Salveremo la scienza?

di Giuliano Spagnul

Salveremo la scienza. Ma non dovrebbe essere più corretto pensare che sia la scienza a dover salvare noi? (nota 1) Ebbene, le due affermazioni – o, volendo, interrogativi – non possono essere disgiunti: la scienza può salvarci solo a patto che noi l’aiutiamo a salvarsi. A salvarsi dai negazionisti, dagli ignoranti, dagli oscurantisti? No, fondamentalmente da se stessa. Come afferma Bruno Latour in un’intervista al Festivalletteratura di Mantova dello scorso anno (nota 2) «quando sei seriamente attaccato da un negazionista hai bisogno di un’altra versione della scienza». Un tempo acceso critico impegnato a «combattere, per così dire, l’egemonia dell’autorità scientifica» oggi Latour si trova «di fronte a una questione del tutto diversa: riorganizzare la civilizzazione. Ovvero in che modo la scienza può ancora avere credito ed essere seguita dalle persone». Tutt’altro che autocritico o pentito Latour non rinnega la necessità di continuare a descrivere «i modi coi quali la scienza viene prodotta: persone, istituzioni, soldi, colleghi, strumenti, esperimenti, pubblicazioni…», una vera e propria vivisezione che non può non suonare come minaccia alle fondamenta stesse della credibilità scientifica.

Una credibilità che molti scienziati pensano di dover difendere da quei critici, Latour in testa, che invece proprio del tentativo di spiegare come questa si produce, senza veli e infingimenti, fan sì che sia ancora possibile ripartire da quelle «basi del concetto di autorità» che non loro ma gli scienziati stessi – con quella loro idea della purezza del razionale – hanno fatto precipitare in una crisi dall’esito imprevedibile. «Perché» dice ancora Latour «molte persone hanno ancora un’idea di scienza come qualcosa di etereo e perfetto, ed è molto difficile dire cerchiamo di avere un’idea laica, o per così dire ‘mondana’, della scienza».

Uno degli esempi più eclatanti di come un paladino della scienza possa combinare disastri ci viene offerto proprio da un filosofo della scienza, tra i più bravi nel suo campo, come Telmo Pievani. Evoluzionista convinto, ha scritto libri meravigliosi di alto livello, non meramente divulgativi (nota 3). Incredibile a dirsi, è riuscito a fare di un – per quanto scaltro – antidarwinista qualunque come tal Enzo Pennetta, professore di Scienze naturali in un liceo cattolico romano e curatore di un blog, una figura di rilievo nel dibattito di una pretesa «critica scientifica» (questo il nome del suo blog).

Una lettera, nel 2013, di ben dodici pagine al signor Enzo Pennetta (nota 4), in cui Pievani si cimenta a fare il pelo e il contropelo a tutte le sue affermazioni antidarwiniste e antiscientifiche si conclude, in tono intimidatorio, così: «dopo questa lettera, se compariranno altri insulti, altre insinuazioni o altri travisamenti intenzionali del mio pensiero non sarò più io a rispondere ma i miei legali». Ed è di quest’anno un corsivo, sempre di Pievani, su La lettura del 10 marzo (nota 5) che si rivolge a Carlo Freccero, direttore del 2° canale RAI, per invitarlo a non dare spazio «alla presunta informazione dissidente di certi blog sedicenti ‘alternativi’» perché «non è pluralismo dare spazio nel servizio pubblico a chi vende patacche. Nemmeno in terza serata». La risposta dello stesso Freccero non si fa attendere e il 12 marzo nelle pagine culturali del Corriere della Sera ha gioco facile, come era prevedibile, a stigmatizzare l’assunto di Pievani sulla pericolosità delle bufale nella rete: «Internet non è in grado di confutare la scienza ma può, a pieno titolo, confutare le bufale di qualsiasi natura e specie, molto più di un testo scritto che deve per forza abbracciare una tesi data» (nota 6) insomma stia sereno Pievani: il privilegio di diffondere bufale, la storia ce lo insegna, non è né un flagello moderno né una prerogativa della rete, anzi…

