RWM senza controllo

La falsa crisi di un’azienda in piena espansione (documento ripreso da il manifesto sardo)

Pubblichiamo il documento integrale dell’assemblea cittadina contro RWM, con la sottoscrizione (in costante aggiornamento) di oltre 20 associazioni e comitati sardi e italiani sensibili alla vertenza, rende disponibile all’opinione pubblica un breve dossier che, attraverso un’analisi circostanziata dei documenti a disposizione, racconta una verità notevolmente differente rispetto a quella propagandata da istituzioni locali, azienda e rappresentanze sindacali in questi ultimi mesi.

 

Il discorso pubblico regionale sulla fabbrica di bombe RWM Italia è caratterizzato dallo scorso luglio, ovvero da quando il governo italiano ha annunciato attraverso una diretta Facebook del Ministro Di Maio (1) la sospensione per 18 mesi dell’esportazione di bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, dal monologo ininterrotto dei vertici aziendali dell’impresa e delle sue delegazioni sindacali e da qualche sporadico appello di qualche amministratore locale. Non solo sono state praticamente eliminate dal discorso le posizioni critiche riguardo all’azienda, ma si è anche evitato di mettere in evidenza le numerose contraddizioni palesi, le bugie e le omissioni che caratterizzano il discorso prodotto da queste parti in causa.

 

Attraverso il grimaldello retorico della “difesa del lavoro”, dopo l’annuncio di un numero non ben precisato di esuberi, si è accreditata l’idea falsa di una crisi aziendale, sviando completamente l’attenzione dalla bancarotta morale del sistema industriale di RWM Italia e dai meccanismi di potere opachi su cui si sostiene e si continua ad espandere nel territorio.

 

In questo documento vogliamo mettere in fila alcuni fatti completamente trascurati nell’attuale narrazione pubblica del caso RWM Italia, per cercare di riequilibrare tale narrazione, completamente distorta in quanto fabbricata a proprio uso e consumo dall’azienda stessa e replicata in maniera acritica dai giornali sardi.

 

 

a)   La questione del lavoro:

 

  • i 200, 160 lavoratori in esubero annunciati questa estate sono già scesi a 130 (e giunge notizia che 20 saranno riassunti a breve);

 

  • la vaghezza del numero non è solo un fatto di propaganda: il lavoro degli esuberi era lavoro interinale, con contratti a termine, dunque lavoro precario e privo di prospettive certe. Dato il contesto, che impedisce di strutturare un progetto di vita attorno a questo lavoro, è ovvio e auspicabile che molti degli esuberi possano cercarsi un’altra sistemazione, piuttosto che imbarcarsi in una vertenza sindacale senza prospettive in difesa della propria precarietà;

 

  • è grazie alla complicità tra sindacati e azienda, con la contrattazione di II livello, che questa ha potuto abusare della contrattazione a termine e interinale aldilà dei limiti sanciti dal contratto nazionale, garantendosi le mani libere per gli esuberi;

 

Infatti, nel Verbale di accordo sulla contrattazione di II livello stipulato tra Parti sociali e RWM Italia il 15 giugno 2015 si può leggere: «con la dismissione delle produzioni rivolte al civile. Le commesse di lavoro non avranno più la caratteristica della omogenea continuità nel tempo, né saranno per larga parte facilmente programmabili. L’attività produttiva sarà dunque caratterizzata da picchi e flessi di lavoro che dovranno essere affrontati e organizzati con adeguati strumenti di flessibilità […]. È necessario dunque adeguare e rendere coerenti alcuni istituti contrattuali regolamentati dal CCNL dei chimici alle nuove e peculiari esigenze produttive del nuovo complesso mercato di riferimento della RWM Italia SpA»2.

così, grazie alla collaborazione delle parti sindacali, RWM Italia nel 2018 faceva marciare i siti produttivi di Ghedi e di Domusnovas-Iglesias con il 59,2% di forza lavoro assunta con contratti di lavoro somministrato (a termine), percentuale che aumentava notevolmente nel sito sardo. Si consideri che se nel 2017 RWM Italia si serviva per il 56,2% di lavoro somministrato, in Sardegna su un totale di 281 lavoratori, ben 190 erano somministrati;

 

