Scor-data: 31 ottobre 490 avanti Cristo

Fidippide a Maratona, praticamente una bufala

di Fabrizio Melodia (*)  

Prima di ripercorrere le vicende che portarono alla celeberrima battaglia di Maratona e alla mitica corsa fatale di Fidippide, vale precisare un nodo fondamentale.

Nelle moderne Olimpiadi avvenute ad Atene, l’organizzazione aveva fatto coincidere la corsa della maratona con il 31 ottobre, data accettata dagli ultimi studiosi e tecnici della ricerca storica, i quali avrebbero ricalcolato tutte le date grazie a nuovi sistemi computerizzati e facendo riferimento a fattori prima tenuti in scarso conto e che ora la scienza fornisce.

A prescindere da tutto, la corsa che portò l’oplita Fidippide, su ordine del generale Milziade, a percorrere i 40 km circa che distanziavano Maratona da Atene, fu datata in base al calendario greco ateniese.

I racconti storici indicano che Sparta poté inviare aiuti ad Atene solo dopo la fine di una festa religiosa che coincideva con la luna piena. Questo fatto porta a collocare la vittoria sui persiani il 12 agosto avanti Cristo e non il 12 settembre.

L’errore di datazione sarebbe dovuto al tedesco August Böckh che nel XIX secolo prese appunto come riferimento il calendario ateniese per determinare la data dell’evento.

Questa data sarebbe molto più credibile in quanto lo sfortunato oplita, specializzato – come narra Erodoto nelle sue «Storie» («Logoi» cioè discorsi, narrazioni) – a coprire in breve tempo grandi distanze, sarebbe stramazzato al suolo a causa del caldo soffocante oltrechè del terreno tutt’altro che agevole alla corsa. Infatti, a quei tempi, Maratona era solo un piccolo villaggio al centro di una grande pianura, mentre oggi è una città moderna, poco discosta dal sito originario.

Oltretutto, non è certo che abbia pure avuto il tempo di gridare il celebre «Rallegratevi, abbiamo vinto!», non essendoci fonti attestate: insomma una grossa mistificazione.

Pare che a “creare” la figura di Filippide (o Fidippide), sia stato Luciano di Samosata, che si dedicò, fra le altre cose, a raccogliere storie e miti dell’antica Grecia. Infatti, sembra che Fidippide fosse il nome di un antico messaggero greco per nulla collegato alla battaglia di Maratona, mentre il soldato morto dopo l’annuncio forse si chiamava Tersippo o Eucle, almeno secondo lo storico greco Plutarco. Tuttavia gli storici contemporanei della battaglia (Erodoto, su tutti) non fanno alcun riferimento a tale avvenimento. Dal mito di Fidippide e della sua corsa, il barone de Coubertin trasse l’ispirazione per la creazione dell’odierna maratona, la gara olimpica sulla distanza dei 40 km (portati a 42,195 nel 1921) ispirata proprio da quell’evento.

Le uniche “certezze” sono gli eventi che portarono alla guerra persiana promossa da re Dario I, voglioso di far capire ai Greci che non si devono aiutare le città sotto il dominio altrui instillando idee quali la democrazia e l’isonomia, l’uguaglianza dinanzi alle Leggi.

A beneficiare di quelle idee particolarmente eversive fu la città di Mileto, che dieci anni prima della guerra persiana si era ribellata al dominio del re persiano, con conseguente “necessità” di reprimere duramente.

Meditando vendetta e volendo riaffermare il dominio, nell’estate del 490 Dario I mandò una flotta ben armata ed equipaggiata proprio alla baia di Maratona. Lo sbarco fu suggerito strategicamente da Ippia, un tempo tiranno d’Atene ed esiliato per alto tradimento, anch’egli desideroso di rivalsa nei confronti dei suoi ex compatrioti; sembra pure avesse ottenuto un accordo vantaggioso con Dario I, in caso di successo la conquistata città di Atene sarebbe andata nuovamente a lui, con lauto compenso.

L’esercito persiano ebbe gioco facile in quella pianura, forte dell’armamento e del numero, oltre che dell’abilità strategica dei suoi comandanti Artaferne e Dati.

