Sardine atlantiche, sardine mediterranee e…

… e altre specie ittiche
di Benigno Moi


L’etnografo esperisce lo stupore dell’incontro, la novità. Stare con le persone, mangiare con loro, dormire con loro, parlare, ridere e piangere con loro… In questo modo non esistono più “loro” ma famiglie o singoli individui con cui si condivide un percorso di conoscenza. Si condivide uno spazio-tempo in cui si moltiplicano le balene, ossia quegli elementi ponte che ci fanno passare da una categoria all’altra: le balene sconfiggono i confini. Da “Le balene sconfiggono i confini” di Sabrina Tosi Cambini, in «Cambio Rivista delle trasformazioni sociali», numero 3, 2012.


Sono uno di quelli (tanti?) che non ha un’idea precisa e definitiva sul fenomeno delle ”sardine”; e sono uno di quelli (pochi?) che non sono dispiaciuti del fatto di non averci tale idea precisa e definitiva.
Sento talmente la schiavitù del dover avere, e avere subito, una mia idea su qualsiasi cosa o avvenimento intorno a noi, vicino o lontano nello spazio, che lo stare ancora lì a cercare di capire, a non esprimere giudizi affrettati e totalizzanti, a dirmi un onesto “boh, non lo so” … mi rasserena, mi fa sentire come quando si mettono i piedi sopra su un sasso ben stabile mentre stiamo guadando un torrentello. Non sono arrivato ma mi do un attimo per pensare e capire dove poggiare il prossimo passo.
Perché ho alcuni punti fermi ma anche alcuni dubbi.
I punti fermi sono sicuramente l’origine spontanea delle prime uscite, nate per organizzare in pochi giorni una mobilitazione di cui si sentiva la necessità ”fisiologica”. E per provare a riempire un vuoto difficilmente negabile, più spaventoso e angosciante della paura di fallire nel chiamare a raccolta abbastanza gente da rendere credibile la figura evocata: le sardine pigiate dalla sproporzione fra il loro numero e lo spazio scelto per incontrarsi e contarsi. Sono sicuramente la voglia di esserci in prima persona senza delegare altri a farlo; vedere in faccia, da vicino e in reale, altri che condividono almeno parte delle nostre tensioni, indignazioni, volontà di ribellione a uno stato di cose triste e preoccupante. Occasioni d’incontro, confronto e conoscenza, realizzazione di reti e legami. Il che è comunque buono e fertile.
I dubbi sono in parte alcuni richiami generici a una ecumenicità che rischia di non cogliere origini e cause degli stessi fenomeni che si vogliono contrastare; la fragilità e temporaneità di campagne simili che divengono anche, se non soprattutto, fenomeno mediatico e quindi, come un cane che si morde la coda, destinato a creare un’altra forma di delega: non più delega al gruppo/partito/organismo già strutturato, ma delega al fenomeno bell’e pronto anche nei suoi simboli, mediaticamente già collaudato, replicabile in ogni angolo del Paese e ovunque ci siano italiani insoddisfatti della piega degli eventi nostrani.
Ma i dubbi – meglio le paure e l’indignazione – vanno soprattutto verso chi da subito vorrebbe catalogarli e definirli, fagocitarli e utilizzarli, ricondurre entro le proprie istanze spesso impotenti e fallimentari. E anche, per contrappasso, verso chi stigmatizza e condanna, sempre a priori e per “partitino” preso.
Quindi – per quanto mi riguarda e per quanto vale – tanto di cappello a chi è riuscito a creare mobilitazione per eventi specifici (il contrasto a momenti dell’infinita campagna elettorale/campagna di conquista di Matteo49milioniSalvini) con scarsi mezzi e buon fiuto dei bisogni latenti di tanta gente.
Poi, da tale fenomeno, potranno venirne fuori tante cose, anche diverse fra loro. Che vanno oltre la volontà di contrastare il populismo fascista di Salvini, oltre la paura di una nuova/vecchia destra rampante e pericolosa; o semplicemente morire nel giro di poche settimane, per stanchezza o perché “poi arrivano Natale e Capodanno”…


