Sco-data: 6 maggio 1527 – Il Sacco di Roma

di Mauro Antonio Miglieruolo (*)

Il 6 maggio 1527 i Landsknechte (compagni di paese), termine modernizzato in Lanzknecht (con riferimento alla picca, arma distintiva dei soldati), mercenari dediti al brigantaggio, entrano in Roma e con la loro entrata ha inizio una delle più atroci tragedia della storia.

Lanzichenecchi

Lanzichenecchi

Contribuiscono a determinarla le inefficienze dell’esercito federato (Venezia, Firenze, il Papa e Francia), che avrebbe dovuto difenderla, quelle degli stessi abitanti e soprattutto le carenze di Clemente VII, la cui avarizia accentuò, nel periodo cruciale dell’avanzata lanzichenecca, le debolezze della difesa romana con il licenziamento di parte della truppe. L’insieme di queste inefficienze, a cui si deve aggiungere la malaccorta condotta della guerra da parte di Papa Clemente, resero possibile la rovinosa irruzione degli invasori. Che non furono solo invasione di truppe tedesche, e delle peggiori, ma anche iberiche e italiane, che entrando in Roma entrarono subito in concorrenza tra di loro a chi ne combinava di peggiori, finendo poi con il venire alle mani per la divisione del bottino.
05maggio-arte-c1Al flagello dei Lanzknecht, dei tercieros spagnoli e degli italici che si erano uniti alle truppe imperiali, seguirà quello della peste (la cui origine è attribuita alla presenza di troppi cadaveri insepolti). Sarà l’unica forza a opporsi decisamente agli invasori che, colpiti anche loro nella medesima misura degli abitanti, il 10 luglio saranno costretti a lasciare la città.
Vi ritorneranno il 25 settembre per riprendere il saccheggio. L’occupazione durerà fino a domenica 16 febbraio 1528, quando i tercieros spagnoli e la cavalleria italiana si allontaneranno alla volta di Napoli; seguiti il giorno dopo dai tedeschi. Il Papa ha giù provveduto a fuggirsene l’8 dicembre, dopo mesi di prigionia, travestito da servitore. Vi ritornerà solo il 6 ottobre 1528, trovando una città distrutta e gli abitanti dispersi.
Bisognerà aspettare l’invasione giapponese della Cina e il sacco di Nanchino per assistere a qualcosa di analogo. Assassini, torture, ricatti, spoliazioni che dureranno settimane e lasceranno la città prostrata.
05maggio-capture_the_hill__battle_of_wimpfenTutto questo grazie anche alle ambizioni di rifondare un impero universale nutrite da Carlo V, cinico e spietato come in genere sono i sovrani; e alla sete di potere temporale da parte dei rappresentanti del potere “spirituale” che è all’origine di tutte le disgrazie italiane. Di cui il sacco di Roma è una delle tante.
Trentamila sono gli abitanti perduti da Roma durante quel periodo (sembra si tratti dei 4/5 dell’intera popolazione). Molti sono morti, altri sono scappati. Non sarà facile per il Papa farli ritornare.
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Si dice che la Chiesa sia sempre stata con il potere e per il potere (l’esserne parte). Occorre aggiungere che, nonostante la implicita Costituzione del Vaticano, i quattro vangeli, suggerisca l’obbligo di adottare comportamenti da uomini di pace e non di guerra, o quantomeno di consigliare sempre e comunque la moderazione, fornendo se necessario il buon esempio, finché non è stata privata del potere temporale, il potere ecclesiastico ha spesso e volentieri fornito il cattivo e il pessimo esempio. Su tutto spicca il senso di irresponsabilità nei confronti dei sudditi che è tipico di ogni dispotismo (incluso quello “democratico”), senso che può essere riassunto nel non tenere in debito conto le conseguenze sulle popolazioni che possono derivare dalla propria condotta. Si può capire come l’ambizione, l’avidità, la crudeltà e il cinismo possano portare costoro a fomentare guerre (stiamo parlando di uomini di potere, uomini addestrati e adusi all’agire criminale: Re, Principi, Imperatori, Papi, Capitalisti, Cancellieri, Uomini d’acciaio ecc.); non si può assolutamente comprendere la leggerezza con la quale a volte agiscono: con la quale dispongono (anzi, dilapidano) vite e beni dei governati.