Dopo aver saccheggiato la città di Eretria, l’esercito persiano si apprestava a marciare su Atene, forte di un contingente di circa 30mila soldati, cifra questa verosimilmente dedotta dagli studi sulle strategie militari standard attuate dai persiani. Visto il tremendo pericolo, Atene inviò messaggeri a chiedere soccorso alle città vicine, ovvero a Sparta e Platea: la prima tentenna a causa del vituperato e rituale rispetto delle proprie festività religiose (o almeno così affermò) mentre Platea, in men che non si dica, inviò un contingente di mille soldati.

Atene disponeva all’incirca – contando i soldati di Platea – di un esercito di circa 10000 unità, un terzo dell’esercito persiano: uno svantaggio numerico a prima vista soverchiante, del resto ai re persiani piaceva vincere facilmente.

Il comandante supremo dell’esercito ateniese, il duro Callimaco, affidò la direzione delle operazioni al generale Milziade, il quale, per la prima volta nella storia, introdusse un principio di tattica e strategia nel conflitto, parole fino a quel momento totalmente sconosciute agli eserciti e ai superiori.

Presumibilmente intorno al 10 agosto 490 (se diamo per buone le altre datazioni, intorno al 29 ottobre) Milziade decise di ingaggiare battaglia, schierando il suo esercito su un ampio fronte, con al centro gli opliti (la fanteria pesante ateniese) per evitare accerchiamenti in campo aperto, mentre aveva disposto ai lati sei file di soldati leggeri.

L’attacco ateniese fu particolarmente impetuoso e violento, riuscendo infine a penetrare la difesa persiana, provocando un vistoso sbandamento di tutto l’esercito, il quale non aveva una direttiva strategica da seguire, contrariamente agli ateniesi, diretti magistralmente da Milziade il quale, immediatamente dopo lo sfondamento, fece muovere le due ali di soldati leggeri nell’accerchiamento del nemico.

Visto l’esito della battaglia e la poderosa manovra a tenaglia, all’epoca completamente sconosciuta, l’esercito persiano comprese di essere perduto: il panico si fece strada, portando i soldati a darsi alla fuga in modo disordinato e precipitoso.

Nonostante tutto, arrivati rocambolescamente alle coste di Maratona, i persiani riuscirono a risalire sulle proprie navi, tenendo poi testa all’esercito di Milziade che li aveva inseguiti, arrivando a perdere comunque sette navi, ma portando in patria la pelle.

L’esultanza degli ateniesi fu ben giustificata, un episodio che sarà riportato in tutti i manuali di storia militare. Pochi anni dopo il figlio di Dario I, il buon Serse, tenterà di vendicarsi mandando un contingente di soldati dieci volte superiore a quello di Maratona, scontrandosi però contro gli scudi degli Spartani alle Termopili, i quali ebbero così a farsi perdonare gli indugi e “le incomprensioni” della prima guerra persiana.

Ma questa è un’altra storia, recentemente portata sul grande schermo in modo non proprio felice.

Per chi volesse approfondire le guerre persiane e la battaglia di Maratona, la storiografia e le fonti si sprecano, ma in modo negativo.

Le principali fonti storiche della battaglia sono di parte, visto che provengono dal greco Erodoto, che descrive gli eventi nel VI libro, dal paragrafo 102 al 117. Egli è nato pochi anni dopo la battaglia e probabilmente scrisse le sue «Storie», dopo la pace di Callia del 449-448. Nel suo stile caratteristico, molto concreto e basato su vere testimonianze (cosa non sempre scontata prima dello storiografo di Alicarnasso; anche per questo è tradizionalmente individuato come il primo storiografo degno di questo nome) Erodoto orna il suo resoconto con eventi di vario tipo, spesso di importanza discutibile e assolutamente fantastica: il dio Pan appare a Filippide, durante il suo viaggio verso Sparta, ordinandogli di chiedere ai suoi concittadini perché non si dessero cura di lui (alla fine della guerra gli Ateniesi fondarono ai piedi dell’Acropoli un sacrario in onore del dio); Ippia sogna il disastro dei Persiani; l’ateniese Epizelo viene accecato da un fantasma durante la battaglia. Da ciò emerge una parte del metodo di Erodoto, la sostanziale fede nei prodigi e nell’essere meraviglioso, anche se altre volte si dimostra cauto e sospettoso nell’accogliere notizie relative ai fatti sovrannaturali.
Tutte le altre fonti storiche di una certa rilevanza provengono da epoche successive, ma pur sempre culturalmente greche. Pausania tramanda importanti informazioni riguardo alla fase finale della battaglia; nel X secolo l’enciclopedia bizantina Suda conservava informazioni, ora perdute.