– se si prende in considerazione la suddivisione della forza lavoro tra i siti di Ghedi e quelli sardi, così come riportato nel bilancio presentato dall’impresa per il 2018, emerge che nei primi è concentrata la maggior percentuale di occupati in posizioni impiegatizie, mentre in Sardegna prevalgono le posizioni da operaio. Inoltre, si rileva il fatto che l’impresa si rifornisce di lavoro somministrato in relazione alle mansioni maggiormente              dequalificate. L’impresa conta tra i suoi dipendenti diretti una quota pari al 27% assunti come impiegati e solo un 14% come operai. Si palesa in questo modo una maggiore precarizzazione e insicurezza delle condizioni

economiche verso i lavoratori con minore capacità contrattuale.

 

  • essendo tutti interinali e a termine, i 130 esuberi non hanno diritto ad alcun ammortizzatore sociale aldilà della disoccupazione; i sindacalisti di RWM Italia stanno spingendo questi lavoratori a intraprendere una vertenza senza speranza, con l’unico scopo di nascondere le responsabilità proprie e dell’azienda negli esuberi e veicolare attraverso i media la falsa notizia di una crisi aziendale inesistente;

 

  • RWM Italia ha registrato un utile di 16,975 milioni nell’ultimo anno contabile e ha raggiunto un patrimonio netto di 71,122 milioni di euro: spenderne due per pagare gli stipendi a tutti gli esuberi lungo i 18 mesi di sospensione delle forniture ai sauditi non sarebbe certo un Ne stanno spendendo molti di più per allargare le linee produttive, è una semplice questione di priorità. Le RSU della fabbrica stanno bussando alla porta sbagliata, è il modello di sfruttamento della manodopera precaria utilizzato da RWM che dovrebbero attaccare;

 

  • il lavoro interinale e precario riguarda molta più gente dei lavoratori RWM Italia, qualsiasi diritto riconosciuto a loro dovrebbe essere riconosciuto a chiunque altro, per esempio alle migliaia di stagionali che sono rientrati a casa dopo il lavoro estivo. Ma i sindacati della fabbrica sono i primi ad avere accettato la disciplina sulla contrattazione a termine, per cui la loro posizione è meramente strumentale;

 

b)  La crisi presunta e l’espansione reale

 

RWM Italia non è in crisi: la produzione procede regolarmente, la sospensione per 18 mesi di parte delle commesse all’Arabia Saudita è un incidente di percorso assolutamente previsto e tollerabile per l’azienda, la quale si rifornisce di lavoro usa  e getta  in relazione alla variazione dei flussi produttivi, cosicché alla loro diminuzione possa scaricare i lavoratori, considerati alla stregua di una zavorra;

 

  • la sospensione delle licenze di esportazione, giunta tra giugno e luglio, come si evince dalla Relazione sulla gestione al bilancio chiuso al 31/12/2015, era una concreta possibilità ventilata e temuta dall’azienda da anni: per questo essa ha da tempo diversificato i propri clienti, rivolgendosi in maniera molto più sostenuta al mercato europeo, in particolare aggiudicandosi grosse commesse a favore dell’esercito francese e verso il Regno

 

  • RWM Italia, oltre ad aumentare il proprio pacchetto clienti, ha provveduto ad ampliare la propria gamma di prodotti, cosicché ad oggi, oltre alle mine marine e alle bombe d’aereo, produce ed esporta munizioni da artiglieria di vario calibro. Nel 2018, si segnala così una commessa di esportazione per questi prodotti pari a 230.854.523 €3 verso un ignoto paese destinatario. Commessa che, è bene ricordarlo, anche qualora fosse indirizzata ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non verrebbe bloccata dalla sospensione delle licenze votata dal Parlamento a giugno, poiché questa non riguarda le munizioni da artiglieria;

 

  • RWM Italia nel 2018 ha effettuato investimenti pari a 12.218.323 €: questi, oltre ad essere indirizzati alla sostituzione dei macchinari usurati, sono serviti ad implementare ulteriormente le linee produttive sia di Ghedi che, specialmente, di Domusnovas. Annunciavano «per l’anno 2019 ulteriori ingenti investimenti per portare a termine gli investimenti in corso nel 2018 e per aumentare la capacità produttiva ad un livello utile per poter far fronte alle necessità produttive derivanti dagli ordini in portafoglio e a quelli di futura acquisizione»4;
  • inoltre, proseguono i lavori di espansione delle linee produttive, a seguito delle decine di domande presentate agli uffici SUAP del comune di Iglesias e dei comuni limitrofi (per esempio Musei) negli ultimi anni. La presentazione di progetti non si è fermata dopo la parziale sospensione delle esportazioni all’Arabia Saudita, l’ultima domanda risale al 23 ottobre;

