Scor-data: 9 ottobre 1888

Nasce Bucharin

di Remo Agnoletto (*)

Nel febbraio 1988 – cioè cinquant’anni dopo esser caduto vittima delle purghe staliniane – Nikolaj Ivanoviç Bucharin (1888-1938) è stato riabilitato dalla perestrojka gorbacioviana, allorché il plenum della Corte suprema della ex-URSS ha respinto la sentenza che lo accusava di aver partecipato al cosiddetto «blocco antisovietico dei trotskisti di destra».

Non si è trattato semplicemente del riconoscimento di un gravissimo errore giudiziario ma anche, in positivo, del tentativo di far comprendere all’umanità la necessità di distinguere la lotta ideologica da quella politica, le idee dagli uomini che le professano: far comprendere che nella storia esistono sempre diverse alternative nei cui confronti si gioca la libertà degli esseri umani, e che quelle risultate vincenti non per questo vanno considerata le migliori.

Quella che trovate qui sotto, alla fine, è una lettera rimasta “rigorosamente privata” per 56 anni. Prese a circolare clandestinamente in Unione Sovietica nel 1991. La rivista «Istotchnik» (La fonte) la portava a conoscenza dei lettori per la prima volta nel 1992. Una prima versione francese uscì in traduzione su «La Stampa», poi ne apparve un’altra – ripresa dal testo russo – presentata da Nicolas Werth nel 1999 in «Le debat» poi in «Le communisme» nel 2000. Il testo originale è conservato nei fondi dello speciale dipartimento del Comitato Centrale presso gli archivi presidenziali, dal novembre 1938.

Si tratta dunque di una rarità: è l´ultima lettera scritta da Bucharin a Stalin, nel dicembre 1937, tre mesi prima del processo ma a oltre dieci mesi dall’arresto. Non la conosceva nessuno, neppure la vedova, Anna Larina, che non ne parla nelle «Memorie», scritte nel 1989, che descrivono il marito come un uomo che, se aveva orrore della doppiezza, però doveva fare i conti con un «carattere complicato», era molto emotivo e spesso politicamente disorientato.

Chi era Bucharin?

Sicuramente uno dei più popolari tra i leader bolscevichi dell’epoca della rivoluzione. Nella sua famosa «Lettera al Congresso» del 24 dicembre 1922, Lenin gli rende omaggio definendolo «un teorico dei più notevoli e di grandissimo valore», che «godeva a buon diritto dell’affetto di tutto il Partito». Bucharin sarà caratterizzato da oscillazioni permanenti: dopo aver fatto parte dell’opposizione di sinistra che rifiuterà la pace separata con la Germania proposta da Lenin nel 1918, si schiererà con il triumvirato di Stalin-Zinovev-Kamenev che avrebbe regnato sul partito per due anni dopo la morte di Lenin nel gennaio 1924. Poi nel 1926-27 Zinovev e Kamenev si schiereranno momentaneamente con Trotskij e l’opposizione di sinistra mentre Bucharin rimarrà fedele a Stalin. Ma quando quest’ultimo riprende, come caricatura, le proposte dell’opposizione di sinistra e quando effettua la brusca svolta del 1928 verso la collettivizzazione forzata e la pianificazione generalizzata, Bucharin continua a sostenere la linea precedente del «socialismo a passi da tartaruga», appoggiandosi a Tomski (il decano del movimento sindacale bolscevico) e a Rykov (il successore di Lenin alla presidenza del Consiglio dei commissari del popolo). Costituiscono l’«opposizione di destra» ma non per molto. Costretti a capitolare e ammettere i propri errori, si pentiranno. Bucharin si dedicherà allora all’Accademia delle Scienze. Tornerà ad avere una responsabilità politica solo nel 1934, quando diventerà redattore capo delle «Izvestia» (Le notizie).

L’ultima lettera a Stalin rappresenta fors’anche l’illustrazione del tragico ingranaggio in cui finisce chi comincia a rinnegare le proprie idee, convinto che si tratti solo di un male temporaneo e che si potrà sempre riaffermarle in tempi migliori.