Fra i tantissimi e significativi epigoni della manifestazione bolognese che ha dato il via al tutto segnalo quello delle Sardine Atlantiche, partite da New York e in espansione in varie parti degli Stati Uniti. Un po’ perché, nonostante la lontananza, ne ho seguito meglio la genesi per via della conoscenza con una delle promotrici, che fra l’altro ha passato parte della scorsa estate come volontaria nel campo profughi Moira a Lesbo; un po’ perché la temerarietà di promuovere un evento in un posto così lontano e, contrariamente alle apparenze, non facile, vista la prevalenza di una consistente componente retriva nella comunità di emigrati italiani negli Stati Uniti; un po’ ancora – molto – perché il loro logo grafico (al di là del significato simbolico e storico del pugno chiuso) è uno di quelli che sono riusciti a non appiattirsi pericolosamente nell’immagine delle sardine ordinatamente pressate. Immagine voluta, e all’origine del nome stesso ma che, visti gli sviluppi e l’evoluzione del movimento, rischia di richiamare troppo le volontà di inscatolamento che troppi sognano e auspicano. Preferisco l’immagine delle sardine unite che formano massa vincente o comunque in grado di contrastare i ”pescecani” (l’immagine, legata allo slogan «l’unione fa la forza», dei pesciolini che si rivoltano assieme formando un solo pescione che mette in fuga il “cattivo” è legata alla mia formazione politica da ragazzino). O quantomeno quello del banco di sardine che fluttua libero nell’acqua, assumendo forme nuove e non prevedibili.


Quindi, senza illusioni ma senza puzza sotto il naso, sta anche a chi pensa di avere una storia dignitosa dentro i movimenti capire e prendere quanto di buono può venirne, e dare quanto di buono pensa di poter dare.
Anche per questi motivi, pur avendo rifiutato gli svariati inviti di amici, compagni e conoscenti ad iscrivermi al gruppo delle Sardine sarde in Movimento, segnalo che sabato 7 dicembre 2019, alle 19 in piazza Garibaldi a Cagliari, ci sarà il flashmob delle “sardine cagliaritane”. Con lo slogan «usciamo dalla rete-Cagliari si sLega», e all’ombra sempre rassicurante della nota frase di Gramsci «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo, organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».
Sinnai, 2 dicembre 2019


Pagina FB Sardine Atlantiche
https://www.facebook.com/SardineAtlantiche/
Rassegna stampa sul flashmob di New York del 25 novembre e sulle sardine Atlantiche:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/26/a-new-york-arrivano-le-sardine-atlantiche-e-anche-nella-grande-mela-qualcosa-e-cambiato/5579445/?fbclid=IwAR33KUw-oAn-bqB5LKq1uz3cp4OVgGoyqXEj3D77Q3atR0jtcSVdFBzxxeM

Le Sardine si ritrovano a New York: a chiamarle a raccolta una giovane sarda


https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/24/news/dalla_professoressa_alla_gelataia_ecco_le_sardine_atlantiche_-241849224/?refresh_ce
https://ilmanifesto.it/le-sardine-atlantiche-nella-grande-mela-populismo-e-intolleranza/
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Dal-blocco-della-pagina-Facebook-alla-manifestazione-oltreoceano-debuttano-le-Sardine-a-New-York-f4316336-620a-4411-9e7e-4a093eadd8b1.html#foto-6
Logo sardine atlantiche: Sergio Ricciuto Conte https://www.facebook.com/sergio.ricciuto

Sull’evento di Cagliari https://www.facebook.com/events/739315083217964/

Benigno Moi

3 commenti

  • Il giro del mondo in 80 sardine…
    Join us on Sunday, December 8th, at 1:30pm at The South Beach Cafè to sing inspiring songs and to make Sardines art in preparation for our Dec 14th event! Bring Art supply and get a great cup of Italian espresso with us!
    Here are the songs we will sing if you want to prepare:
    Come è profondo il mare (Lucio Dalla)
    We shall overcome
    Bella Ciao
    San Francisco
    We all need more kindness
    (other suggestions welcome)
    https://www.facebook.com/6000sardine/
    #6000sardine
    #civilrights
    #sardinepacifiche
    https://www.facebook.com/events/2790489867637934/
    Siamo tutti antifascisti: https://www.facebook.com/SardineAtlantiche/videos/2531530450456226/?hc_location=ufi

  • La Bottega del Barbieri

    “Benvenute sardine”: segnaliamo un articolo di Piero Bernocchi.
    Benvenute Sardine
    Un paio di settimane fa, dopo la inattesa comparsa di migliaia di manifestanti, autodefinitisi “sardine”, nelle piazze di Bologna e di Modena, scrivevo alla mia organizzazione queste note, stabilendo anche un parallelo e un confronto tra la sorprendente esplosione “ittica” e le grandi difficoltà che avevamo avuto il 9 novembre scorso, come movimento Indivisibili e Solidali, a ripetere quanto avevamo fatto un anno prima (10 novembre 2018), quando portammo in piazza un centinaio di migliaia di persone contro il razzismo, la xenofobia e le politiche reazionarie e securitarie, fondate su odio e paura, e diffuse a piene mani dal governo Lega-M5S e da Salvini in particolare.