 

  • l’azienda ha avviato i cantieri degli interventi che consentirebbero la triplicazione della produzione, oltre ad avere avviato la costruzione di un campo prove per la sperimentazione e il test di nuovi esplosivi: altro che chiusura;

 

  • l’attività di espansione di RWM Italia si svolge in maniera opaca, con la complicità delle istituzioni nazionali e di quelle locali. Queste ultime hanno garantito una corsia preferenziale a tutti gli interventi proposti dall’azienda, e rinunciano ad operare le funzioni di controllo che spettano ad un impianto come quello in questione, nel quale si maneggiano sostanze chimiche tossiche e si producono esplosivi, e perciò sarebbe soggetto alla normativa per il rischio di incidente rilevante;

 

  • per le modalità spezzettate di presentazione dei progetti, nonostante l’ampiezza e la natura degli interventi di espansione proposti, si è completamente evitato una Valutazione di Impatto Ambientale;
  • la contiguità con le istituzioni è garantita da un solido sistema di porte girevoli: alcuni interlocutori istituzionali locali, responsabili di parti del processo autorizzativo, sono divenuti nel tempo dipendenti dell’impresa. Come rilevato da inchieste giornalistiche nazionali, ad esempio quella andata in onda a maggio nel programma di La7 «Piazzapulita»5, questo è accaduto per diversi amministratori del comune di Domusnovas, così come per il responsabile dell’ufficio Emissioni in atmosfera della provincia del Sud Sardegna che dal 2018 è diventato dipendente di RWM nell’importante ruolo di “Environment Protection Manager”;

 

  • l’opacità del processo autorizzativo ha condotto il Comitato per la riconversione, Italia Nostra, Legambiente, e altre associazioni, a intraprendere una serie di ricorsi al TAR, il primo dei quali andrà a sentenza il 22 gennaio 2020. Sono anche stati depositati diversi esposti in procura contro gli abusi prodotti dall’amministrazione e dall’azienda;

 

  • il processo di raccolta dei documenti e delle informazioni necessarie a conoscere la situazione, e dunque predisporre i ricorsi, una volta venuti a conoscenza delle opacità dei procedimenti, è stato segnato dal costante ostruzionismo praticato dagli uffici pubblici dedicati;

 

  • un esempio grave di questo comportamento, in totale spregio delle norme sull’amministrazione trasparente, è la pubblicazione sull’albo pretorio del comune di Iglesias del provvedimento di autorizzazione all’inizio dei lavori sul campo prove 140 della RWM Italia, nel luglio di quest’anno, che per impedire al Comitato e alle associazioni la predisposizione di un ulteriore ricorso al TAR è stata operata rendendo sostanzialmente irriconoscibile il documento;

 

  • il piano di sicurezza dell’impianto non è aggiornato, nonostante le disposizioni di legge, e le modifiche alla produzione e agli impianti avvenute dal 2012, anno di presentazione del piano. Ciò comporta un serio problema di sicurezza per i lavoratori e gli abitanti del circondario, considerando che da allora è cambiato il tipo di produzione (da civile a bellica), e soprattutto il volume della produzione, e che l’azienda continua ad espandersi, e a Iglesias possiede depositi di liquidi infiammabili ben aldilà dei perimetri di sicurezza previsti per i luoghi

 

 

c)   La questione dello Yemen

 

  • si è ripetuto a sfinimento che la sospensione della vendita ai sauditi non fermerà la guerra. Si è invece dimenticato di dire che la sospensione non riguarda certo la sola RWM Italia, ma è parte di un movimento internazionale che coinvolge tutti i principali paesi europei, Regno Unito incluso. Negli Stati Uniti, solo il veto di Trump ha evitato una decisione analoga a quella presa dal governo italiano. I sauditi sono già in difficoltà, e l’obiettivo, parte di un movimento internazionale amplissimo che va ben aldilà della Sardegna, è realisticamente raggiungibile. Molto più realisticamente raggiungibile delle richieste al governo italiano di ammortizzatori straordinari per degli interinali cui è scaduto il contratto a termine;