LETTERA A STALIN

[Dagli Archivi della Presidenza del Pcus, f.3, inv.24, dos.427, f. 13-18, pubblicato in Istocnik, 1993. Le note sono di N. Wert – Traduzione dal francese, da Inprecor, n. 475-476, ottobre-novembre 2002]

Rigorosamente privata – Personale

Chiedo che nessuno legga questa lettera [sottolineature dell’Autore] senza l’autorizzazione di V. Stalin.

A I. V. Stalin

Josif Vissarionovitch!

Ti scrivo questa lettera, che è sicuramente la mia ultima lettera, benché mi trovi in stato di arresto, senza formalismi, tanto più che la scrivo solo per te e la sua esistenza o meno dipenda solo da te…

Oggi si chiude l’ultima pagina della mia tragedia e, forse, della mia vita. Ho esitato a lungo prima di scrivere, tremo per l’emozione, migliaia di sensazioni mi travolgono e riesco a controllarmi a fatica. Ma proprio perché mi trovo sull’orlo dell´abisso voglio scrivere questa lettera di addio, finché sono in tempo, finché riesco a scrivere, finché i miei occhi sono ancora aperti e il mio cervello funziona.

Perché non vi siano malintesi, voglio dirti subito che per il mondo esterno (la società):

1. Non ritratterò pubblicamente niente di quanto ho scritto durante l´istruttoria.

2. Non ti chiederò niente su questo, e tutto quel che ne discende, non implorerò nulla che possa deviare la faccenda dal corso che sta seguendo.

Ti scrivo solo per tua informazione personale, non posso abbandonare questa vita senza averti scritto queste poche ultime righe, perché sono tormentato da diverse cose che devi conoscere:

1. Trovandomi sull’orlo del baratro da cui non c’è ritorno, ti dò la mia parola d’onore che sono innocente dei crimini che ho ammesso nel corso dell’istruttoria.

2. Facendomi l’esame di coscienza, posso aggiungere a tutto quello che ho già detto al Plenum [il Plenum del CC svoltosi dal 23 febbraio al 5 marzo 1937, al termine del quale Bucharin e Rychov furono arrestati] quanto segue, e cioè:

a) Un giorno ho sentito parlare della critica rivolta, mi sembra, da Kuzmin [V. Kuzmin: giovane economista vicino alle idee di Bucharin. Kuzmin come Aichenwald facevano parte di una cerchia di economisti che si riunivano periodicamente, agli inizi degli anni ‘30, intorno a Bucharin. In una di queste riunioni, nel 1932 o 1933, Kuzmin avrebbe detto che bisognava eliminare fisicamente Stalin. Nel 1933 la maggior parte dei “giovani economisti buchariniani” furono arrestati dalla Gpu e condannati a morte nel 1937-1938] ma non mi è mai venuto in mente di dargli la minima importanza.

b) Su quella riunione [v. sopra] di cui non sapevo niente (idem per quanto riguarda la piattaforma di Riutin [Nel 1932, Martemian Riutin redasse due testi molto critici sulla politica di Stalin dal 1929: una “piattaforma politica” dal titolo “Stalin e la crisi della dittatura proletaria” e un appello “A tutti i membri del partito”. Arrestato dalla Gpu, fu condannato a una pesante pena di detenzione in un campo. Stalin avrebbe voluto che lo si condannasse a morte, ma gli altri membri dell’Ufficio politico si opposero a questa misura estrema, fino allora mai applicata a nessun dirigente politico.]. Me ne ha appena accennato Aichenvald, per strada, post factum (“i giovani si sono riuniti, hanno fatto un’esposizione”), o qualcosa del genere. È vero, ammetto di averlo nascosto, ho avuto pietà dei “giovani”.

c) Nel 1932, ho fatto il doppio gioco con i miei “discepoli”: Pensavo sinceramente o che li avrei riportati completamente sulla retta via del Partito, o li avrei allontanati. Tutto qui. Ho appena finito di emendare la mia coscienza fin nei minimi dettagli, tutto il resto, o non c’è stato o, se c’è stato, non ne sapevo niente. Al Plenum ho detto la verità, tutta la verità, ma nessuno mi ha creduto. E ora ti ripeto questa assoluta verità: in tutti gli ultimi anni ho seguito onestamente e sinceramente la linea del Partito e ho imparato, nel mio animo, a rispettarti e ad amarti.

