RRS 1 – Horty ci prova

La prima puntata – proposta da Daniele Barbieri – di una Round Robin Story (*) da oggi in “bottega” per qualche sabato

RRS-polipoUNO

Come si dice? Non c’è due senza tre. E questa festa è un luogo o un momento buono o cattivo come qualunque altro per provare… e per rischiare” pensa Horty.

Si guarda intorno. Laggiù il chiacchiericcio è più intenso. “Vado lì” decide.

Ragazze e ragazzi che parlano di quella nuova moda, l’orecchio bendato. Litigano. E’ il momento buono, “mi butto”.

Horty prende fiato: «Oh, oh. Posso dire la mia?». Ha parlato volutamente ad alta voce. Parecchie persone si girano. «Non litigate. Io voglio fare un elogio della tolleranza, anzi – Horty alza un poco (appena un filo) il volume – un trattato sulla tolleranza. Al di là dell’orecchio, bisogna essere tolleranti, vi pare?».

Non aggiunge altro. I due gruppi non se lo filano e riprendono a litigare su “bendato sì” e “bendato no” ma questo a lui non importa un fico secco. Gli interessa invece che uno dei ragazzi ha alzato un sopracciglio e lo ha fissato a lungo… o almeno così gli è sembrato.

Pian piano Horty si sposta dalla sua parte. Incrociano lo sguardo. «Ciao sono Horty» gli dice tendendo la mano. «Mi chiamo David» risponde subito l’altro.

«Come sei capitato a questa festa?».

«Nel modo più stanziale possibile» e ridacchia: «Sono il fratello della festeggiata. E tu?».

«Anche io ho fatto poca fatica» e sorride: «Abito nei paraggi e un amico mi ha detto se avevo voglia di accompagnarlo… lui sostiene che in due ci si “imbuca” meglio alle feste dove non si è invitati».

«Un imbucato eh? Beh allora accompagnami e ti mostro il tavolo del mangiare. Sono due i motivi per cui ci si infila alle feste. Per rimorchiare e tu non mi sembra che stai puntando a quello o per mangiare. Giusto?».

E’ una battuta e dunque Horty sorride. Ma a lui non interessano il cibo o il rimorchio e… tanto vale chiarirlo subito.

«Grazie, mangiucchio volentieri. Però la tua analisi è incompleta, può esserci un terzo motivo per andare fra gente sconosciuta».

«Cioè?».

Lo ha preso all’amo o almeno gli pare.

«Beh… trovare qualcuno con cui parlare».

«Giusto». Una lieve esitazione, poi: «Di cosa ti piace parlare Horty?».

Se questo David è una spia sono fritto ma, com’è che si dice, se non risichi non rosichi” pensa velocemente. E si butta,

«Da un po’ di tempo ho una strana sensazione, come se nella mia memoria ci fossero alcuni buchi. Ti capita mai?».

David sembra ipnotizzato. «Per la verità sì, succede anche a me. Anzi no, a me capita… il contrario, come se nella mia memoria ci fossero troppi ricordi oppure quelli di qualche altro».

Si guardano. A chi tocca il prossimo passo?

Horty si decide: «Sì, è così pure per me. Io per esempio ho in mente alcuni nomi, però non ricordo più chi sono. Calciatori? Cantanti? Impossibile perché nessuno li conosce…».

David lo scruta come se volesse scavargli dentro. Poi si guarda intorno, lo sfiora con un braccio, lievemente tirandolo da un lato e Horty nota che lo sta portando in un angolo lontano da ogni orecchio.

«Giochiamo allora» fa David ma la sua faccia è serissima: «sparami il primo nome e vediamo… se lo riconosco».

«Albert Einstein».

David è di pietra. «Sì, l’ho sentito nominare, di sicuro non è un calciatore».

Silenzio.

Poi Horty: «Franco Basaglia».

«Sì, ricordo anche questo nome» ribatte David: «E tu conosci Marie Curie o Maria Skłodowska… non so se lo pronuncio bene».

«Come no» sorride Horty: «una cantante, il suo chitarrista era un indiano, Gandhi e il batterista un africano, Patrice Lumumba».

Pausa.

Poi, quasi sussurrando, David: «Mi sa che noi dobbiamo parlare a lungo e magari non qui. Spostiamoci su, in camera mia».

* * *

David: «Giochiamo a carte scoperte?».

«Sì-sì, inizio io». Horty prende fiato, poi «Albert Einstein era un fisico, Marie Curie una scienziata, Gandhi e Lumumba due politici…. Sei d’accordo?».

«Sì, è quello che ho studiato a scuola. Ma a quanto pare sono pazzo perché nei libri di testo questi nomi non si trovano. E i miei compagni di classe o i miei genitori non li hanno mai sentiti. O così dicono».

«Siamo pazzi in due, David». Horty resta pensieroso qualche attimo: «Anzi, siamo matti in tre, almeno in tre».

«Tre?».