 

  • va ricordato, d’altronde, che la sospensione non nasce tanto da motivi umanitari, quanto dal rischio concreto che i governi dei paesi fornitori di armi si ritrovino chiamati in causa come corresponsabili dei crimini di guerra attuati dagli eserciti della coalizione a guida saudita ed emiratina. Il rapporto del Concilio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite del 3 settembre 2019, al punto 92, esplicita chiaramente questo fatto;
  • un episodio di crimine di guerra attuato attraverso una bomba prodotta dalla RWM Italia di Domusnovas è già dimostrato: alle 3 del mattino dell’8 ottobre 2016, nel villaggio di Deir Al- Hajari, un uomo, una donna incinta e quattro bambini sono stati uccisi da una bomba MK-80, la quale viene prodotta dalla RWM Italia a Sul posto sono stati trovati resti di un anello di sospensione, componente necessario per il carico dell’ordigno sull’aereo, con il codice di RWM Italia stampigliato sopra6.
  • RWM Italia produce e vende armi da Armi che si usano per uccidere indiscriminatamente le persone, perché questa è la natura della guerra, e non certo solo in Yemen, o solo per mano dei sauditi. Il lavoro che si svolge nella RWM Italia non è un lavoro qualunque, è un lavoro che si regge sulla morte degli uomini e la distruzione dei territori. Pretendere da un’azienda del genere qualsiasi sensibilità verso le persone o il territorio è pura follia. RWM Italia farà sempre e comunque solo i comodi dei propri azionisti, e se ne andrà dalla Sardegna quando (è questione di tempo) troverà un posto da cui è più facile estrarre profitti.

 

  • La Sardegna è piena di aziende in crisi, di disoccupati, sottoccupati, precari, in settori che possono rappresentare una reale utilità sociale, contribuire realmente al benessere collettivo della Sardegna e del Eppure pochi hanno ricevuto anche solo un decimo dell’attenzione ricevuta da chi per lavoro produce bombe. Pretendere di sostenere RWM Italia con soldi pubblici, affidandole commesse destinate “alle forze armate nazionali”, come fanno alcuni parlamentari, in risposta ad una crisi aziendale inesistente, è uno schiaffo a tutte le situazioni di bisogno reale, come quelle della sanità, e a tutti i progetti di sviluppo sostenibile e durevole che si tenta di creare in Sardegna, spesso scontrandosi con la sordità e l’ostruzionismo di quelle stesse istituzioni così servili, invece, verso la fabbrica RWM Italia. Pretendere di drenare ulteriori risorse economiche pubbliche a favore di una fabbrica che fa parte di un gruppo multinazionale degli armamenti, in una condizione in cui lo Stato italiano, secondo quanto rilevano gli studi Mil€x7, impegna nella spesa militare all’incirca 25 miliardi di euro annui, è oltremodo oltraggioso;
  • con la scusa di rappresentare il lavoro, le RSU dell’azienda si arrogano addirittura una superiorità morale verso chi contesta la fabbrica RWM Ma è il sindacato stesso, per esempio la CGIL nazionale, ad avere preso ferma posizione contro questa produzione di RWM Italia8, che è intrinsecamente contro il lavoro e i lavoratori, perché fornisce i mezzi per distruggere infrastrutture, fabbriche, case, e uccidere i lavoratori stessi. Sono lavoratori i componenti dei comitati contro la fabbrica delle bombe, sono lavoratori i portuali che a Genova si rifiutano di caricare le bombe saudite. Le RSU della RWM Italia rappresentano l’azienda, al più sé stesse, non il lavoro né i lavoratori.

 

 Assemblea Cittadina Contro RWM

29 Novembre 2019

 

Rete Italiana per il Disarmo, Mwatana for Human Rights, European Center for Constitutional and Human Rights, “Le responsabilità europee per i crimini di guerra commessi in Yemen”, Aprile 2018, https://disarmo.org/rete/docs/5211.pdf.