3. Non avevo altra “soluzione” che confermare le accuse e le testimonianze degli altri e svilupparle; diversamente, si sarebbe potuto pensare che io non “cedevo”.

4. A parte le circostanze esterne e la considerazione 3 (sopra riportata), ecco il risultato delle mie riflessioni su tutto quel che succede, ecco la conclusione cui sono arrivato. C’è la grande e audace idea dell’epurazione generale a) in rapporto alla minaccia di guerra, b) in rapporto al passaggio alla democrazia. Questa epurazione tocca a) i colpevoli, b) gli elementi dubbi, c) i potenziali elementi equivoci. Non può evidentemente non riguardarmi. I primi sono messi in condizione di non nuocere in un modo, gli altri in un altro e i terzi in un altro ancora. In questo modo la direzione del Partito non corre alcun rischio, si dota di una totale garanzia.

Ti prego, non pensare che ragionando così tra me e me io ti rivolga qualche rimprovero. Sono maturato, capisco che i grandi progetti, le grandi idee, i grandi interessi sono più importanti di tutto, che sarebbe meschino mettere il problema della mia miseranda persona sullo stesso piano di questi interessi di importanza mondiale e storica, che gravano soprattutto sulle tue spalle.

Ed ecco ciò che mi tormenta di più, il paradosso più insopportabile:

5) Se fossi assolutamente sicuro che tu veda le cose come me, allora la mia anima sarebbe sgombra di un peso tremendo. Ebbene, che fare? Se è necessario, è necessario! Ma credimi, il mio cuore sanguina al solo pensiero che tu possa credere nella realtà dei miei crimini, che tu possa credere dal fondo alla tua anima, che io sia veramente colpevole di quegli orrori. Se così fosse, che cosa vorrebbe dire? Vorrebbe dire che io stesso contribuisco alla rovina di una serie di persone (a partire da me stesso), che faccio il Male consapevolmente! In questo caso, non si spiega più niente. E tutto si ingarbuglia nella mia mente e ho voglia di urlare e di sbattere la testa contro il muro! In questo caso, infatti, sono io a causare la rovina degli altri. Che fare? Che fare?

6. Non provo un’oncia di risentimento. Non sono cristiano. Certo, ho le mie stranezze. Ritengo di dovere espiare per gli anni in cui ho realmente condotto una battaglia di opposizione contro la Linea del Partito. Sai, quello che più mi tormenta in questo istante è un episodio che forse hai dimenticato. Un giorno, probabilmente era durante l´estate del 1928, ero da te e mi hai detto: «Sai perché ti sono amico? Perché tu sei incapace di tramare contro chiunque». Concordo, e subito dopo corro da Kamenev (“primo incontro”). Mi creda o no, è questo episodio che mi tormenta, è il peccato originale, il peccato di Giuda. Dio mio! Che imbecille, che stupido ero allora! E adesso, espio per tutto questo al prezzo del mio onore e della mia vita. Perdonami, per questo, Koba. Scrivo e piango. Non mi importa più niente, e lo sai bene: non faccio che aggravare la mia sorte, scrivendoti tutto questo. Ma non posso tacere, senza chiederti per l´ultima volta perdono. Per questo non sono in collera con nessuno, né con la direzione del Partito, né con gli istruttori, e ti chiedo ancora una volta perdono, benché sia punito in modo che tutto ormai è solo tenebre…

