Yennayer, il capo d’anno amazigh

Il 12 gennaio, una data “politica”… come tutte

di Karim Metref

 

L’Algeria e le sue contraddizioni. Finalmente nel 2013 un francobollo dedicato al capo d’anno amazigh. Le scritte sono in arabo e francese ma non in amazigh.

 

Il 12 gennaio è Yennayer, la festa di inizio anno degli Amazigh, i berberi del Nord Africa: per loro, come in molte culture, la principale festività. Legata all’antichissimo calendario agrario berbero, questa festa fu riportata nel calendario “moderno” – quello che fu detto Giuliano – adottato durante il dominio romano. Soltanto che, qualche secolo dopo, il mondo romano si rende conto che il Calendario giuliano aveva un deficit di qualche ora che lo rimandava indietro rispetto al ciclo del sole. Fu adottato quindi il Calendario gregoriano del nome di papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582. Progressivamente il mondo intero cominciò a utilizzare questo nuovo calendario, ma alcune realtà tradizionali rimasero attaccate al buon vecchio calendario di Giulio Cesare, anche se si tennero soltanto i 12 giorni di ritardo che aveva preso all’epoca e non ne accumularono più altri.  In modo particolare, le Chiese ortodosse d’oriente e gli amazigh continuarono a festeggiare le loro ricorrenze con 12 giorni di ritardo rispetto al calendario ormai internazionale.

Questo anno si festeggia il yennayer dell’anno 2967.

Perché 2967?

Gli amazigh non hanno avuto nessun profeta. Non hanno fondato nessuna grande religione. Erano animisti prima di incontrare ebrei e cristiani e poi i musulmani. L’animismo è una spiritualità anarchica che non ha padrone. Non ha simboli forti, egemoni. Da noi fino a qualche decennio fa gli anziani, anche se musulmani da generazioni, continuavano a onorare lo spirito di rocce e alberi anonimi. Non hanno fondato nemmeno un grande impero, uno di quelli che hanno imposto a tutto il Mediterraneo la loro cultura, le loro leggi e i loro dèi. Li hanno subiti tutti invece. Ed è un miracolo se ancora oggi, dopo migliaia di anni di invasioni e di colonialismi, si continua a parlare la lingua berbera e che ci sia una buona parte della popolazione nordafricana che si considera berbera. E quindi da dove proviene la data di inizio del calendario berbero? Ebbene dalla politica. Come per tutti gli altri. Negli anni 70, un gruppo di attivisti per i diritti culturali degli amazigh decretò l’inizio del conteggio degli anni del calendario a partire dal più vecchio evento storico boto nella lunga ma poco documentata storia del popolo amazigh: partendo dal 950 a. C., data probabile della vittoria dei guerrieri libici di Shashnaq sull’esercito dei faraoni con successiva invasione dell’Egitto e accesso al potere della prima dinastia di faraoni di origine amazigh: i Sheshonq.

Come in ogni cultura contadina, Yennayer è legato al solstizio d’inverno. Riposo benefico della terra. Morte e rinascita. La fine che precede l’inizio. Il buio più profondo che precede i primi albori. La cena di Yennayer nelle varie tradizioni berbere è comunque legata all’inizio dell’anno agricolo e quindi ai riti propiziatori di fecondità. Molto spesso la cena è a base di gallina (simbolo di fertilità), si fanno piatti con le uova, oppure – come succede ad esempio da noi in Cabilia – si mangia il cuscus con i sette legumi (legumi = semi, semi = fecondità, il numero sette è simbolico probabilmente giunto con la tradizione semitica). In alcune regioni dell’ovest dell’Algeria ed est del Marocco si dà la caccia all’Ayrad (il leone). Un personaggio con maschera di leone viene cacciato via in una allegra sassaiola dai bambini. Simboleggia la cacciata del pericolo: fame, freddo, forse anche grandi predatori affamati che attaccavano i villaggi in periodi di magra (i leoni dell’Atlas, le pantere e i leopardi nordafricani furono sterminati dai francesi, gli ultimi caddero verso la metà del secolo scorso) per lasciare posto al benessere e alla sicurezza che saranno portati dal prossimo risveglio della natura.

Quest’anno, in Algeria, alcuni hanno chiamato a una mobilitazione per il riconoscimento di Yennayer come festa ufficiale. Non si sa se ci sarà una grande mobilitazione. Probabilmente no. Il morale della gente è al minimo storico. Non si sa se re Bouteflika (o chi per lui) dal suo letto di moribondo concederà questo ultimo gesto di bontà prima di “andarsene”. Ma ciò che è sicuro è che quella sera milioni di famiglie berberofone o non del Nord Africa, da l’Oasi di Siwa fino alle Isole Canarie, prepareranno una cena speciale e si siederanno insieme per mangiare e festeggiare l’avvento dell’anno nuovo. E questo nessun leader autocratico nè potenza colonizzatrice ha mai potuto impedirglielo.

Buon Yennayer a tutti. Asegwas ameggaz.

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

Karim Metref
Sono nato sul fianco nord della catena del Giurgiura, nel nord dell’Algeria.

30 anni di vita spesi a cercare di affermare una identità culturale (quella della maggioranza minorizzata dei berberi in Nord Africa) mi ha portato a non capire più chi sono. E mi va benissimo.

A 30 anni ho mollato le mie montagne per sbarcare a Rapallo in Liguria. Passare dalla montagna al mare fu un grande spaesamento. Attraversare il mediterraneo da sud verso nord invece no.

Lavoro (quando ci riesco), passeggio tanto, leggo tanto, cerco di scrivere. Mi impiccio di tutto. Sopra tutto di ciò che non mi riguarda e/o che non capisco bene.

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