    “Se il riassunto delle iniziative “ittiche”, già programmate, che ci fanno i principali organi di informazione, rispecchiano fedelmente la realtà che si sta creando, sembra che l’ondata “sardinesca” si avvii a dilagare oltre l’Emilia Romagna. In questa regione sabato prossimo l’iniziativa si svolgerà a Reggio Emilia, domenica a Rimini, poi a Piacenza e via via dovunque arriverà il Truce Salvini nelle prossime settimane. Ma sarà molto interessante vedere cosa succederà nelle altre regioni, a partire dalla manifestazione indetta per il 30 a Firenze. E poi se ne annunciano a Milano, Napoli, Genova, Torino, Palermo, Taranto e infine a Roma. In tutte queste situazioni a prendere l’iniziativa sono, fino a prova contraria, “cani sciolti” che navigano sull’onda dei successi clamorosi di Bologna e Modena. Come e quanto si svilupperanno queste iniziative diverrà più chiaro nei prossimi giorni ma mi pare ci siano già elementi inconfutabili. 1) Il primo riguarda il motivo che ci spinse a promuovere, come COBAS e insieme ad altri soggetti politici e sociali, la manifestazione del 10 novembre 2018 e successivamente il Forum Indivisibili e Solidali. E cioè che, seppure razzismo, xenofobia, ossessioni securitarie e tutto l’armamentario della Lega salviniana (e dei FdI meloniani) stavano conquistando la maggioranza degli italiani, esisteva pure una forte minoranza (allora scrissi intorno al 30-35%) che era invece inorridita dal fascistume incombente e dalla cultura reazionaria e fomentatrice di odio verso i più deboli, e che non trovava un modo efficace di dimostrarlo e manifestarlo collettivamente. L’idea di Indivisibili aveva dietro quella consapevolezza. Ed eravamo partiti bene: il successo quantitativo (circa centomila persone in piazza, con l’adesione di più di 500 soggetti politici, sindacali, sociali e culturali) e qualitativo del corteo del 10 novembre dell’anno scorso, lo aveva dimostrato inconfutabilmente. Ma poi, invece di valorizzare quella partecipazione e le tante, anche piccole, realtà locali che l’avevano potenziata e ingigantita, ci siamo fatti incastrare, nostro malgrado e purtroppo, nei soliti e sempre più insopportabili meccanismi gruppettari. E il vistoso calo della partecipazione alla manifestazione del 9 novembre scorso, rispetto all’anno prima, è dipeso, a mio parere, assai più dal meccanismo di preparazione e gestione, passato attraverso mille mediazioni e tic vecchio stile, che dal cambio di governo. Tant’è che, malgrado ci sia il governo con il PD e Salvini sia all’opposizione, se sollecitata diversamente, tanta gente in piazza contro Salvini ci sta andando e, credo, continuerà ad andarci nelle prossime settimane.

    2) A scanso equivoci, però, aggiungo che in ogni caso noi non saremmo stati in grado di far muovere, fosse anche per un pomeriggio, così tanta gente. Perché c’è una differenza fondamentale tra “noi” e “loro”- e uso questi termini per semplificare. Chi va in piazza da “sardina” ha in avversione quanto noi Salvini, il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, la violenza fascistoide, i rigurgiti e le sottoculture ducesche, nazistoidi e antisemite. Ma, nel contempo, vorrebbe poter contare su una sinistra , diciamo, socialdemocratica “classica”, che garantisca la democrazia istituzionale, che difenda anche i deboli e gli ultimi arrivati, che si rivolga ai settori sociali più disagiati e abbandonati da decenni. Insomma, si accontenterebbe di un PD alla Corbyn, alla Suarez+ Iglesias, o simile al modello della sinistra portoghese. E, per restare nei confini nazionali, almeno i non giovanissimi ci metterebbero la firma a riavere il vecchio Pci, anche a “mezzo servizio”. Insomma, a farla breve è gente antifascista, democratica ma non anticapitalista o anti-sistema e non vuole affatto che la sinistra istituzionale venga spazzata via ma che invece faccia (o rifaccia) la sinistra all’interno del sistema esistente, per riformarlo il più possibile e renderlo più giusto ed egualitario, meno corrotto ed efficiente, malgrado questi desideri siano stati frustrati ripetutamente negli ultimi decenni da tutta la filiera PSD, DS, PD.