 

Bibliografia storiografica

  1. Erodoto (484 a.C.-425 a.C.?), “Ἱστορίαι” (“Storie”), VI libro
  2. Tucidide (ca 460 a.C.-ca 400 a.C.), “Ἱστορίαι” (Guerra del Peloponneso)
  3. Isocrate (436 a.C.-338 a.C.), “Ἐπιτάφιος τοῖς Κορινθίοις βοηθοῖς” (“Orazione funebre”)
  4. Platone (428 a.C.-427 a.C.–ca.348 a.C./347 a.C.), “Μενέξενος” (“Menesseno”), “Νόμοι” (“Leggi”)
  5. Senofonte (c.427 a.C.–355 a.C.), “Κύρου ἀνάβασις” (“Anabasi”)
  6. Aristotele (384 a.C.-322 a.C.), “ἈΘηναίων Πολιτεία” (“Costituzione degli Ateniesi”)
  7. Cornelio Nepote (ca.100 a.C.-24 a.C.), “De viris illustribus”
  8. Plutarco (46-127), “Βίοι Παράλληλοι” (“Vite parallele”), “Teseo e Romolo”, “Aristide e Catone”, “Temistocle e Camillo” / Περὶ τοῦ Ἡροδότου κακοηθείας (“De Herodoti malignitate” – “Sulla malignità di Erodoto”, contenuta nei “Moralia”)
  9. Luciano di Samosata (ca.120- ca.180), “Ὑπὲρ τοῦ ἐν τῇ προσαγορεύσει πταίσματος” (Pro Lapsu inter salutandum – Un lapsus durante un saluto)
  10. Pausania (II secolo d.C.), “Ἑλλάδος περιήγησις” (Periegesi della Grecia)
  11. Claudio Eliano (c.175–c.235), “Ποικίλη ἱστορία” (Storia varia)
  12. Marco Giuniano Giustino (III secolo d.C.), epitomatore delle “Historiae Philippicae” di Pompeo Trogo
  13. Fozio I di Costantinopoli c. 820-893 AD, “Μυριόβιβλον” (Biblioteca): epitome dei “Περσικά” (Persica) da Ctesia (IV secolo d.C.)
  14. Enciclopedia Suda” (X secolo)

 

Bibliografia fonti storiche

 

  • Manousos Kampouris, “Η Μάχη του Μαραθώνα, το λυκαυγές της κλασσικής Ελλάδος” (“La battaglia di Maratona, il declino della civiltà greca”), “Πόλεμος και ιστορία” (“Guerra e Storia”) magazine, edito il 26 gennaio 2000, Communications editions, Atene
  • Christian Meier, “Athen. Ein Neubeginn der Welt geschichte”, Berlino 1993
  • Busolt D., “Griechichse Geschichte bis zur Schlacht bei Chaeroneia”, vol I, Gotha 1893
  • Glotz G., Roussel P., Cohen R., “Storia Greca”, vol. I-IV, Parigi 1948
  • Bengtson H., “Griechische Geschichte Handbuch der Altertumswissenschaft”, III, 4. Monaco di Baviera 1969
  • Garoufalis N. Demetrios, “Η Μάχη του Μαραθώνα, Η δόξα της οπλιτικής φάλαγγας” (“La battaglia di Maratona, la gloria della falange oplita”), “Στρατιωτική Ιστορία” (“Storia militare”) magazine, 13 settembre 1997, Periscopio editions, Atene
  • Christodoulou Demetrios, “Η στρατιωτική ιστορία της αρχαίας Ελλάδος, μία άλλη προσέγγιση” (“Storia militare dell’antica Grecia, un altro punto di vista”), “Στρατιωτική Ιστορία” (“Storia militare”), 20 aprile 1998, Periscopio editions, Atene
  • I. Kakrides, “Οι αρχαίοι Έλληνες στην νεοελληνική λαική παράδοση”( “Gli antichi Greci nelle moderne tradizioni popolari neo-elleniche”), Atene 1989
  • Martin, Thomas R., “Ancient Greece from prehistoric to Hellenistic times”, New Haven, New England, Yale University Press, 2000.
  • Gaetano De Sanctis, “Storia dei Greci”, 2 volumi, La nuova Italia, Firenze, 1939
  • Andrea Frediani, “Le Grandi Battaglie dell’Antica Grecia”, Newton & Compton editori.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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