  • Francesco Vignarca, Spese militari 2019: i primi dati dalla Legge di Bilancio, Mil€x – Osservatorio sulle spese militari italiane, h ttp://milex.org/2019/02/17/spese-militari-2019-i-primi-dati-dalla-legge-di-bilancio/.
  • Risoluzione approvata al XVIII Congresso CGIL, Per un mondo di pace, senza più armi nucleari, dove ogni donna ed ogni uomo possa avere pieno accesso ai diritti universali, alle libertà ed al lavoro dignitoso , Bari, 23 gennaio 2019

 

 

 

  • (1) Luigi DI MAIO, annuncio sospensione esportazioni bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, 11/07/2019, [Facebook post], https://facebook.com/LuigiDiMaio/videos/459741458141049/. Oltre a questo inusuale annuncio, non si registra alcun Atto pubblico ufficiale dell’Esecutivo o degli uffici competenti
  • (2) Verbale di accordo Contrattazione di II livello, stipulato tra Parti sociali e RWM Italia il 15 giugno
  • (3) Esportazione autorizzata da UAMA ad RWM Italia per esportazione pari a 230.854.523,04 euro per «16.320 NUMERO CARTUCCIA DA 120MM X 570 – ATTIVA; 664 NUMERO RH125 SMOKE COLPO DA 155MM – ATTIVA; 2.616 NUMERO SPOLETTA TIPO L0163Q – ATTIVA; 10.630 NUMERO SPOLETTA TIPO L0166Q – ATTIVA; 157.368 NUMERO CARICA MODULARE PER COLPO DA 155MM – ATTIVA; 30.432 NUMERO INIZIATORE DM191A1 – ATTIVA». Cfr. Relazione al Parlamento per le attività del 2018, Doc. LXVII, n. 2, XVIII LEGISLATURA, 2019, vol. 1, p. 298.
  • (4) RWM Italia, Relazione sulla gestione al bilancio chiuso al 31/12/2018, p.60
  • (5) Corrado FORMIGLI,      «Piazzapulita»       –          La7,         puntata        del         02/05/2019, h ttps://la7.it/piazzapulita/rivedila7/piazzapulita-la-rincorsa-puntata-02052019-03-05-2019-270505.

 

 

da qui

 

 

dalla Sardegna (e quindi dall’Italia) le bombe RWM partono senza nessun problema: Bombe RWM in Turchia, dicembre 2019

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • SIT IN Mercoledì 22 gennaio 2020 ore 10.00
    Piazza del Carmine – di fronte al T.A.R. della Sardegna – Cagliari
    La resistibile ascesa di RWM Italia spa: iniziative legali contro l’espansione
    della fabbrica che produce bombe.
    A dispetto della tanto sbandierata crisi, RWM Italia S.p.a., la fabbrica di ordigni che opera nei comuni di Domusnovas e Iglesias, è più che mai attiva. Per ora l’azienda ha lasciato a casa una parte dei lavoratori interinali “somministrati” dalle agenzie, misura ampiamente prevista e preannunciata nei suoi bilanci e prevista dagli accordi sindacali, ma non ha affatto rinunciato ai suoi piani di espansione.
    Il piano di ampliamento di RWM Italia S.p.a. procede celermente, senza nessuno scrupolo e senza incontrare ostacoli, infischiandosene dell’articolata normativa a tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente, che viene sistematicamente aggirata e talvolta ignorata, con la colpevole acquiescenza delle amministrazioni competenti.
    I nuovi reparti, destinati al raddoppio della produzione di esplosivo di tipo PBX e degli ordigni con esso caricati sono ormai in avanzato stato di realizzazione, mentre imponenti scavi e sbancamenti hanno stravolto la morfologia della vallata. Dopo l’esonero dalla necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) decretata dalla Regione Sardegna un anno fa, sono iniziati anche i lavori per la costruzione del nuovo poligono per test esplosivi, il “Campo Prove R140”, che procedono
    rapidamente in mezzo agli animali al pascolo.
    Le autorizzazioni edilizie sono state concesse dal comune di Iglesias nonostante numerosi siano i dubbi sulla loro legittimità rispetto alle norme urbanistiche, ambientali e a tutela della popolazione dal rischio di incidenti rilevanti. Per chiedere l’accertamento delle illegittimità di queste sciagurate decisioni e il loro annullamento, sette diverse organizzazioni, sostenute da innumerevoli altre, hanno presentato due ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), e uno al Presidente della Repubblica.
    Intanto i procedimenti giudiziari fanno il loro corso, con estrema lentezza, mentre i lavori di ampliamento della fabbrica di bombe procedono con grande rapidità; rischiamo di trovarci di fronte al fatto compiuto. A questo si aggiunge l’ennesimo ritardo con il quale il consulente tecnico nominato dal TAR della Sardegna ha presentato la sua relazione conclusiva lo scorso 27 dicembre.
    Saremo comunque presenti nella mattina del 22 gennaio, nella quale si svolgerà la prossima udienza del TAR dedicata alle autorizzazioni illegittime concesse per l’espansione di RWM in Sardegna.
    Approfitteremo di questa occasione per denunciare e documentare ancora una volta l’attività di un’azienda che non conosce crisi e per ricordare che le norme e le leggi esistenti devono essere rispettate da tutti, anche dalle multinazionali!
    Cagliari 20 gennaio 2020 Comitato contro la RWM