    3) Dubito che le “sardine” possano spostare significativamente il trend elettorale nazionale (in Emilia Romagna forse) perché, proprio per quanto scritto fin qui, chi va in piazza sa già che al 99% voterà per il centrosinistra e per i partiti attualmente al governo: e d’altra parte i salvinian-meloniani non cambieranno idea vedendo queste manifestazioni. Ma di sicuro la “narrazione” mediatica salviniana ne verrà, almeno in parte, colpita. Infatti, un conto erano le contestazioni, vistose ma drammaticamente minoritarie, che le aree antagoniste hanno svolto nell’ultimo anno (soprattutto durante le elezioni regionali), con Salvini che riempiva le piazze in tutti i paesi dove andava, anche i più sperduti, mentre i “nostri” contestavano ai margini, con numeri ben più ridotti, sfottuti come “sfigati” e “intolleranti” o “violenti” e spesso pure mazziati dalla polizia al servizio di Salvini, finendo per ottenere sovente un effetto boomerang. E tutt’altra situazione è quella che si sta creando a partire dalle piazze di Bologna e Modena, con il vistoso scarto, al contrario, tra piazze stracolme di democratici e antifascisti o di semplici “odiatori dell’odio” e le fughe di Salvini verso le periferie, o chiuso in teatri e palasport o in ristoranti per “cene elettorali”. Poi, come affermò una volta Nenni, capita che a “piazze piene” possano corrispondano “urne vuote”. Però vedere che in piazza la risposta alle politiche reazionarie porta molta più gente di quanto ne attraggano le esibizioni vomitevoli dei Salvini e delle Meloni (che le “sardine” farebbero bene a non trascurare), è comunque evento piuttosto consolante”.

