Sawyer oltre il cielo e db verso il gabbio?

1 «La vendetta dei Quintaglio»;  2 Chiedo scusa (agli eredi di) mister Clarke; 3 in arrivo “piatto ricco”

di db

1) «La vendetta dei Quintaglio»

Avviso per chi in edicola sbirciasse il numero 1671 di Urania. Non ti piace il titolo? Trovi brutto il disegno e/o detesti tutto ciò che somiglia ai sauri? Non ti convince la quarta di copertina? Eviti sempre di leggere il volume finale di una trilogia? Da sempre hai odiato il Canada? L’unico Sawyer buono era Tom? Beh, non entro nel merito delle tue ragioni ma se ti perdi questo libro sei uno stronzo (o una stronza). Sto parlando di «La vendetta dei Quintaglio» – 236 pagine per 6,90 euri, traduzione di Annarita Guarnieri – che chiude con inaspettati e meravigliosi caleidoscopi una trilogia fiacchetta o comunque non all’altezza del miglior Robert Sawyer. Puoi leggere questo libro anche se non conosci i primi due, tanto più che Urania ci ha messo un ventennio per pubblicarli, oltretutto a un ritmo insensato più che lasco: due anni fra il primo e il secondo, 4 mesi per il terzo (*).

Qui si parte con un gran ritmo e praticamente la trama non molla mai. Come capita con i migliori libri ci si innamora dei personaggi e si fa il tifo.

Vi basta?

Il titolo originale non parla di vendetta: infatti è «Foreigner. The quintaglio Ascension Trilogy».

Poco vi dirò (al solito) della trama: dopo le rivoluzioni di Galileo e di Darwin c’era da aspettarsi Einstein ma forse mister Freud gli ha teso un agguato, magari con l’aiuto di Yuri Gagarin, o comunque… vedrete voi. Di certo c’è un lungo esercizio di psicoanalisi (classica) da incorniciare.

Citabili? Un mucchio di robette.

Le 5 W – Who, What, When, Where, Why – del giornalismo non bastano e qui (pagina 73) salgono a 8, complicazioni incluse. La torre che dovrebbe crollare e invece (pagg 100-102). «Si chiese se gli altri avessero una parola per dire guerra» (pag 107). «Noi siamo veleno»: vedrete voi dove e perchè. Più una divertente descrizione degli esseri umani (pag 159) visti dagli alieni. Ma è tutto bello ‘sto romanzo. Pur se resta qualche punto non del tutto chiarito. Le ultime 4 pagine mi sembrano un po’ inutili… a meno che il perfido Sawyer non voglia (in vecchiaia?) allungare la trilogia

(*) qui le mie precedenti, tiepide recensioni: Anche fra i sauri non è facile esser Galileo e Marte-mix: ultimi Urania ma anche… mentre in Oggi sto con i sauri intelligenti e … si diletta Fabrizio Melodia.

2) Chiedo scusa agli eredi di mister Clarke

Dunque un Marte-dì fa (in termini terrestri 7 giorni) parlando di Arthur C. Clarke avevo quasi promesso di mettere in “bottega” un brevissimo racconto e anzi (con tono da bullo) annunciavo che ne avrei stampato – a mie spese – almeno 5 mila copie da distribuire in giro perchè nell’ultima riga… Per la serie: ci sono ragioni e passioni che il diritto d’autore non contempla. In un commento gentile (forse un filino iellatorio) Silvio Sosio mi sconsigliava: «Se poi il racconto a cui ti riferisci è di Clarke, aspetta ancora un paio di mesi, perché le arance da mandarti non sono ancora di stagione».

Mumble mumble.

Carlo mi consiglia di procedere: «io ho fatto volantinaggio della Sentinella di Brown». E la tradizione della rivista «Un’ambigua utopia» (vero Giuliano?) mi spingerebbe a ignorare le minacce.

Epperò-perom-perompompero-però un amico di Claud’io scrive: «se insieme al racconto pubblicate anche una recensione o una critica potrebbe aiutare a beneficiare dell’eccezione dell’art 70 legge 633/1941, che recita: “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali”. Penso che questa eccezione sia pensata più per brevi citazioni e riassunti, ma essendo un racconto molto breve che va letto tutto per poterlo apprezzare, secondo me potreste sostenere che per poterlo citare ai fini di critica o discussione dovete citarlo per intero».

Allora qui in “bottega” meglio un attacco diretto agli eredi di mister Clarke oppure una presa per il culo (cioè riassumo il racconto e svelo il finale)? Sono indeciso e dunque mi affido a un piccolo referendum. Ditemi voi e io fra 7 giorni porterò avanti il “programma della maggioranza” (bella questa, mò me la segno).

PS – Se comunque andasse malissimo e gli eredi di mr Clarke mi spedissero al “gabbio” in primo luogo conto sulle arance di Silvio Sosio e poi vorrei fare al giudice questo discorsetto (già accennato una volta in “bottega” quando spiegavo perchè non guardo la tv): “vostro onore o come si dice, ho sbagliato ma per amore. Considerata l’età avanzata e forse le attenuanti generiche (o come si dice) chiederei una cella con disponibilità a tenere libri oppure con un televisore sintonizzato sul campionato di basket Usa e sui Simpson. Questo mi aiuterebbe nella (come si dice?) riabilitazione. In tutti gli altri casi (o canali) mi appello ad alcun*** amic*** fidat*** nella galassia accanto che ve la faranno pagare carissima”. Niente tono da bullo ma fondate possibilità di “facinorose” amicizie extraterrestri?

3) In arrivo “piatto ricco”

Una buona notizia: dal 19 ottobre arriva in libreria «La chiocciola sul pendio» dei fratelli (Arkadij e Boris) Strugackij. Non perdetelo.

Un’ottima notizia; a novembre Urania rimanda in edicola «Ultima Genesi», per me uno dei migliori 20 libri nell’intera storia del genere detto fantascienza. Spero che stavolta Mondadori si degnerà di darci anche i due seguiti.

BREVISSIME NOTE SUI DUE FRATELLI E SU OCTAVIA

Non so bene perchè (dev’essere colpa anche mia) ma in “bottega”dei fratelli Strugackij c’è poco – L’universo omeostatico ma anche… – però se digitate Strugatzki (ah, i labirinti della traslitterazione dal cirillico) saltano fuori È difficile essere un dio – Arkadi e Boris Strugatzki e ben due post sui film che ne sono stati tratti. Meglio che niente.

Su Octavia Butler invece in “bottega” c’è qualcosina in più (mai troppo). Potete partire da qui I viaggi temporali di Octavia Butler e il razzismo permanente e proseguire con «Seme selvaggio» di Octavia Butler (di Giulia Abbate) oppure con I vampiri mai visti oppure con Octavia Butler e l’Afrofuturismo: oltre la fantascienza (articoli di Nemi e Jazelle Hunt).

PS: se qualcuna/o mi chiederà «ma la recensione di Zelazny?» – o cose simili – io risponderò: «ma che devo fare tutto io? già sudo abbastanza, aho».

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Io, per puro egoismo, sono a favore del riassunto.
    Se ti arrestano, chi si occuperà del marte-di?
    Clelia

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