  • salvatore drago

    salvatore drago

    Allegatigio 6 feb, 22:57 (3 giorni fa)

    a redazione
    Cari compagni,

    Come sapete La ditta RWM (una filiale della Rheinmetall) produce materiale bellico (bombe) a Domusnovas. Una grossa parte di queste bombe erano indirizzate verso l’Arabia Saudita che le usava (o le usa ancora)? per bombardare lo Yemen.
    Adesso che il governo ha messo qualche paletto verso questa esportazione, la ditta ha deciso di non rinnovare contratti a termine a buona parte dei 150 operai (molti dei quali interinali) che lavoravano lì.
    Si tratta chiaramente di un ricatto; un ricatto occupazionale visto che la ditta continua nella sua produzione e conta di espandersi con l’ampliamento (molto poco legale) a parere di molti,
    La ditta trova supporter e sponda nei due sindaci dei territori interessati (Iglesias e Domusnovas).
    USB ha una sua posizione che è quella che la sicurezza non è materia di scambio. E, secondo USB, troppe sono le falle nel “sistema sicurezza” in questa azienda.
    Le abbiamo denunciate con questo comunicato, al quale si è degnato di rispondre l’AD in persona senza entrare minimamente nel merito beninteso
    Vi faccio pervenire il testo del comunicato e la risposta data tramite l’Unione Sarda dell’AD.
    Pensate sia il caso di darne notizia?
    Buon lavoro e saluti.
    salvatore drago

    NESSUN RICATTO POSTI DI LAVORO IN CAMBIO DI INSICUREZZA.

    Nella stampa abbiamo assistito ad un duro botta e risposta tra i sindaci di Domusnovas ed Iglesias e quanti si oppongono alla fabbrica di bombe della RWM.

    Ora essendo anche USB/Sardegna parte ricorrente di fronte al TAR contro l’ampliamento dello stabilimento, ci dispiacerebbe essere annoverati fra “quei pacifisti con la pancia piena che vogliono togliere il lavoro agli operai”.

    Noi pensiamo che il lavoro debba avere una sua dignità e che il principio cardine su cui si basa ogni principio di dignità sia la sicurezza. Sicurezza per i lavoratori e sicurezza per il territorio e per le persone che gravitano nel territorio circostante lo stabilimento.

    Tralascio, dunque, di proposito i motivi di ordine etico e morale sul tipo di produzione per sottolineare alcune questioni riguardanti le garanzie contrattuali per il lavoratori e il mancato rispetto della vigente normativa in materia di sicurezza.

    1) Impropriamente viene detto che “un centinaio di lavoratori sono stati licenziati”. Ciò non corrisponde a verità visto che a queste maestranze non è stato rinnovato il contratto. Ma, chiediamoci: chi ha determinato la condizione contrattuale di questi lavoratori? Certamente non gli attivisti, non USB. Il sindaco di Domusnovas tenta di attribuire ai comitati responsabilità che sono unicamente delle RSU aziendali e di alcuni sindacati. Infatti come è stato denunciato, è grazie alla contrattazione di II livello siglata fra azienda e sindacati che l’azienda ha potuto abusare della contrattazione a termine ed interinale ben aldilà dei limiti consentiti dal contratto nazionale come risulta in modo chiaro dal verbale di accordo sulla contrattazione stipulato fra le parti sociali e RWM Italia il 15 giugno 2012. Chiedo, allora, perché i sindacati che adesso piagnucolano non si sono battuti a suo tempo, diciamo quando lo Yemen veniva raso al suolo anche con bombe provenienti da Domusnovas affinchè quei lavoratori fossero contrattualizzati a tempo indeterminato?