«Beh, la storia è lunga ma te la sintetizzo così. Da molti mesi ho tutti questi ricordi scolastici… che nessun altro ricorda. A volte più confusi, a volte chiari. Sono tutti all’incirca degli ultimi 200 anni. Se vado indietro nel tempo e provo a confrontarmi con altre persone la mia memoria diverge… esattamente dalla rivoluzione francese, sai cos’è?»

«So cos’è. Infatti ho drizzato subito le orecchie quando hai detto “Trattato sulla tolleranza”, è di Voltaire giusto?».

Ancora Horty: «Voltaire, gli illuministi, liberté, egalité, fraternité…».

«Vai avanti» lo incalza David.

«Beh mi sono spaventato: perché io ho ricordi che non corrispondono a quelli della maggioranza? Pensavo di essere pazzo ma soprattutto…. ero spaventato».

«Paura di cosa?» gli chiede David, una ruga che gli scava la fronte.

«Non lo so. Non lo so. Non lo soooooo…. Però pensavo: se fosse una congiura?».

David: «Di chi?».

«Non lo so».

«E come funziona? Perché solamente noi due…. anzi noi tre siamo fuori dalla congiura?».

Horty: «Non so neppure questo ma Ursula ha un sospetto».

«Ah, il terzo è una terza dunque. E come mai Ursula ha ricordi scolastici… se le donne non possono studiare?».

«Perché io ricordo che fino a poco tempo fa le ragazze studiavano. E’ pazzesco, vero?».

«Non del tutto… visto che così rammento io. Però mia sorella, mia madre, le mie amiche sono scoppiate a ridere una volta che l’ho buttata lì: “che strano se anche le donne andassero a scuola, vero?”. E mia mamma “Gli asini non volano e le donne non studiano… David, sei il solito sciocchino” mi disse proprio così».

«Ursula sostiene che questo è un punto importante».

«Mmmmmmm… E adesso Horty che facciamo?».

«Cerchiamo altri… come noi».

«Con il tuo sistema?»

«Ne hai in mente uno migliore David?».

«Per ora no. Ma tu e Ursula cosa pensate di ….tutto questo?».

Esitazione…

Poi Horty si decide: «La nostra ipotesi, ti sottolineo ipotesi, è che qualcuno o qualcosa abbia cancellato quasi tutta la storia degli ultimi 200 anni. Ma dev’essere successo da poco perché… alcuni ricordano. Oppure alcune persone sono “immuni” da questa perdita della memoria».

«Mmmmmmmm. Come hanno fatto a cancellare?»

«Io e Ursula non ne abbiamo assolutamente idea».

«Perché alcune persone ricordano?»

«Boh, io navigo nel buio…. Ursula invece ha un paio di ipotesi, stranissime secondo me. E te le dirà lei se vuoi conoscerla».

«Certo che voglio conoscerla, prima possibile; dentro questa storia ci sono dentro proprio come voi. Ma ti chiedo un’altra cosa: perché? Intendo dire perché qualcuno o qualcosa ha cancellato 200 anni di ricordi?».

Horty: «se davvero è così… C’è un’altra ipotesi: potrebbe essere che “sbagliamo” noi tre. Che qualcuno/qualcosa abbia “infilato” in noi ricordi sbagliati».

«Potrebbe ma io non ci credo. Perciò ti ripeto: perché sono stati cancellati 200 anni di ricordi?»

«Per ora abbiamo solo qualche ipotesi… Tu fai molte domande, mio caro David».

«E’ vero Horty ma la domanda più difficile viene adesso».

«Me la immagino».

«… Cosa facciamo? Che cosa possiamo fare in tre?».

[LA RRS CONTINUA fra 7 giorni]

(*) Cos’è una «Round Robin Story»? E’ un gioco di scrittura… Una storia dove autori/autrici si susseguono, a turno, per scrivere “al buio” (cioè senza una sceneggiatura) pezzi di una storia; di solito chi inizia… è “condannato” anche a concludere, cioè a tirare fuori il finale.
Divertente ma difficile.

Barare è lecito ma certo molte amicizie si sono rotte per chi trascina una RRS trooooooooppo fuori dai binari. Facciamo un classico esempio. C’è una famosa striscia di SNOOPY alla macchina da scrivere, all’incirca così: nella prima vignetta il bracchetto scrive «era una notte buia e tempestosa»; nella seconda vignetta aggiunge: «in un ospedale un medico fece un’importante scoperta»; terza vignetta: «una nave pirata apparve all’orizzonte»; e nella quarta vignetta uno Snoopy assai perplesso riflette «mi sa che sono nei casini».. Ecco questo è un rischio.

L’altro pericolo è che chi scriverà la “puntata finale” alla fine ignori “del tutto” gli altri e le altre che hanno giocato. Scorrettissimo no?

Qui in “bottega” alcune persone hanno accettato di giocare, come vedrete. Ogni sabato… finché ci saranno giocatori/giocatrici: abbiamo messo nel conto una decina di puntate, forse due di meno (diserzioni?) o forse due di più (altre pazze e altri pazzi si vogliono aggiungere?). Il “buio” fa paura e affascina.

Il logo della nostra RRS – Round Robin Story – è stato disegnato da Energu.

Ci ritroviamo qui fra 7 giorni. (db)

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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