Scor-data: 19 agosto 1936

Ucciso Federico Garcia Lorca

di Daniela Pia (*)

Quando il destino iniziò a ricamare la sua vita, usò fili di seta su trame di lana grezza e vi appese cocci di vetro brillanti e appuntiti. Fece suonare conchiglie sospese su fili di rafia; accordò chitarre, violini tzigani e prese a scoppiettare nacchere. Tinse tutto con sfumature di rosso, quasi un presagio, per colui che «no quieria ver la sangre».

Garcia Lorca, artista dall’anima duttile, fu interprete appassionato e instancabile della sua terra; capace di suonare la musica della vita con molteplici strumenti, quelli con cui compose la sua «Fiesta del cante jondo» il canto gitano che gli scorreva dentro. Condivise le sue note con Rafael Alberti, Pablo Neruda e Salvador Dalì e, durante il suo viaggio in America, fra il 1929 e il 1930, scoprì la poesia di Walt Whitman. Tornato in Spagna, quando venne proclamata la Repubblica divenne un convinto sostenitore del governo. Nel ’33, fu di nuovo in America dove intensificò la sua amicizia con Neruda e altri intellettuali latinoamericani. Quando il torero Ignacio Sanchez Mejías – suo amico, scrittore e membro rinomato della Generazione del ’27 – nell’agosto 1934, morì durante una corrida, il Llanto che Lorca gli dedicò fece vibrare di commozione tutta la Spagna: «No te conoce nadie. No. Pero yo te canto / Yo canto para luego tu perfil y tu gracia. / La madurez insigne de tu conocimiento. / Tu apetencia de muerte y el gusto de tu boca. / La tristeza que tuvo tu valiente alegría. / Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace, / un andaluz tan claro, tan rico de aventura. / Yo canto su elegancia con palabras que gimen / y recuerdo una brisa triste por los olivos».

Il 1936, che cambiò per sempre le sorti della Spagna, fu anno di fortissime tensioni politiche. Lorca firmò alcuni documenti contro la destra falangista e il fascismo, si spese per il Fronte Popolare contro i poteri forti che finanziavano la Falange di Francisco Franco. Quando il 18 luglio scoppiò la guerra civile e iniziò la repressione contro «i nemici» fu costretto a rifugiarsi a Granada nel podere di San Vicente. Lì fece irruzione, il 9 agosto, un gruppo di squadristi che lo insultarono e minacciarono, al punto da spingerlo a chiedere aiuto all’amico Luís Rosales, che era in “buoni rapporti” con la destra. Rosales lo ospitò per una settimana, fino al 16 agosto, quando i falangisti si presentarono per arrestarlo. La mattina del 17 e del 18 agosto una cameriera gli portò il pranzo nella sede del governatorato dov’era detenuto. Il 19 le dissero che il poeta non era più lì. Nella notte era stato condotto, legato insieme ai suoi tre compagni (un maestro di scuola e due anarchici) a La Colonia, un carcere improvvisato alla Fuente de las Lagrimas, nei pressi di Viznar, in Andalusia, dove – nella notte fra il 18 e il 19 agosto – fu assassinato.

La morte però non lo cancellò dal mondo dove ancora oggi la sua poesia continua a parlare, raccontando che

«Il poeta capisce

tutto l’incomprensibile,

e chiama amiche

cose che si odiano.

Sa che i sentieri

son tutti impossibili,

e per questo la notte

li percorre con calma.

Nei libri di versi,

fra rose di sangue,

passano le tristi

ed eterne carovane

che lasciano il poeta,

quando piange la sera,

circondato e stretto

dai suoi fantasmi.

Poesia è amarezza,

celeste miele che sgorga

da un invisibile favo

che fabbricano i cuori.

Poesia è l’impossibile

fatto possibile. Arpa

che invece di corde

ha cuori e fiamme.

Poesia è la vita

che attraversiamo in ansia

aspettando colui che porta

la nostra barca senza rotta».

Nel 1986, Leonard Cohen scelse di tradurre e musicare il «Pequeño vals vienés» che è diventato «Take this waltz», canzone capace di restituire intatta la bellezza sconvolgente di un’ anima.

https://m.youtube.com/watch?v=2sZzJAxfD-4

GarciaLorca

 

 

 

 

 

 

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 19 agosto avevo, fra l’altro, queste ipotesi:
14: incoronazione Tiberio; 1419: «rota degli esposti»; 1662: muore Pascal; 1944: strage a Fivizzano; 1951: Iran, golpe della Cia; 1991: i “nostalgici” contro Gorbaciov; 1994: muore Linus Pauling (in blog un anno fa); 2003: ucciso Jean-Selim Kanaan. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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