Scor-data: 12 aprile 1963

Messico: nasce Lydia Cacho Ribeiro, giornalista e attivista femminista

di David Lifodi (*)

“Sul processo a carico della giornalista Lydia Cacho il Messico si gioca quanto resta della sua già scarsa credibilità democratica e il diritto all’informazione ed alla libertà di espressione”: così ha scritto più di una volta il quotidiano La Jornada, in merito alle accuse di diffamazione e calunnia lanciate contro di lei dall’imprenditore Kamel Nacif Borge.
Lydia è nata il 12 aprile 1963 e, fin da giovanissima, si è immedesimata nella difesa dei diritti delle donne vittime di abusi e maltrattamenti, di cui proprio la sua città, Città del Messico, detiene il triste primato. Nel 1998, assieme ad un gruppo di colleghe giornaliste, fonda la Red de Periodistas de México, Centroamérica y el Caribe e nel 1992 le viene assegnato il Premio Estatal de Periodismo per lo stato di Quintana Roo grazie ad un reportage dedicato alla violenza contro le donne. Nel 2003, Lydia Cacho diviene direttrice del Centro Integral de Atención a Mujeres (Ciam), sorto nel 1999 per offrire assistenza medica e psicologica alle donne vittime di maltrattamenti, oltre a garantire assistenza legale e sostegno ai figli vittime dei conflitti intrafamiliari. La sua militanza femminista la porta a farsi partecipe dell’istanza, recepita dal governo messicano, di dare impulso alla Ley para la protección de personas defensoras de Derechos Humanos y Periodistas, approvata il 22 giugno 2012. La legge cerca di facilitare la comunicazione tra il governo federale e gli stati allo scopo di garantire l’incolumità e la sicurezza di militanti della giustizia sociale e dei diritti umani, anche se, di fatto, è rimasto tutto come prima: in Messico la strage dei giornalisti e degli attivisti per i diritti umani prosegue nel silenzio generale. Non è trascorso molto tempo dall’ultima inchiesta di Lydia Cacho, quella che ha fatto più scalpore, che affronta i legami dei politici messicani con gli ambienti della pedopornografia. Di recente ha dichiarato che la sua vita di cronista è molto difficile: “Sono costretta ad adottare misure di sicurezza come gli inviati nelle zone di guerra”. La sua attività, quella di giornalismo integrativo, è pericolosa. Lydia racconta che dalla sua inchiesta è emerso che in Messico uomini politici di primo piano e uomini d’affari prendevano parte a festini durante i quali commettevano atti sessuali con minorenni. Uno dei suoi libri più letti, I demoni dell’Eden (2005), le è costato un drammatico sequestro da parte di alcuni poliziotti corrotti, inviati da politici di rilievo coinvolti nel giro della pornografia per metterla a tacere e farla finita con il suo “giornalismo etico”. Tra i mandanti morali del rapimento si nascondeva proprio l’imprenditore Kamel Nacif Borge. Le minacce nei confronti della giornalista non si sono mai interrotte. Questa la chiamata telefonica più inquietante che ha ricevuto Lydia, che non necessità di traduzione: “Ya te lo dijimos, puta, no te metas con nosotros. La que te va a tocar va ser en pedacitos, asì te vamos a mandar a casa, en pedacitos, pendeja”. Già nel 2009 l’organizzazione Front Line Defenders aveva messo in allerta sul rischio che Lydia Cacho potesse essere assassinata: a volerla morta la mafia politica degli stati di Quintana Roo e Puebla. Nell’agosto del 2009 la Commissione interamericana per i diritti umani ha sollecitato il Messico a prendere misure necessarie per garantire la protezione e l’incolumità della giornalista. La Red Nacional de Organismos Civiles de Derechos Humanos Todos los Derechos para Todos testimonia, purtroppo, che il caso di Lydia non è l’unico. Inoltre, preoccupa la recente approvazione, nello stato del Chiapas, della riforma del Codice Penale, che non solo indurisce le sanzioni per la diffamazione, ma dà la possibilità ad un qualunque cittadino che si sente colpito da accuse di violenza intrafamiliare o sessuale di chiedere il carcere per l’accusa senza il bisogno di compiere accertamenti sul fatto che la denuncia della vittima sia attendibile o meno. In pratica, si tratta di una riforma che mira a mettere in difficoltà persone come Lydia Cacho, ma non solamente personaggi pubblici, quanto anche i semplici cittadini: la riforma del Codice Penale chiapaneco mostra qual è la strada per farsi giustizia da soli. Eppure, nonostante la sua vita sia quotidianamente in pericolo, Lydia ha continuato a svolgere il suo lavoro con lo stesso coraggio e passione. A proposito dell’elezione a Los Pinos di Enrique Peña Nieto come nuovo presidente del Messico, ha scritto che Peña Nieto no es nada: “chi lo ha votato riceverà una grande delusione”. Inoltre, Lydia Cacho ha scoperchiato più volte, con estrema lucidità, la situazione politico-amministrativa di un paese che si dichiara federale, ma dove, al di fuori del Distrito Federal (così i messicani chiamano la capitale del Messico), gli stati sono delle piccole nazioni autonome governate da un sistema mafioso difficile da scalfire: lo mismo hallamos perredistas ultraconservadores, panistas progres y priistas indefinidos. Lydia vuol dire che non c’è alcun livello di separazione o distinzione tra i tre principali partiti politici messicani, una sorta di Gomorra in cui i perredistas (gli appartenenti al Partito della Rivoluzione Democratica, in teoria di centrosinistra), vanno a braccetto con gli esponenti delle due destre, quella ultracattolica panista (Partito di Azione Nazionale) e quella priista (il Partito della Rivoluzione Istituzionale), che è riuscita a riportare alla presidenza del paese Peña Nieto dopo aver governato per oltre 70 anni il Messico, ad eccezione degli ultimi due mandati appannaggio dello stesso Pan. Anche in questo caso, Lydia Cacho fa nomi e cognomi e si scopre, tra le altre cose, che deputati locali governano solo allo scopo di coprire le malefatte dei loro familiari, e, in altri casi, legiferano con l’appoggio dei cartelli della droga.

Lydia Cacho non è solo una brava giornalista, ma una militante femminista impegnata per la difesa dei diritti umani: il Messico travolto dagli scandali e dalla corruzione, dove i narcos fanno il bello e il cattivo tempo e la vita umana vale poco, rischia di essere un paese troppo pericoloso per lei.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

Redazione
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