7. Quando avevo alcune allucinazioni, ti ho visto varie volte e una volta ho visto Nedajda Serguievna [si tratta di N. S. Allilueva, la moglie di Stalin, suicidatasi nel 1932]. Si è avvicinata a me e mi ha detto: «Che cosa vi hanno fatto, N. I.? Vado a dire a Jossif che venga ad aiutarvi». Era tutto così reale che ho fatto un balzo e ho sentito il bisogno di scriverti perché… tu venga ad aiutarmi! La realtà si mescolava male di te e non a caso il mio inconscio infelice ti ha chiamato alla mia riscossa. Quando penso alle ore che abbiamo passato a discutere insieme… Dio mio, perché non c´è un apparecchio che ti permetta di vedere la mia anima lacerata, dilaniata come da becchi d´uccello! Se solo tu potessi vedere come sono intimamente affezionato a te, non come tutti gli Stetski e Tal´ [è Alexis Steski, redattore capo della rivista Bolchevik; Boris Tal´ responsabile del dipartimento “Stampa” del Comitato centrale e viceredattore capo delle Izvestia.] Suvvia, perdonami per tutta questa “psicologia”. Non c´è più un Angelo che possa stornare la spada di Abramo! Che il Destino si compia!

8) Permettimi, infine, di chiudere con queste ultime, piccole richieste:

a) Preferirei mille volte morire che sopportare il processo che mi attende. Non so come potrò vincere il mio carattere, tu lo conosci. Non sono un nemico del Partito, né un nemico dell´Urss, e farò tutto ciò che potrò, ma, viste le circostanze, le mie forze sono scemate e sensazioni dolorose affluiscono nell´animo mio. Tralasciando ogni sentimento di dignità e di vergogna, sono disposto a mettermi in ginocchio e a implorarti di evitarmi questo processo. Sicuramente, però, non c´è più niente da fare e io ti chiedo, se è ancora possibile, di permettermi di morire prima del processo, anche se so che, su questo, tu sei severissimo.

b) Se è una sentenza di morte quella che mi attende, ti prego, ti supplico in nome di ciò che ti è caro, di non farmi fucilare, voglio assumere da solo del veleno (dammi della morfina, per addormentarmi e non svegliarmi più). Questo è un aspetto per me molto importante, sto cercando le parole per supplicarti: politicamente, questo non farà torto a nessuno, nessuno lo saprà. Ma almeno lasciami vivere gli ultimi istanti come voglio. Abbi pietà! Visto che mi conosci bene, capisci cosa voglio dire. A volte, guardo la morte con occhi lucidi e so bene di essere capace di atti di coraggio. Eppure, a volte, questo mio stesso io è così debole, così infranto che non è più capace di nulla. Allora, se devo morire, voglio una dose di morfina, te ne supplico…

c) Voglio poter dire addio a mia moglie e a mio figlio, non a mia figlia. Ho pietà di lei, sarebbe troppo duro per lei. Quanto ad Aiuta, è giovane, supererà la cosa, e poi ho voglia di dirle addio. Ti chiedo di poterla incontrare prima del processo. Perché? Quando chi mi è vicino sentirà ciò che ho confessato, potrebbe mettere fine ai suoi giorni. Devo prepararli in qualche modo. Penso sarebbe meglio anche nell´interesse della vicenda, della sua interpretazione ufficiale.

d) Se mai mi venisse risparmiata la vita, vorrei (ma dovrei parlarne con mia moglie) andare in esilio in America per X anni. Argomenti a favore: farei campagna sui processi, condurrei una lotta a morte contro Trotskij, riavvicinerei a noi vasti strati intellettuali, sarei in pratica l´anti-Trotskij e condurrei tutta la faccenda con formidabile entusiasmo. Potreste inviare insieme a me un cechista sperimentato e, come ulteriore garanzia, potreste tenere in Urss mia moglie in ostaggio per sei mesi, il tempo perché possa dimostrare nei fatti come taglio la gola a Trotsky & C., ecc.

Se avessi anche solo un atomo di dubbio su questa variante, mandami anche per venticinque anni in esilio a Petchora o alla Kolyma, in un campo. Vi organizzerei un’università, un museo, una stazione tecnica, degli istituti, una galleria d´arte, un museo etnografico, un museo zoologico, un giornale del campo. In una parola, condurrei un lavoro pionieristico di base, fino alla fine dei miei giorni, insieme alla mia famiglia. Per la verità, non ho quasi speranza, poiché il semplice fatto del cambiamento di direttiva del Plenum di febbraio è gravido di significato (e vedo bene che il processo non avrà luogo domani).

