Rudy Rucker: in edicola «Software, i nuovi robot»

in coda db segnala «C’è vita oltre a noi?», un piccolo saggio di Fabio Feminò. E in testa vi avvisa (di nuovo): prendete precauzioni se siete deboli di cuore…

Come già avevo scritto per il romanzo «Wetware uomini e robot» di Rudy Rucker, c’è una PREMESSA “salvavita”

Attenzione: la recensione “normale” inizia dopo il link e dopo l’immagine, dunque potete saltare questo “cappello” – in pratica un dispositivo di sicurezza – a meno che … non siate amiche e amici da lungo tempo di db, soprattutto con piccoli problemi di cuore e/o nervi. SE LO CONOSCETE BENE leggete da qui ma prima mettetevi sedute/i, bevete un goccio d’acqua, rilassatevi. Perché db (son mi) farà qualcosa di davvero insolito (per lui), parlerà molto bene di un libro stimato fra le “pietre miliari” del cyberpunk del quale lui (db o se preferite dibbì) ha sempre detto – con l’avallo del suo socio di scrittura e fratellone Riccardo Mancini – “peste e corna”. Siete avvisate/i, ora andate avanti senza paura. Senza paura? Magari con questa colonna sonora: ORNELLA VANONI & FIORELLA MANNOIA – SENZA PAURA

Fine del dispositivo di sicurezza “psico medico”

La recensione “normale” di «Software, i nuovi robot» inizia qui.

Come già avevo scritto per «Wetware uomini e robot» (altro libro della trilogia) il 72enne Rudy Rucker – ma a essere anagrafici e pignoli sarebbe Rudolf von Bitter Rucker – è bis-bis-bis nipote di Hegel, è matematico e filosofo della scienza, scrittore (di fantascienza e non solo) ma in passato anche rocker. Per almeno due di questi orribili delitti, cioè amare la matematica e scrivere, pare che il “mandante” sia Edwin Abbott per interposto padre di Rudy (ovvero Embry Rucker) che regalò al figlio adolescente «Flatlandia»; ma comunque il pargolo già a 12 anni aveva preso a bazzicare i loschi ambienti delle scienze e delle fantascienze. Ve lo scrivo anche perchè in coda al libro non c’ è una riga sull’autore perciò dovreste arrangiarvi con le stitiche righe in quarta di copertina dove comunque Rucker dice che con il cyberpunk lui non c’entra ma che ha fondato «il transrealismo»…

Ri-ripetendo quanto avevo scritto in “bottega” per «Wetware uomini e robot», io amo quaaaaaaaasi sempre RR – ma se lo siglo così si potrebbe confondere con il disgustoso attore/presidente Ronald Reagan o con l’ottima Rossana Rossanda – e pochissimo mi importa se viene etichettato come cyberpunk: è un sottogenere che detesto per la sua banalità, cattiva scrittura e ripetitività… pur con qualche eccezione, Affermazioni di questo tipo sono costate in passato – a me e al mio fratellone Riccardo Mancini – quasi un ostracismo in certi fantambienti italiani gibsoniani e sterlinghiani. Ma tiremm innanz… come disse quel tipo prima di essere fucilato.

E sempre ripetendomi (sarà il caldo, la pigrizia o sono caduto nel “giorno della marmotta”?) anche questo libro di Rucker è ottimo pur con qualche piccola caduta qua e là; magari scrivessero così Gibson e Sterling. Un misto di azione e ironia che a volte (non sempre) funziona e persino avvince.

Il romanzo fa parte di un trittico già uscito su Urania. In edicola (ri-)trovate adesso «Software uomini e robot» del 1982: sono 200 pagine per 6,90 euri, nella traduzione di Daniele Brolli e Antonio Caronia. Una trama – che al solito non rivelerò – piena di pazzie. Perciò cito, frullo e vi porgo qualcosa.

«Ti starai chiedendo chi sono – disse lo straniero sorridendo – Io sono te».

