Scor-data: 27 ottobre 1991

Il sangue della Cecenia

di d. b. (*)  

La data ufficiale dell’indipendenza cecena è l’11 gennaio 1991 ma il giorno cruciale arriva 10 mesi dopo, il 27 ottobre: si porterà dietro due guerre e nessuna vera pace.

Per capire le guerre ceceno-russe bisogna ricordare che l’Urss, nell’ultimo decennio del secolo scorso, si sta sfasciando e si avvia a tornare Russia mentre molti degli altri Paesi “sovietizzati” cercano – con le buone o con le cattive – una indipendenza vera e non solo di nome. Nell’agosto ’91 c’è a Mosca un (mai chiarito) golpe contro Gorbaciov e sale la stella – una fuggevole cometa in realtà – di Eltsin. A settembre l’Armenia saluta e se ne va mentre a Grozny, la capitale cecena, si assaltano i palazzi presidenziali.

La Rsfs Russia (o Federazione Russa) nasce il 12 novembre ’91 ma è riconosciuta formalmente, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche, il 26 dicembre, ultimo giorno ufficiale dell’Urss.

Come titola il quotidiano «Izvestja», in ottobre «Grozny si prepara a combattere». E dopo un duro scontro tra filo-russi e nazionalisti, il 27 ottobre ’91 la Cecenia proclama l’indipendenza con Dzokhar Dudajev presidente della repubblica. Il 2 novembre Eltisn dichiara che le ultime decisioni cecene sono illegali. Il 9 novembre è guerra: truppe russe arrivano all’aeroporto di Grozny mentre decine di migliaia scendono in strada.

La guerra divampa: certo gli antichi conflitti e la storia recente non aiutano a trovare una via d’intesa. Durante la seconda guerra mondiale i ceceni insorsero contro l’Urss, sperando di tornare indipendenti. L’Armata rossa appena si liberò dei nazisti piombò in Cecenia. Stalin accusò i ceceni di aver collaborato con i nazisti (non era vero): il 23 febbraio 1944, in una sola notte, mezzo milione di ceceni vennero deportati nel Kazakhstan («operazione Lentil») e tornarono a casa solo nel 1957.

Le prima (dal ’91 al ’96) e la seconda (1999-2006) guerra fra la nuova Russia e la Cecenia sono sanguinose. «Un Vietnam in Europa» titola un libro (di Carlo Benedetti) eppure quasi sempre invisibile agli occhi del mondo. Massacri censurati, nonostante le denunce di Amnesty International e gli articoli di Anna Politkovskaja, che nel 2006 paga con la vita il suo coraggio, e di poche/i giornalisti non asserviti allo zar Putin. Per ragioni analoghe, 6 anni prima, era stato ucciso – ma a Tiblisi (in Georgia) – Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale. La real-politik (e soprattutto i suoi oleodotti) della Russia non deve essere contestata. Si ricorderà una esibizione del signor P2-1816 in difesa del suo amico Putin. Ma chi ha buona memoria rammenterà pure che Eltsin ebbe la faccia tosta di dichiarare (davanti a Clinton e a centinaia di giornalisti) che in Cecenia non c’era, «anzi non c’era mai stata», una guerra.

I massacri continuano – seppure in proporzioni minori – a guerra formalmente conclusa con la Cecenia sotto controllo russo. Dopo il massacro di Beslan, di fatto i media italiani hanno cancellato la Cecenia dai loro interessi, per fortuna con qualche eccezione: si veda, a esempio, http://www.balcanicaucaso). Fra i giornalisti che invece hanno documentato i perché e i costi umani di quelle guerre c’è Carlo Gubitosa che si recò a Grozny e nei campi profughi del Caucaso per scrivere (nel 2004) «Viaggio in Cecenia». Il libro non ebbe successo: anche per la denuncia degli interessi economici dell’italiana Eni e degli accordi di cooperazione militare fra Italia e Russia nell’inverno 1999, proprio mentre erano in corso i bombardamenti sui civili che sarebbero stati successivamente documentati e denunciati dalla Corte Europea per i Diritti Umani.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 27 ottobre fra l’altro avevo ipotizzato: 1553: Calvino fa bruciare Michele Serveto; 1866: pace delle Black Hills; 1907: nasce Rachel Carson; 1962: ucciso Enrico Mattei e lo stesso giorno Giovanni Ardizzone; 1969: ucciso Cesare Pardini; 1972: ucciso Giovanni Spampinato; 1975: esce «Born to run»; 2005: Riccardo Rasman ucciso come Aldrovandi. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Redazione
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