziatorio”. Ma di cosa? Di bronchite asmatica?

Mentre il signor sindaco rilascia dichiarazioni di intenti ecologisti e il ceto politico fa l’occhiolino a Greta… noi non saremo al rogo di Capodanno in piazza Maggiore ma abbiamo a cuore i polmoni di tutti e non solo i nostri.

L’ultima risorsa che ci rimane – dopo gli appelli alla ragionevolezza e non disponendo (al momento) di un drone-pompiere – è una preghiera “ad petendam pluviam” cioè una pioggia di pochi minuti che impedisca il rogo…

Col rogo del vecchione a Bologna occorre smetterla; una “tradizione” nata non si sa esattamente quando (1921? 1922? 1923?). Coeva comunque della nascita del fascismo; prima i roghi erano organizzati dai contadini e a carnevale, non a capodanno.

Quest’anno si tratta di un manufatto di 8 metri con centinaia di cassetti, carta e anche lamiere che si prevede di cercare a rogo spento (fra le ceneri?). Prendiamo atto di altri “vecchioni” dati alle fiamme in provincia di Bologna: Medicina e Castenaso. Non che la qualità dell’aria, in partenza, in questi Comuni, sia “buona”; raccapricciante in particolare il rogo di Castenaso; non basta l’inquinamento del’inceneritore di Granarolo che notoriamente sbuffa per 2/3 nel territorio del Comune limitrofo?

Per non parlare dei fuochi pirotecnici a Cervia e a Ferrara (l’incendio del castello, nientemeno).

Tanto per dare un altro “contributo” alla qualità dell’aria bolognese: fuochi pirotecnici lanciati da una pizzeria di via Marco Emilio Lepido 193. Il tutto è autorizzato dalla Prefettura? E’ compatibile con l’ordinanza del sindaco di Bologna?

Quello che non si comprende è perché questa “tradizione” non venga archiviata. Dovrebbe essere una scelta spontanea ma l’amministrazione comunale insiste a reiterarla ogni anno con inverosimili voli pindarici e pseudo-giustificazioni culturali. La mobilitazione dei Cantieri meticci è strumentale; i Cantieri meticci sono una esperienza importante ma – terminata la realizzazione dell’opera – questa può essere conservata (al Mambo?) fino all’anno successivo o smontata; perché invece viene bruciata?

Non possiamo permetterci di bruciare il vecchione perché:

  • un rogo senza neppure post-combustione produce polveri sottili e inquinanti di cui non abbiamo bisogno
  • ammesso che si tratti di solo legno (ma non è così) si tratta comunque di inquinamento evitabile
  • assieme al legno ci sono altre componenti (carta stampata? colle? residui di plastica?…)
  • chiunque accendesse un fuoco di quelle dimensioni sarebbe perseguito con sanzioni economiche se non penali; la giunta comunale può fare quello che vuole in ossequio a una “tradizione” nata in periodo fascista?

Il 4 ottobre abbiamo contestato il lancio di fuochi artificiali da palazzo d’Accursio guadagnando il silenzio totale di prefettura e istituzioni…

Cenni di esistenza in vita da parte della Unione Savena-Idice: ordinanze di divieto però molto più brevi – poche ore (il record a Ozzano) – rispetto a quella del Comune di Bologna.

Ma almeno un segnale nettamente positivo per il dialogo e per la tutela dell’ambiente lo abbiamo avuto da uno dei sindaci – la prima cittadina di Turi – con cui abbiamo cercato di interloquire.

Turi è un Comune molto importante: perché è del sud, territorio maggiormente colpito a morte dalla produzione di fuochi artificiali; perché è a pochi chilometri da Modugno dove si è consumata (nel 2015) una strage orrenda; perché la sindaca “risponde” a chi lancia un appello per la salute e l’ambiente (**); perché ha visto e supportato la sofferenza di detenuti e perseguitati antifascisti (Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Athos Lisa e tanti altri); perché il manifesto che pubblicizza il divieto è molto bello e animalista (potete vederlo qui sotto; lo abbiamo ripreso da Turi Web).

Non avevamo l’illusione di una bacchetta magica per la nostra “piccola” (si fa per dire) campagna , speravamo nell’apertura di un dialogo. Un varco si è aperto e ci auguriamo di aver contribuito alla riduzione dell’inquinamento, dei feriti e del disagio per gli animali.

Insistiamo: salvare (anche) i vecchioni dai roghi!

Bologna, 30.12.2019

(*) Vito Totire per il coordinamento di AEA, l’Associazione esposti amianto, del circolo Chico Mendes e del Centro Francesco Lorusso; sottoscrive questo comunicato il gruppo “Antropologiainmovimento” (Bari, Bologna, Torino)

(**) cfr Fuochi artificiali: è ora di smettere

NELLA FOTO: il Vecchione – preparato dai Cantieri Meticci e presentato dall’assessore Matteo Lepore – che brucerà in piazza Maggiore alla mezzanotte del 31 dicembre.

 

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