Ecco dunque le mie ultime richieste (ancora: il lavoro filosofico, che è rimasto a casa mia, contiene parecchie cose utili).

Jossif Vissarionovich! Tu hai perso con me uno dei tuoi generali più capaci e devoti. Va bene, è acqua passata. Ricordo quel che Marx scriveva a proposito di Barclay de Tolly, accusato da Alessandro I di averlo tradito. Diceva che l´imperatore si era privato di un eccellente collaboratore. Con che amarezza ci penso! Mi preparo interiormente a lasciare questa vita, e non provo, verso voi tutti, verso il Partito, verso la nostra Causa, nient´altro che un sentimento di immenso amore senza limiti. Farò tutto ciò che è umanamente possibile e impossibile. Ti ho scritto su tutto. Su tutto ho messo il puntino sulle i. L´ho fatto in anticipo, perché non so in che stato sarò domani, dopodomani, ecc.

Ora invece, con la testa pesante e le lacrime agli occhi, sono ancora in grado di scrivere. La mia coscienza è pura davanti a te, Koba. Ti chiedo un´ultima volta perdono (un perdono spirituale).Ti abbraccio, nel pensiero. Addio per i secoli dei secoli e non serbare rancore all´infelice che sono. N. Bucharin (10 dicembre 1937).

SCHEDA SU «IL BENIAMINO DELLE FARFALLE», spettacolo teatrale di e con Norberto Presta (regia di Lambert Blum)

Nel 1938, poco prima della sua esecuzione, il rivoluzionario russo Nicholaj Bucharin scrive una lettera indirizzata alla moglie Anna. Questa lettera raggiungerà la sua destinataria solo 55 anni più tardi e solo allora Anna potrà dare una risposta.
«In ogni caso e qualunque sia il verdetto, ti vedrò dopo il processo, potrò stringerti le mani e baciarle. Arrivederci, amore mio. Tuo Nikolaj» (15.1.1938).
«Arrivederci, Nikolaj! Voglio dirti che non ho mai rimpianto di aver legato la mia vita alla tua. Dimenticarti è impossibile. La tua Annuschka». (20.07.1992).
Quest’uomo ribelle – da Lenin definito «il beniamino del partito», e più tardi assassinato da Stalin – era un grande appassionato di barzellette… e anche di farfalle.
Lo spettacolo racconta la storia d’amore di Nikolaj e della giovane moglie Anna, ma anche la storia di un rivoluzionario. Un lavoro teatrale che tratta d’amore, di rivoluzione… ma anche di farfalle.
«Niente è più straordinario di questa trasformazione che rende un baco, dall’aspetto repellente, una bellissima farfalla. Agli uomini non sempre riesce liberarsi della vecchia pelle. Questa fantastica metamorfosi avviene tra loro raramente» (Nicolai Bucharin).
È stato uno dei principali esponenti della rivoluzione di ottobre, più tardi membro del Comitato Centrale e il principale teorico del Partito Comunista Russo. Bucharin è stata una vittima della vecchia guardia bolscevica, che dopo gli allarmanti processi di Mosca è stato liquidato dal regime stalinista.
«Un canto d’amore da intendere alla maniera dei poeti di una volta, quando il sentimento era una realtà in grado di durare oltre la vita, che Presta ha trasformato in azione scenica di una novità sconcertante». (G. A. Cibotto, IL GAZZETTINO, 25/07/98)

(*) Ricordo – per chi si trova a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 9 ottobre avevo, fra l’altro, queste ipotesi: nasce Senghor; 1953: condannati Aristarco e Renzi; 1954: i francesi lasciano Hanoi; 1958: muore Pio XII, nient’affatto pio; 1963: Vajont; 1967: ucciso il Che; 1981: blitz anti camorra… e chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

 

Remo Agnoletto

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