    2) Sono sicuri i due sindaci che l’impianto di fabbricazione di esplosivi ed ordigni militari gestito dalla RWM che opera in territorio di Domusnovas-Iglesias operi in “perfetta legalità” per quel che riguarda la sicurezza?. Noi abbiamo qualche dubbio visto che

    La fabbricazione di esplosivi e ordigni è una attività estremamente pericolosa, la fabbrica è quindi soggetta a una normativa speciale per gli “stabilimenti a rischio di incidente rilevante” (normati attualmente dal decreto legislativo.105 del 2015), che prevede controlli e misure di sicurezza stringenti e rigorosi, tra cui la predisposizione di un piano obbligatorio per la gestione delle emergenze, in caso di incidente, nelle aree esterne allo stabilimento, documento pubblico ed è accessibile nel sito della prefettura di Cagliari al link:

    http://www.prefettura.it/cagliari/contenuti/Piano_emergenza_esterna_soc._rwm_italia_spa_2012_domusnovas-36904.htm

    3) Tale piano di emergenza però, nel caso di RWM, è obsoleto e inadeguato, risale infatti al 2012 ed è impostato sui rischi derivanti da una produzione prevalente di esplosivi per uso civile (di tipo SLURRY, ANFO e Miccia Detonante, come indicato a pag. 34 del piano di emergenza), mentre considera la produzione di tipo militare del tutto marginale.

    4) I piani di emergenza devono obbligatoriamente essere rivisti e aggiornati ogni volta che vi siano modifiche rilevanti agli impianti produttivi, e comunque almeno una volta ogni tre anni (art. 21, comma 6, D.Lgs. 105/2015), cosa che per lo stabilimento RWM non è mai avvenuta negli ultimi otto anni, nei quali tutto è cambiato:

    5) la produzione per uso civile è cessata del tutto già a dicembre 2012, da allora le relative linee di produzione sono state dismesse e i locali riconvertiti. La produzione militare è stata invece di molto incrementata, passando dalle appena 500 tonnellate/anno (200 di esplosivo di tipo PBX e 300 di esplosivo a base di TNT) del 2012, alle attuali 6.000 tonnellate/anno, con un incremento di ben12 volte (+1200%) rispetto a quanto indicato nel piano di emergenza delle aree esterne attualmente in vigore.

    6) RWM ha inoltre espanso le sue attività ben al di fuori del sito produttivo originario (in località Matt’e Conti), che si trova a circa 2 Km dal paese di Domusnovas, aprendo nuove unità produttive a ridosso dei centro abitati del paese di Musei e della città di Iglesias (come risulta dalla visura alla visura alla Camera di Commercio di Brescia del 2 gennaio 2019). In particolare il capannone industriale che RWM utilizza in zona artigianale e industriale di Sa Stoia, adiacente all’abitato di Iglesias, è registrato con il codice 25.4 (classificazione ATECORI-2007), corrispondente alla: “fabbricazione di armi e munizioni”, ed è abilitato allo stoccaggio di 32.000 litri, non meglio precisati, di liquidi altamente infiammabili (con punto di infiammabilità inferiore ai 65°C).

    7) Nessuna di queste nuove produzioni e nuovi siti produttivi è compreso nel Piano di Emergenza delle aree Esterne attualmente in vigore, risalente al 2012.

    8) Ci troviamo quindi in una situazione di grave rischio e di dubbia legalità ben nota ai sindaci delle località interessate, che sono i responsabili istituzionali della sicurezza e dell’informazione della popolazione.

    Alla luce di questi fatti, oltre che per i motivi etici e morali derivanti dal tipo di produzione, (ci rifiutiamo dal pensare che, quella di fabbricare bombe per esportarle verso paesi canaglie sia l’unica alternativa alla disoccupazione) siamo convinti che non si possa stare al ricatto: lavoro in cambio di insicurezza. Noi pensiamo che la sicurezza venga prima di tutto e per questo abbiamo deciso di far parte dei ricorrenti di fronte al TAR.

    p. USB/Confederale:

    salvatore drago

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