Le tre leggi di Asimov reinterpretate da robot incazzosi sono a pagina 33 e poi 57-58, imperdibili.

«Di solito non do appuntamenti galanti alle macchine».

«L’anima è il software, sai – Sorrise incerta, poi sorseggiò la birra e tornò a posarla – Vuoi scopare?».

«Perchè fate a pezzi la gente e copiate i loro cervelli?»Risposta: «MEX paragona la nostra attività a quella degli industriali americani che venivano chiamati avvoltoi della cultura: quelli che saccheggiavano i musei del vecchio mondo per raccogliere opere d’arte» (AGGIUNGO IO: padroni che a volte proteggevano gli artisti mentre assoldavano guardie per ammazzare gli operai in sciopero).

La confusione alle pagg 106-107 è un piccolo capolavoro: da antologia. Come pure (specie se amate il jazz) l’uso della parola d’ordine “Be Bop” – a pagina 119 e segg – tanto più che i robot qui sono boppers e “boppano”.

UN POST SCRIPTUM su «C’E’ VITA OLTRE A NOI?» di Fabio Feminò

Quasi 25 intense pagine per ragionare di vita extraterrestre ma anche di creature “bizzarre” sulla Terra. Assolutamente da leggere perchè Feminò è molto bravo (lo dico pur se politicamente siamo abbastanza distanti). C’è la figuraccia di Bill Clinton il 7 agosto 1996 (ecco una piccola “scor-data”) su Marte, quasi pari a quella celebre di Percival Lowell. C’è un bel sentiero di lettura. Con alcune domande inquietanti: i gatti e i delfini sono alieni “incompresi” o terrestri “scomodi”? E occhio ai «magmobi», alla «legge di Zipf» ma anche alla Grande Barriera Corallina e al reattore a fissione nucleare naturale nella miniera di uranio situata vicino al fiume Oklo, in Gabon.

Per la scienza incrociamo Fred Drake, Carl Sagan, Paul Davies, Carol Clelland, Leonid Ksanformality (un nome quasi impossibile), l’assai discusso John Lilly, Freeman Dyson, Nancy Kiang, il sociologo Frank White e l’antropologo James Funaro… e naturalmente Fred Hoyle e Arthur Clarke che rientrano anche nella frase successiva. Per la fantascienza riecco dunque Hoyle e soprattutto Clarke in compagnia di Alfred Bester, John Campbell, Ben Bova, James Blish, Brian Stableford, C. J. Cherryh (ovvero Carolyn Janice Cherry), Larry Niven, Poul Anderson ecc.

L’articolo di Feminò finisce (cioè “continua”) così: «State in campana; nei prossimi numeri di Urania o forse Urania Collezione compariranno altri approfondimenti su questo tema quasi inesauribile». Evviva.

Approfitto di questa mini-rec per chiedere a Feminò (non lo conosco ma spero di raggiungerlo grazie al passaparola anzi al passalink) tre spiegazioni.

  1. mi pare che “il mostro volante” fotografato da Bruno Ghibaudi sia (con buona pace di Cesare Zavattini che lo intervistò) inverosimile; perchè metterlo qui?
  2. A me risulta che il film «Il giorno del delfino» sia tratto dal romanzo del francese Robert Merle; è così o sono in errore?
  3. Infine «i rapporti sessuali» con delfini di Margaret Howe sono credibili? Non lo chiedo per fare il tardivo “guardone” ma perchè se fosse vera e ben documentata («in isolamento per 10 settimane») questa vicenda sarebbe interessante proprio per la scienza.

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Fabio Feminò

    Infine «i rapporti sessuali» con delfini di Margaret Howe sono credibili? Non lo chiedo per fare il tardivo “guardone” ma perchè se fosse vera e ben documentata («in isolamento per 10 settimane») questa vicenda sarebbe interessante proprio per la scienza.

    Non solo è tutto vero, ma Carl Sagan raccontò che un delfino arrapato ci provò anche con lui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *