Sciopero delle donne, ancora 17gg

Nel rammentare la scadenza del 25 novembre, data dello sciopero delle donne di cui qui sotto forniamo le coordinate, riproponiamp il bel post di Gioconda Belli (Nel Paese delle donne) uscito il 2 agosto 2011 su questo stesso blog.

v edi: http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/08/02/gioconda-belli-nel-paese-delle-donne/

Mauro Antonio Miglieruolo d’intesa con Daniele Barbieri

Per maggiori informazioni andare ai link:

===sciopero

http://www.scioperodelledonne.it/

http://scioperodonne.wordpress.com/

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Si può aderire allo “sciopero” scrivendo a scioperodonne2013@gmail.com

Le sparano in «un pomeriggio ventoso e fresco di gennaio». La presidentessa Viviana Sanson, al secondo anno di mandato, ha appena terminato di parlare per «il Giorno dell’Uguaglianza in ogni Senso, che il governo del Pie ha aggiunto alla lista delle festività». La sigla Pie sta per «Partido de la Izquierda Erotica» ovvero Partito della sinistra erotica ma rimanda anche al piede, alla necessità di mettersi in cammino.

Siamo a Farguas, un Paese immaginario dell’America latina, dove l’impossibile è avvenuto: una lista di sole donne ha vinto le elezioni. Ma adesso, a un anno dal “miracolo”, Viviana è in coma: può salvarsi? Senza di lei la rivoluzione si fermerà?

Ovviamente sarei un malfattore se vi rivelassi il finale, anzi i molti finali che si accavallano.

Il romanzo «Nel paese delle donne» (Feltrinelli) di Gioconda Belli – poetessa, scrittrice e militante nicaraguense – si muove su tre direttrici e differenti stili di scrittura: in un tempo presente la vita a Farguas continua con la ministra della Difesa che deve trovare il killer e snidare i mandanti mentre il Pie fa i conti con emozioni, paure e manovre scatenatesi nel Paese; nei «materiali d’archivio» invece chi legge incrocia testimonianze sull’attentato, volantini, un editoriale (ovviamente inventato ma verosimile al massimo grado) del «New York Times», blog, giornali ma anche le indagini di Josè de la Aritmetica Sanchez, venditore ambulante di granite; nel terzo livello – il più segreto – si aggira Viviana, «sembra un magazzino» ma gli oggetti le sono familiari, «tutte cose che ricorda di aver perso e mai più ritrovato, come sono arrivate qua? Che cosa significa?».

La maestria di Gioconda Belli è di intrecciare con semplicità suprema questi tre livelli di scrittura, di affidarsi a pochi e memorabili protagonisti, di non cadere nella retorica, di lasciare sino all’ultimo nel dubbio (tornerà Viviana dal «magazzino»?) e di riservare un finale aperto. Una vera utopia deve mantenersi ambigua suggerisce Odo, la rivoluzionaria nonviolenta che Ursula Le Guin ci fece conoscere nel romanzo «I reietti dell’altro pianeta» e in alcuni racconti (su tutti «Il giorno prima della rivoluzione») a esso collegati.

Fra i co-protagonisti c’è anche il vulcano Mitre. La lunga eruzione ha oscurato il cielo per giorni ma l suo fumo ha anche «ridotto il livello maschile di testosterone». Una parola così difficile che quasi nessuno a Faguas riesce a pronunciarla ma tutti intendono le sue conseguenze… indurre «una mansuetudine maschile mai vista prima di allora», una «sonnolenza» – anche sessuale – in tutti gli uomini del Paese.

La mansuetudine (temporanea? permanente?) da sola di certo non basta. «L’educazione alla libertà è tutta in salita» riflette Martina («220 volt di energia» in un Paese che funziona a 100) promossa da Viviana a «ministro delle Libertà incondizionate, istituzione dedicata a promuovere leggi, comportamenti, programmi educativi e tutto il necessario per inculcare nella società il rispetto per la libertà degli uomini e delle donne».

Fra le più discusse riforme volute dal Pie c’è quella «di esibire gli stupratori sulla pubblica piazza, chiusi in una gabbia», un’idea di Eva Salvatierra che ora guida il ministero della Difesa. Subito le autorità ecclesiastiche e le alte cariche politiche criticano questa decisione, la tacciano di vendetta. Ma le donne si sollevano in massa e chiedono perché prima hanno ignorato «una epidemia silenziosa e mortale» di violenza contro le donne.

Non è un pranzo di gala la rivoluzione del Pie e il misterioso attentatore potrebbe non essere un pazzo isolato ma l’ultimo anello di una catena politica. Forse dietro c’è l’ex presidente? Oppure un ex magistrato, Roberto Jimenez, che Viviana (quando ancora era una giornalista) fece incriminare per «un traffico di minorenni a fini di sfruttamento sessuale»?

La rivoluzione del Pie sa essere dura con gli stupratori e decisa nell’imporre che per 6 mesi tutti gli uomini dell’amministrazione pubblica siano a casa per essere sostituiti da donne e per imparare cosa vuol dire lavori di cura. Ma il Partito della sinistra erotica è anche sorprendentemente dolce, i suoi programmi si basano sul «progetto felicità».

Il pendolo del Pie: determinazione e coraggio da una parte, allegria e fantasia dall’altra. Lo stesso pendolo oscilla in tutto il romanzo: la vita durissima di Martina (che poi si chiamerà Juana De Arco) si alterna con Viviana che riscopre un erotismo allegro; lo scontro sulla Legge dell’aborto inevitabile da un lato e dall’altro un concolrso morbido come Quartiere pulito o l’ironico reality show con la telecamera a riprendere gli uomini (a casa per 6 mesi) «nelle loro case mentre si occupano dei figli e si dedicano alle faccende domestiche». Chi passa su codesto blog forse ricorderà che anche Maria Rosaria Baldin mesi fa aveva proposto un reality show del genere.

Emir è l’ultimo amore di Viviana. Un pendolo anche lui: fra stima e ammirazione per la rivoluzione del Pie e una ferma, razionale convinzione (o pregiudizio?) che la rivoluzione non può «lasciare gli uomini in panchina». Alle obiezioni di Viviana, così replica Emir: «Ti rispondo con la frase migliore di Henry Kissinger: “Non può esserci battaglia tra i sessi perché c’è troppa fratellanza con il nemico” […] Cosa ci guadagnerai?».

Prima di andarsene, sbattendo la porta, Viviana gli risponde: «Sai cosa ci guadagneremo? Fiducia in noi stesse».

Un romanzo «femminista»? Come dice, a proposito del Pie, la presidentessa Viviana esistono così tanti femminismi che bisogna definire prima di cosa si sta parlando.

Sovversione politica mascherata da fiaba? Anche. E certe idee della presidentessa Viviana – su asili, scuole, condivisione, fiori e foreste ma anche sull’erotismo – dovrebbero essere al centro delle nostre discussioni quotidiane se vivessimo in un mondo che non ha paura a interrogarsi nel profondo.

«Realismo magico» si sarebbe detto circa 40 anni fa e, se si vuol prendere a riferimento quell’etichetta, il romanzo di Gioconda Belli non sfigurerebbe accanto a Garcia Marquez, Scorza, Loyola de Brandao o Guimares Rosa. «Nel Paese delle donne» si inserisce altrettanto bene nel filone dell’utopia o della migliore fantascienza; in certi passaggi l’autrice oscilla fra l’ironia corrosiva del miglior Sheckley e la sovversione politica della prima Le Guin.

Ma su codesto blog non si venerano le etichette: «Nel Paese delle donne» è un gran romanzo a prescindere. Commovente e ben scritto, necessario senza cadere nella retorica.

L’immaginaria Viviana Sanson si incontra con Robin Morgan o le altre donne che si battono nel mondo reale, come raccontano spesso, su codesto blog, Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo o altre.

E si potrebbe prendere un temporaneo distacco da lei ascoltando il brano di un suo discorso.

«Non par vero che nel XXI secolo si discuta ancora di socialismo o capitalismo o crisi economica, quando non ci accorgiamo che non è ancora risolto il problema della violenza e degli abusi che si consumano nelle case. […] Il destino dell’umanità non è ancora stato scritto, perché noi donne non ci siamo ancora pronunciate. […] Noi vogliamo un altro mondo, vogliamo evitare che l’umanità si autodistrugga».

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

  • Daniele, sicuramente sei un’ esperto in fantascienza e,a quanto dici, Miglieruolo è un ottimo scrittore, sempre di fantascienza.
    Ma in fatto di comunicazione?
    Ripetere un concetto: si diventa logorroici.
    Informare ogni giorno circa lo stesso avvenimento, sicuramente riempie il blog, ma alla fine stanca, annoia.

    • caro Francesco, l’idea di Mauro Antonio Miglieruolo di ricordare ogni giorno “lo sciopero delle donne” e di farlo ogni giorno con un post o un link diverso (una fatica non indifferente) a me è parsa splendida, oltre che utilissima e mi auguro sia copiata da altre/i. In blog lo abbiamo già fatto: per lo soiopero dei metalmeccamici, in un momento difficile, per la giornata della poesia, per il 25 aprile. Sì il blog è molto pieno ma a me pare sempre con post di qualtà. Poi ovviamente ci sono punti di vista diversi ma questo è il bello. (db)

  • Il blog non ha bisogno di essere riempito. E’ già fin troppo pieno di suo. La presente serie non ha altra funzione che quella di informare e sensibilizzare. Se otterrà di procurare anche una sola adesione in più allo sciopero della donne, io personalmente mi riterrò soddisfatto. Non ritengo che Daniele la pensi diversamente.
    Mi spiace per la tua noia, ma l’obiettivo di sostenere una preziosa iniziativa quale quello dello sciopero del 25 novembre, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione, fa agio su qualsiasi altra considerazione. L’utilità vera di un mezzo (esempio, un blog) sta nei fini che persegue e nella tenacia ed efficacia con cui li persegue, non nello strumento in sè.

    Mauro Antonio Miglieruolo

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