Scor-data: 7 novembre 1867

Nasce Marie Sklodowska Curie

di Mauro Antonio Miglieruolo (*)  

Marie Sklodowska (Varsavia 7 novembre 1867 , Passy 4 luglio 1934) è la più giovane di cinque sorelle, in una famiglia cattolica nella quale la madre, Bronisława Boguska (18341879), pianista, cantante e professoressa, morirà di tubercolosi quando Marie ha appena undici anni. Il padre Władysław Skłodowski (18321902), è insegnante di matematica e fisica.

Vince due volte il premio Nobel, nel 1903 per la fisica (studi sulle radiazioni), insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel; e nel 1911, per la chimica, avendo scoperto il radio e il polonio. È l’unica donna tra i vincitori di più di un Nobel. Ed è anche l’unica donna che lo ha vinto in due settori distinti (con lei solo Linus Pauling).

Nel 1895 sposa Pierre Curie, insieme al quale intraprende le prime ricerche. Avrà due figlie: Irène, nel 1897 e nel 1904, Eve. Investito da una carrozza, Pierre Curie morirà nel 1906, e Marie ne prenderà il posto alla Sorbona. Morirà a sua volta il 4 luglio 1934 di anemia perniciosa, malattia contratta a causa della lunga esposizione alle sostanze radioattive sulle quali ha condotto le sue ricerche.

 

Marie Sklodowska (in seguito Curie)  16 anni

Marie Sklodowska (in seguito Curie) 16 anni

Personaggio particolare questa Marie Curie. È una delle prime donne a avere successo nel campo delle scienze, una delle prima a dimostrare l’inconsistenza dei pregiudizi, tutt’ora non completamente cancellati, sulle capacità del genere femminile di uguagliare gli uomini su tutti i piani, a partire da quello intellettuale.

Come ogni altra donna con l’ambizione di costruirsi una vita per sé, deve affrontare i soliti ostacoli che la società erge contro chi vuole tenere in condizione di inferiorità. Costoro non debbono volere e se vogliono non devono potere; e se vogliono e possono, non è opportuno che facciano, che si emancipino. È nel loro stesso interesse che certe regole, scritte e non, sono stabilite. Occorre si adeguino. Marie, come tante per nostra fortuna, non si adegua, si “rimbocca le maniche” e plasma la propria vita anche sulla base dei propri interessi, non dei soli interessi della società.

In Polonia è inimmaginabile che una donna possa studiare, a Varsavia l’università è addirittura interdetta alle donne. Marie, insieme alla sorella Bronia è costretta a trasferirsi in Francia, a Parigi, dove si iscrive alla Sorbona. Naturalmente deve lavorare per potersi mantenere agli studi (lo fa come precettrice e istitutrice); e mentre lavora e conduce gli studi normali, approfondisce la propria formazione interessandosi a matematica e fisica (studi che le saranno utili una volta iniziata l’attività di ricerca). Diventerà la scienziata più famosa dei suoi tempi.

Madre e figlia durante la prima guerra mondiale

Madre e figlia durante la prima guerra mondiale

Dopo Ipazia, uccisa nel 415 d.C. da una torma di monaci fanatici mandati dal vescovo Cirillo di Alessandria, santo e assassino, è la prima a superare gli uomini suoi contemporanei. Prima di Marie Curie, nel campo delle matematiche, solo Maria Gaetana Agnesi e Sophie Germain (siamo nel Settecento) hanno acquisito una certa fama.

Quella di Madame Curie è del tutto meritata. Insieme al marito, conducendo ricerche sulla radioattività con mezzi rudimentali, scopre due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio. Marie comprende, inoltre, che la radioattività è un fenomeno atomico, demolendo con questa geniale intuizione la convinzione della fisica di allora che l’atomo fosse la particella più piccola della materia.

Ma ciò che, a mio parere, caratterizza meglio il personaggio e ne delinea il valore umano oltre che intellettuale, è l’uso che, prima insieme al marito e poi da sola, fa dei prodotti della propria intelligenza. Non si serve della scienza per arricchirsi, ma dona  all’umanità i prodotti del suo ingegno. Il suo è un atteggiamento disinteressato, infrequente tra i lavoratori intellettuali, i quali dimenticano spesso che le conoscenze di cui sono portatori le hanno potuto acquisire per merito della società che li ha allevati e che ha fornito loro i mezzi per condurre le necessarie ricerche.

Uno dei camion attrezzati chiamati Petit Curie

Uno dei camion attrezzati chiamati Petit Curie

Non è sola, nella famiglia, in questa pratica di equilibrato uso delle proprie risorse intellettuali. Anche la figlia Irene  la coadiuverà. Durante la Prima Guerra mondiale Marie Sklodowska Curie si reca al fronte insieme alla figlia (anch’essa vincitrice di un premio Nobel per la chimica) per assistere i feriti, portando le famose “petite Curie”, da lei ideate, camion all’interno delle quali sono installate apparecchiature a raggi X.

Una famiglia particolare dunque quella della scienziata. Una famiglia interamente dedicata, con notevole successo, all’esplorazione della natura. Oltre al marito e alla figlia, vincerà il premio Nobel anche il genero, Frédéric Joliot, comunista (nel 1940, per non farle cadere nelle mani dei nazisti, affiderà tutta la documentazione sul suo lavoro ai colleghi Hans von Halban e Lew Kowarski, che la porteranno in Inghilterra: dieci anni dopo, anno 1950, perderà democraticamente i suoi incarichi a causa delle idee che professa!) anche lui dedicato al dare dopo aver tanto ricevuto dalla società. Con il suo, quello di Pierre Curie e della moglie Irene e i due di Marie, sono cinque premi Nobel in tutto in una stessa famiglia! Premi meritati, per i grandi risultati conseguiti.

Affascinato dalla grandezza dei suoceri, Joliot deciderà di aggiungere al proprio il loro cognome, diventando  Frédéric Joliot Curie.

Per cui è proprio il caso di dire, Dio li fa e poi li accoppia!

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 7 novembre fra l’altro avevo ipotizzato: 1357: strana storia a Siena [in «Specchi» di Galeano]; 1910 muore Tolstoj; 1867: nasce Marie Sklodowska Curie; 1903: nasce Konrad Lorenz; 1913: nasce Albert Camus; 1932: Roosevelt annuncia il New Deal; 1936: “debutto” delle Brigate Internazionali; 1940: clamoroso crollo del ponte di Tacoma; 1977: primo rapimento della Banda della Magliana; 1979: nascono i Sem Terra; 1980: ucciso Mimmo Beneventano; 1991: varata nuova strategia Nato; 1995: «Koraline», una vicenda di navi tossiche; 2007: gran casino sulla RU486. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Bellissima questa scor-data e, proprio nello spirito di questa rubrica quotidiana, ci dà infornmzioni negate (o meglio rimosse) su una persona pur famosa. Su un unico punto Mau è stato frettoloso: per fortuna fra Ipazia e il duo Maria Gaetana Agnesi-Sophie Germain c’è qualche altra scienziata che – pur fra mille ostacol (in testa il maschilismo) – ha acquisito una certa fama:per esempio Laura Bassi della quale un paio di volte si è parlato anche in blog. (db)

    • Piccolo grande infortunio. Grazie Daniele. Sono in obbligo al blog di un altro pezzullo su Laura Bassi. La quale, per mia fortuna, non è qui a guardarmi severamente, le mani sui fianchi, offesa non per sé, ma per la tanta disattenzione.

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