È certo che Enzo Pennetta si dev’essere fregato le mani dalla contentezza; sbeffeggiare i guru della scienza, quella casta così saccente ed esclusiva e, al contempo, potersi ergere a paladino dell’antidogmatismo e della libertà di pensiero. Un gran bel regalo a gente che si inalbera e grida all’intolleranza se qualcuno li definisce negazionisti a proposito di un altro dogma da demolire: quello del clima, per poi usare con il massimo della disinvoltura l’espressione “colorita” di gretini (nota 7). Non sono certo questi, che negano – in modo furbo quanto ipocrita, l’evidenza di ciò che le loro opinioni (per altro comunque legittime) esprimono – i referenti a cui occorrerebbe mostrare un’altra versione della scienza, come auspicato da Latour. Piuttosto è a quel movimento, spontaneo e ribelle, in tutte le sue sfaccettature, belle o meno belle che ci possano apparire (a seconda del nostro orientamento politico insomma) a cui bisogna saper guardare.

Quelle resistenze a una medicalizzazione della vita sempre più intrusiva e pervasiva, ad esempio (nota 8). Ma anche, riguardo la questione climatica, il tentativo di far passare la ribellione dei gilets jaunes per una rivolta antiecologica tout court o perfino nel campo più prettamente affine al religioso come quello antidarwinista ma che non vuole necessariamente essere confuso col creazionismo, e che svela con la sua esistenza tutte quelle contraddizioni di una scienza ufficiale che rischia di essere vista come quella che si fa forte con i deboli (le sette ad esempio) e debole con i forti (le religioni riconosciute).

E, per concludere con Latour, non possiamo non concordare che è proprio dagli scienziati che viene «una pessima difesa della scienza – la scienza come razionalità inattaccabile» – e che anche se «oggi potrebbe essere tardi» e per quanto difficile sia «dobbiamo aiutarli» comunque.

Nota 1: ne abbiamo già parlato in “bottega” qui: http://www.labottegadelbarbieri.org/ci-salvera-la-scienza/?fbclid=IwAR03tHFCRw-T1EZfJ9FZWHj-YgawiPEvjfXMHwPsMJR48HLbqVDiwT5-sX4

Nota 2: https://www.iltascabile.com/scienze/latour-scienze-intervista/?fbclid=IwAR0pO0zw1RMWpcLF2KS9ICPtSoe8FErlY-GdsCLEsImv7TKJ2Iay5dLFPuQ

Nota 3: http://www.labottegadelbarbieri.org/telmo-piovani-ora-e-tempo-di-mettere-mano-al-tempo/

Nota 4: https://pikaia.eu/wp-content/uploads/2014/10/411.pdf

Nota 5: https://www.corriere.it/la-lettura/19_marzo_12/carlo-freccero-pesca-sottobosco-46aa0d12-44a2-11e9-b3b0-2162e8762643.shtml

Nota 6: https://www.corriere.it/19_marzo_12/carlo-freccero-datemi-ascolto-solo-web-smaschera-bufale-3bf3ea44-44bd-11e9-b3b0-2162e8762643.shtml

Nota 7: nei commenti qui: https://www.enzopennetta.it/2019/07/la-scomoda-verita/

Nota 8: vedi a tal proposito il dibattito sui vaccini da parte di Medicina Democratica, piuttosto che di Guido Viale sul quotidiano il manifesto; presenti anche in “bottega”.

TUTTE LE IMMAGINI SONO DI GIULIANO SPAGNUL

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Tutte le cose umane sono fragili, ipotetiche e assolutamente non risolutive. Anche la scienza come la fede.
    Non credo a nessuno e a nessuno mi affido. Aspetto la verità, la verità vera.

  • giuseppe callegari

    La scienza celebra l’empirico e il dimostrabile, poi, però, adora la razionalità come infallibile dio, dimenticando che il percorso di molte scoperte è state casuale e perché no, irrazionale e creativo.

  • nicoletta folli

    Salveremo la scienza se prima riusciremo a salvare la scuola e l’informazione
    La scienza è uno degli strumenti attraverso i quali si può esercitare il potere: distorcemdola, mistificandola, piegandola a fini immorali. La conoscenza, la critica, la falsicabilità e la consapevolezza di limiti, attuali e potenziali, la possono porre in un gradino distinto dalla teologia e dalla ideologia.
    L’atteggiamento scientifico per eccellenza è quello che riconosce nello studio e nella pratica, interrogandosi, la “singolarità” e ammette senza dogmi di seguire prassi.
    Senza isolarsi nel sapere perfetto. ed elitario.

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