Scor-data: 23 novembre 1973

I morti di Argo-16 fra Gladio e Medio Oriente

di d. b. (*)  

Ai tempi del Watergate, quando i bravi statunitensi persero l’innocenza, circolò un teorema (molto intrigante): se la memoria non mi fa brutti scherzi recitava che «per quanto tu sia paranoico, rispetto agli affari di Stato spesso la realtà è anche peggiore di quel che tu temi».

A proposito di memoria, vi dice qualcosa Argo 16? E’ il nome in codice di un aereo (modello Douglas C-47 Dakota) della tricolore Aeronautica militare che precipitò a Marghera il 23 novembre 1973. Morirono i 4 dell’equipaggio ma se l’areo fosse caduto un poco più in là – sul Petrolchimico per intendersi – l’espressione «disastro ambientale» sarebbe apparsa una stupida barzelletta.

Casualità o sabotaggio? E nella seconda ipotesi chi aveva interesse a colpire quell’aereo in quel giorno?

Quando venne interrogato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia, l’ammiraglio Fulvio Martini fu prodigo di notizie generali: l’aereo era soprannominato Argo in riferimento al gigante mitologico dai 100 occhi e «che tutto vede» perché svolgeva missioni speciali per il Sios e aveva il compito di spiare (o forse sabotare) la rete radar di quel Paese che allora si chiamava Jugoslavia. Ma che inchiesta si fa ascoltando sciocchezze di questo genere?

Quasi subito circolò la voce che a bordo di Argo (il 16 presuppone che vi fossero o vi fossero stati almeno 15 fratellini?) si trovasse qualcosa di strano: armi o persone? Si sussurrò di un sanguinoso avvertimento dei servizi segreti israeliani ai colleghi italiani colpevoli di aver “coperto” alcuni terroristi (o così giudicati) palestinesi.

In seguito, quando cioè l’Italia apprese – con una quarantina d’anni di ritardo – dell’esistenza di Gladio si riparlò, da più parti, di Argo 16. Vennero avanzate molte ipotesi. Si disse, a esempio, che l’areo era diretto a capo Marrangiu dove c’era un deposito segreto di Gladio, o che a bordo vi fosse qualcuno legato a quelle operazioni, oppure che i “gladiatori” si fossero vendicati di qualche sgarbo. In un estenuante ping pong si ripropose anche la pista israeliana. Nel marzo ’97 il giudice istruttore Carlo Mastelloni incriminò 22 persone per aver soppresso, falsificato e sottratto atti e documenti concernenti la sicurezza dello Stato in riferimento ad Argo-16 e dintorni: 9 degli indagati furono poi rinviati a giudizio. In quell’occasione Zvi Zamir, ex-capo del Mossad, e Asa Leven, suo rappresentante a Roma, vennero incriminati per strage.

Secondo quanto riferito dal generale Gianadelio Maletti (ex capo del reparto D, cioè il controspionaggio dei servizi segreti) al giornalista Daniele Mastrogiacomo l’aereo tornava dalla Libia dove aveva appena scaricato 5 palestinesi. Anche il quasi sempre poco attendibile Francesco Cossiga (gladiatore ed ex tutto, compreso ex presidente della Repubblica) in un’intervista disse che l’areo fu abbattuto dai servizi israeliani.

Ma il processo si concluse, il 16 dicembre 1999, stabilendo che l’aereo cadde per un’avaria o per un errore del pilota. Resta però che alle indagini di Mastelloni era stato opposto il segreto di Stato.

In un libretto («Gladio», Edizioni Associate del ’91) e poi in alcune interviste il generale Geraldo Serravalle – a capo di Gladio dal ’71 al 1974 – fece il nome di Vincenzo Vinciguerra in relazione ad Argo-16. Il neofascista (e reo confesso della strage di Peteano del 31 maggio 1972) Vinciguerra voleva far capire che i “gladiatori” non sarebbero stati buoni? Siamo in una situazione politica incandescente come quella all’inizio degli anni ’70. Anche l’ex presidente della “Commissione stragi”, Giovanni Pellegrino, indagò in quella direzione. Senza concreti esiti.

Dunque la verità su Argo-16, come accade quasi sempre in Italia in molti e svariati campi, non sembra accertata. Potrebbe davvero essersi trattato di un incidente o di un errore del pilota ma allora perché opporre «il segreto di Stato»?

Su questo blog varie volte si è ricordato che negli Usa esiste il «Freedom Act» ovvero i documenti segreti vengono (dopo un certo numero di anni e secondo criteri noti) regolarmente resi pubblici. Sarebbe bello avere una legge simile in Italia. Per quello i partiti (anche il Pd) non la vogliono.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

 

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