Sandro Portelli: grazie di tutto compagno Giap

Il meglio (FORSE) del blog-bottega /260…. andando a ritroso nel tempo (*)

Il suo nome ha ritmato i passi di un paio di generazioni: «Giap – Giap – Ho Chi Minh». Anche di queste cose è fatto un mito: un nome che diventa suono e un suono che si rende autonomo dalla materia a cui si riferisce. Adesso che arriva la notizia della sua morte, a 102 anni, tanti di quelli di noi che scandivano il suo nome nei cortei […] sono quasi sorpresi dal fatto che non si era dissolto insieme a quelle sfilate.

Giap-Giap era il suono di un sogno e di un mito che era una persona e una storia. Era vivo, anche se dopo tanto tempo non sapevamo più se lottava insieme a noi o se noi lottavamo ancora insieme a lui.

Il Vietnam è stata una delle ultime volte in cui potevamo pensare di sapere da che parte stare, chi aveva torto e chi aveva ragione.

[…] La sua morte lo riconduce dal mito alla storia, gli restituisce per intero il suo nome. La sua lunga vita ha attraversato tutto il secolo breve e gli ha dato forma. E’ stato un secolo in cui spesso i deboli hanno osato sfidare i potenti e qualche volta hanno vinto. Per questo i vincitori di oggi vogliono ossessivamente esorcizzare il Novecento. Ricordare Giap, sapere che è esistito […] ci aiuta a non pentirci e a essere orgogliosi del nostro tempo».

 Sono alcuni stralci dell’articolo che Sandro Portelli ha pubblicato oggi, con il titolo «La mia generazione e il rap Giap-Giap» su «il manifesto».

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché oltre 17mila e 700 articoli (avete letto bene: 17 mila e 700) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. Con l’inizio di settembre però stiamo per terminare questo (forse) “meglio”. Domani ultima puntata … ma presumibilmente ci rivediamo la prossima estate. [db]

 

La Bottega del Barbieri

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