05maggio-gheyn14_1_1Abbiamo accennato all’avarizia di Clemente VII. Bisogna aggiungere che, nella conduzione della guerra, egli e i suoi alleati commettono numerosi errori. Il prima dei quali è la scarsa decisione con la quale vengono affrontati gli imperiali. Alle esitazioni del Papa e le sue ripetute decisioni di licenziare truppe, corrispondono le indecisioni dei suoi alleati.
Alla morte di Giovanni de’ Medici, il famoso Giovanni delle Bande Nere (così detto per le strisce nere che attraversavano le sue insegne), conosciuto dai tedeschi come il “gran diavolo”, la cui tattica aggressiva aveva messo in difficoltà il condottiero degli imperiali Frundsberg, la responsabilità delle operazioni passa al della Rovere, la cui tattica temporeggiatrice, tipica del Rinascimento, lascia grande libertà di manovra agli invasori. I quali, rinforzatosi con gli apporti di Filippo d’Orange, Niccolò Gonzaga e del connestabile di Borbone, hanno campo libero per puntare sui loro obiettivi, che inizialmente erano due: Firenze e Roma. La loro conquista rappresenta non soltanto un obiettivo decisivo della guerra in corso, ma ormai anche una necessità. Le truppe non sono state pagate e, come esplicitato in una lettera del Connestabile all’inviato imperiale, Antonio de Leyva, il saccheggio di una di queste due città è necessario per evitare una sollevazione dei soldati. I quali procedono devastando ogni contrada.
Firenze si salva perché la città si rivolta contro il malgoverno del cardinale Passerini (!), tutore di Ippolito Medici, e gli alleati del Papa sono costretti a occuparla loro per sottrarla al Borbone (non eseguono, in pratica, altra decisione militare importante). Non rimane allora che Roma, sulla quale gli imperiali puntano con decisione.
05maggio-saccoSi aggiunge a questo comportamento esitante e fin troppo prudente degli alleati, le esitazioni del Papa, che tratta e non tratta, stringe accordi che poi è il primo a rompere, gli viene offerta la possibilità di assumere un ruolo neutrale nel conflitto (un conflitto per l’egemonia europea tra Francia e Impero) ma decide a assumerlo solo dopo il sacco di Roma, dopo che tutto è perduto: prima dovrà cadere lui stesso nelle mani degli imperiali (il 7 giugno), in seguito alla resa di Castel S. Angelo e il ritrovamento in un ripostiglio insieme a 12 cardinali. “Erano tutti in gran pena e piangevano; e noi diventammo tutti ricchi” annota trionfalmente lo Schertlin, comandante del gruppo che li aveva trovati. Solo quando la sua vita è in pericolo e quella di decina di migliaia di sudditi devastata che decide di pervenire a un accordo. Un accordo che prevede di togliere “ogni censura, scomunica, pena interdetto, in cui capitani e soldati fossero incorsi per atti commessi anteriormente contro Sua Santità e il Seggio Apostolico”. Dei romani naturalmente non si parla. Si parla poi di atti, non di crimini tanto gravi da far inorridire l’intera Europa.
05maggio-Sacco-di-Roma-Johannes-Lingelbach-XVII-sec.Il Papa, dopo aver malamente condotto la guerra, malamente la conclude. Forse il suo unico atto di coerenza.
Per illustrare meglio il ruolo del Papato nella storia d’Italia, oltre che nella vicenda di Roma, riporto quanto scritto dall’ambasciatore spagnolo all’imperatore il 25 maggio dello stesso anno: “Sono da 28 anni in Italia e da allora ricordo di aver visto che tutte le guerre sono state causate dai pontefici, i quali temevano che se fossero rimasti d’accordo e in pace i principi secolari, avrebbero posto mano alla riforma della Chiesa.”
Mi sorge il dubbio che invece di porlo alla fine, avrei dovuto inserire all’inizio questa citazione. Migliore testimonianza delle responsabilità relative al terribile Sacco di Roma non mi riesce concepire.
Come per altro è per il ritardo storico, il cui scotto paghiamo ancora oggi, con il quale si è realizzata l’unità d’Italia.

05maggio-Sack_of_Rome_1527 ***

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

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