    Questo scrivevo una quindicina di giorni fa. Dopodiché l’ondata sardinesca è effettivamente dilagata ben oltre l’Emilia e Romagna (anche se l’appuntamento elettorale in quella regione continua a catalizzare l’interesse e l’allarme generale della comunità “ittica”), toccando punte di partecipazione particolarmente rilevanti a Firenze (tra ventimila e trentamila presenze, a seconda delle fonti) e a Milano (più o meno cifre analoghe), malgrado la pioggia inclemente abbia accompagnato tutti questi appuntamenti, con gli ombrelli simbolo delle piazze ancor più delle sardine cartacee. Nel contempo, sono partite, a sinistra, le teorie complottiste, non meno fastidiose in genere di quelle degli odiatori di destra, che hanno cercato di dimostrare trascorsi “liberisti” e pro-Grandi Opere del giovane Mattia Sartori (uno dei quattro promotori della prima manifestazione a Bologna) o di sostenere che l’intera operazione è stata partorita a tavolino dagli stati maggiori del PD e di Leu (o, variante minoritaria, dal “cerchio magico” renziano o dal sempre-verde Romano Prodi) e che le piazze, fin dall’inizio, sarebbero state riempite per lo più da militanti dei partiti della sinistra di governo mascherati da “sardine” (tesi che, paradossalmente, invece Salvini non fa propria; e anzi giusto oggi ha affermato che a lui “fa allegria che i giovani scendano in piazza e facciano politica, pro o contro la Lega, perché questo fa bene all’Italia”). Che parecchi militanti o simpatizzanti dei partiti del centro-sinistra siano scesi in piazza con le Sardine mi pare assolutamente ovvio e naturale: d’altra parte in nessuna di queste manifestazioni si è fatto finta di essere un movimento trasversale, per il quale tutti i partiti sono uguali e similmente ripugnanti e respingenti. Guardando le varie convocazioni, chiunque ha aperto una pagina FB, sfruttando la scia di Bologna e Modena, ed ha indicato una qualsivoglia data di mobilitazione cittadina, ha ottenuto risposte di massa. Ma non credo che tale “primogenitura” potrà essere sfruttata (come non poterono farlo i girotondi o il”popolo viola”) per particolari e gratificanti operazioni politiciste , visto che nessuno/a riconoscerà loro particolari meriti (se non, forse, ai primi quattro promotori bolognesi), fermo restando che è auspicabile che tali operazioni non vengano tentate, perché sarebbero fallimentari e sbriciolerebbero il “sardinismo”.
    Ma comunque, a meno di non voler ricadere nel famosissimo apologo del “dito e la luna”, qui la riflessione non deve tanto riguardare chi ha fatto le convocazioni di piazza e i lanci su FB e neanche la militanza PD e soci che si è messa in moto a seguire, ma in primissimo luogo le motivazioni delle centinaia di migliaia di persone che – quando saremo giunti al 14 dicembre, data della manifestazione a Roma che ha assunto carattere nazionale – saranno scese in piazza con le sardine cartacee in mano. Si è trattato e si tratterà, in larga maggioranza, di gente che alle manifestazioni magari non ci andava più da anni, e anche di chi di solito non ci va proprio. E che, per lo più, si sente parte di una generica sinistra democratica, antifascista che “odia gli odiatori di professione”, che “ha il dolce stil novo di una sinistra che non fa paura, che non urla ‘Salvini carogna, torna nella fogna’”. Che non ha paura dei migranti, che non odia gli ebrei o i nomadi, che non ha ossessioni securitarie, che non vuole eliminare i partiti, che non disprezza la politica, anche se di suo magari non la fa o non l’ha mai fatta, che si sente “all’ingrosso” di sinistra, democratico, progressista per quel che può significare, di certo antifascista e che vorrebbe ci fosse una sinistra unita, come insistentemente milioni di persone chiedono da anni, ma dalla parte della giustizia sociale, economica e ambientale. E che, però, non viene ascoltata affatto dalle forze che ancora di sinistra si autodefiniscono. D’altra parte, non c’è imbroglio, mi pare, nelle loro dichiarazioni: e basta leggersi almeno quel “manifesto delle Sardine” diffuso nei giorni scorsi, immagino dal primo gruppo promotore bolognese. Ove si scrive tra l’altro: “Cari populisti, la festa è finita. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini, avete approfittato delle nostre paure e difficoltà, avete ridicolizzato argomenti serissimi, avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete. Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare. Adesso ci avete risvegliato, siamo scesi in piazza, ci siamo contati, abbiamo capito che siamo tanti e molto più forti di voi. Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero, mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola, in quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono pochi, ma ci sono. Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci dalla vostra onnipresenza opprimente e lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola ma non il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”.
    Gente “normale”, appunto, non militanti politici o attivisti a tempo pieno, che in varie piazze si sono dichiarati antifascisti, contro il razzismo e la xenofobia, contro la caccia al migrante e ai più deboli, a favore della più ampia solidarietà e giustizia sociale. Parole, certo, ma piuttosto semplici e piane, prive di retorica facile ed è inutile pretendere che, al contempo, ci aggiungano anche un aperto attacco alla politica del PD e del centrosinistra degli ultimi anni, perché quello è piuttosto il nostro compito, sempre che, con tali piazze, si riesca in qualche modo a interloquire. Qualcuno, per sostenere la strumentalità e l’etero-direzione di queste piazze, ha trovato ben singolare (e in effetti apparentemente lo è) che queste manifestazioni non siano contro il governo ma contro l’opposizione, contro Salvini in primis. Ma il motivo è semplicissimo. Contrariamente a quanto qualcuno aveva sostenuto nelle liste degli Indivisibili e Solidali, non è affatto vero che questo governo, che doveva mettere nell’angolo la destra estrema, abbia sopito la voglia di protestare. Milioni di persone, vedendo all’opera governativa un insulso, cialtronesco e rissosamente suicida, accrocco politico-istituzionale (con i Di Maio e i Renzi in prima fila nell’opera autodistruttiva) hanno avuto ben chiaro che di fatto l’attuale opposizione, la destra estrema di Salvini-Meloni è il vero potere incombente, che, con buona probabilità, potrà avere a breve i “pieni poteri” che Salvini auspicava in estate. Ed è evidente – basta guardare i sondaggi – che le piazze sardiniste non hanno spostato i rapporti di forza elettorale (ad oggi, nei sondaggi, la Lega al 33%, Fratelli d’Italia al 10%, il PD intorno al 18% e il M5S tra il 15 e il 16%). Ebbene, in una prospettiva a breve di tracollo dell’attuale governo e di passaggio elettorale trionfale per l’estrema destra, trovo di un qualche conforto che ci siano centinaia di migliaia di persone (e magari, spero, milioni) pronti a scendere in piazza e a mobilitarsi di fronte alle conseguenze operative di tali “pieni poteri”, insieme alle aree della sinistra antagonista, antirazzista e antiliberista. Alla quale ultima, se saprà finalmente liberarsi dalle sue persistenti tare settarie, gruppettare ed auto-ghettizzanti, potrebbe spettare l’oneroso compito di far maturare in milioni di persone, dotate di spirito democratico, antirazzista e antifascista, anche una prospettiva di trasformazione positiva dell’esistente che sappia fare i conti in primis con i disastri perpetrati dalla sinistra liberista negli ultimi decenni.

  • domenico stimolo

    Domani, sabato ore 18.00, appuntamento a CATANIA, in Pescheria -storico mercato del pesce catanese –
    Fontana dell’Amenano / Piazza Duomo

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