scor-data: 15 marzo 1943

Il primo convoglio partì il 15 marzo. Ogni treno trasportava da 1000 a 4000 ebrei, da Salonicco ai campi di concentramento.

di Francesco Masala (*)

due anni prima dell’inizio della conquista dell’America gli ebrei furono espulsi dalla Spagna, dai re cattolici, e di espulsione in espulsione arrivarono in Nord Africa, in Grecia, in Turchia.

si trattava degli ebrei sefarditi (da Sefarad, il nome ebraico della Penisola Iberica, gli askenaziti sono invece gli ebrei di origine centroeuropea, per dare un’idea).

portarono con se la loro lingua, il ladino, che è una specie di spagnolo, che si parla ancora da qualche parte, ma non gode di buona salute, un po’ come lo yiddish.

ci sono ancora delle bellissime canzoni in quella lingua, chi cerca trova (su youtube, per esempio).

dice la storia che i cattolici e i cristiani hanno perseguitato gli ebrei, sopratutto nell’Europa del Sud, i musulmani li hanno accolti, hanno convissuto in pace con gli ebrei sefarditi, con Hitler i tedeschi cristiani e cattolici hanno ammazzato 6 milioni di ebrei, sopratutto askenaziti, ma gli ebrei (meno male solo una parte di quelli diventati israeliani) non odiano cristiani e cattolici, ma odiano gli arabi e i musulmani.

questo è lo strabismo della storia (o peggio la cecità).

il racconto di un abitante di Salonicco sopravvissuto ai lager nazisti, il lingua ladina: (qui)

una carta della diaspora dei sefarditi nel mondo: qui

una canzone di Yasmin Levy in judeo-español (ladino), cantata a Salonicco (qui)

canzoni sefardì di Salonicco cantate da Sabina Yannatou (qui)

…54 000 sefarditi di Salonicco furono spediti nei campi di sterminio nazisti. Circa il 98% della popolazione ebraica della città conobbe la morte durante la guerra. Solo in Polonia gli ebrei hanno conosciuto un tasso di distruzione maggiore.

Per gestire “al meglio” questa operazione le autorità naziste impiegarono sul posto due specialisti della materia, Alois Brunner e Dieter Wisliceny, che arrivarono il 6 febbraio1943. Immediatamente fecero applicare le leggi di Norimberga in tutto il loro rigore, imponendo l’uso della stella gialla e restringendo drasticamente la libertà di circolazione degli ebrei. Questi furono radunati alla fine di febbraio 1943 in tre ghetti, Kalamaria, Singrou e Vardar/Agia Paraskevi, e poi trasferiti in un campo di transito nel quartiere del barone Hirsch in prossimità della stazione, dove li attendevano i treni della morte. Per facilitare l’operazione i nazisti si appoggiarono su una polizia ebrea fondata per l’occasione e diretta da Vital Hasson che si abbandonerà a numerosi atti di violenza contro il resto della comunità.

Il primo convoglio partì il 15 marzo. Ogni treno trasportava da 1 000 a 4 000 ebrei, attraversando tutta l’Europa centrale principalmente verso Birkenau, un convoglio partì per Treblinka ed è possibile che siano avvenute deportazioni verso Sobibor, poiché vi si ritrovarono alcuni ebrei di Salonicco. La popolazione ebrea di Salonicco era talmente numerosa che la deportazione si protrasse per alcuni mesi fino al 7 agosto.

Sono state proposte molte ragioni per spiegare questa ecatombe. Da una parte, l’attitudine del Judenrat ed in primo luogo di chi fu alla sua testa durante il periodo precedente le deportazioni, il rabbino capo di Salonicco Zevi Koretz, che è stato molto criticato. Gli si è contestato d’aver applicato le direttive naziste con troppa docilità e d’aver minimizzato i lamenti degli ebrei al riguardo del trasferimento in Polonia mentre quelli di nazionalità austriaca e di lingua madre tedesca erano presumibilmente più rassegnati. Sono pure corse voci che l’accusavano di avere coscientemente collaborato con gli occupanti. Uno studio recente tende però a sminuire il suo ruolo durante le deportazioni. Lui stesso fu portato il 2 agosto 1942 nel campo di Bergen-Belsen, insieme ad altri notabili, sotto un controllo relativamente lasco e riuscì a fuggire con la famiglia. Nello stesso convoglio si trovavano 367 ebrei protetti dalla la loro nazionalità spagnola che conobbero un destino singolare: trasferiti da Bergen-Belsen fino a Barcellona e poi in Marocco, alcuni raggiunsero la Palestina del mandato britannico. Un altro fattore è dato dalla solidarietà di cui diedero prova le famiglie, rifiutandosi di separarsi nelle avversità e ciò non facilitò le iniziative individuali. Si è altresì rimarcato che fu difficile agli ebrei nascondersi a causa della scarsa conoscenza del greco imposto nel passaggio di Salonicco sotto sovranità greca nel 1913. Esisteva anche un antisemitismo latente nella parte di popolazione greca così come in quelli che avevano dovuto fuggire dall’Asia minore nei trasferimenti di popolazione tra Grecia e Turchia. Questi che arrivarono in massa a Salonicco si trovarono esclusi dal sistema economico e per certo guardavano con ostilità la popolazione ebraica più ricca e che associavano al vecchio potere ottomano. Nondimeno lo Yad Vashemha distinto 265 greci come Giusti tra le nazioni, nella stessa proporzione che per la popolazione francese.

A Birkenau, circa 37 000 da Salonicco, furono uccisi con il gas immediatamente e soprattutto le donne, i bambini e le persone anziane. Circa un quarto dei 400 esperimenti commessi su ebrei furono eseguiti su ebrei greci, in particolare di Salonicco. Tali esperimenti includevano l’evirazione e l’impianto di tumori all’utero per le donne. La gran parte dei gemelli morirono vittime di crimini atroci. Gli altri dovettero lavorare nei campi. Negli anni 1943-44, rappresentavano una parte importante della mano d’opera di Birkenau essendo circa 11 000. In ragione della loro scarsa conoscenza dello Yiddish, furono mandati in massa per sgombrare i resti del ghetto di Varsavia nell’agosto 1943, al fine di costruirvi un campo. Tra i 1 000 impiegati per tale scopo, una ventina circa riuscirono a fuggire attraverso le fogne ed a congiungersi con la resistenza polacca, l’Armaya Ludova, che organizzava l’insurrezione antitedesca.

Molti degli ebrei di Salonicco furono integrati nei Sonderkommando. Il 7 ottobre 1944, insieme ad altri ebrei greci, presero parte ad una rivolta pianificata in anticipo e presero d’assalto i forni crematori, uccidendo una ventina di guardie. Una bomba fu lanciata nella fornace del crematorio III distruggendo lo stabilimento. Prima di essere massacrati dai nazisti, gli insorti intonarono un canto dei partigiani greci e l’inno nazionale greco…

da qui

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info .

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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