Se domenica siete a Palermo cercate John

 Ma è una storia (dedicata ai “coltraniani” Ignazio e Riccardo) di «amore supremo» e delle «mie cose favorite» che potete trovare anche altrove… dovunque ci sia jazz.

Stamattina leggendo «Il fatto quotidiano» mi sono commosso. Per il titolo soprattutto: «John Coltrane, il dio di tutti dimenticato dagli uomini». L’articolo di Diletta Parlangeli racconta, prendendo il regista Franco Maresco come filo conduttore, «Joe Lovano plays John Coltrane» ovvero il concerto omaggio di domenica 20 agosto al teatro di Verdura a Palermo.

John Coltrane se ne è andato troppo giovane nel 1967. Come ho scritto in “bottega” anni fa, se non lo conoscete «fatevi il favore di scoprirlo: anche in rete è facile trovare qualcosa di suo». Su tutto spiccano – secondo me – le ultime versioni di My favorite things» e «A love supreme»; ma quasi ogni cosa che l’ultimo Coltrane ha toccato/suonato era un dolce morso alle galassie.

Mi piacerebbe domenica essere a Palermo ma in questo agosto le mie tasche sono troppo vuote persino per “accattare” un Ryanair. Mi regalerò allora di riascoltare “Trane”, una volta di più… Lo faccio spessissimo con il miglior jazz, dunque lui, Charlie Mingus, Ornette Coleman, Miles Davis e altri/e ma anche giovani; fra i musicisti italiani amo soprattutto due trombettisti (il “vecchio” Enrico Rava e Fabrizio Bosso ancor più del bravo Paolo Fresu) ma anche la voce di Ada Montellanico, soprattutto quando ridà vita a Billie Holiday e ad Abbey Lincoln.

La vita troppo breve di “Trane” per me si lega anche al ricordo di due persone molto amate: Ignazio Onnis e Riccardo Mancini, esistenze troncate prima del tempo che di solito abbiamo in dote.

Così prima di lasciarvi – con alcuni link – e sapendo di rischiare la nostalgia più sdolcinata (ma anche di questo siam fatti, no?) ecco due brevi ricordi dei concerti coltraniani di Ignazio e di quando “suonai” con Trane e Rik.

Mi telefonava spesso Ignazio (eccolo nella foto qui sopra). A volte parlava e altre no: suonava invece con il suo sax e alla fine riattacava senza neppure salutarmi. Una volta che sembrava quasi Coltrane mi trovai così spiazzato dalla fine improvvisa del “concerto cornettistico” che lo richiamai subito per chiedere almeno un bis. Negò – ma lo immaginavo sorridere – di essere stato lui a telefonare/suonare per me: «forse stavolta era proprio John» mi disse. Chissà. Adesso sto ascoltando “Song of the Underground Railroad” (*) dal cd «The Africa Brass session vol. 2» appunto di John Coltrane: era di Ignazio e nel 2010 me lo regalò Rita, sua sorella, perchè i fili e i riff continuassero a intrecciarsi. Così è.

Non ricordo più quanti anni fa accade, probabilmente era il 1986. Centro di Roma, per l’esattezza via Tomacelli, vecchia sede del quotidiano “il manifesto”. Mentre scendo giù con l’ascensore fischietto «My favorite things» e mi sembra di sentire come un’eco: mentre le lentissime porte dell’ascensore aspettano di aprirsi ascolto distintamente il “giro” … ma con altra sonorità della mia. Un duetto in ascensore… in ascen-suono… o in “Ascension”. Si apre la porta del pianoterra e vedo Riccardo – qui sopra nel disegno di Mauro Biani – che fischia e ridacchia. Non avevamo preso appuntamento ma la battuta fu più o meno quella dell’immagine che vedete in alto: chi viaggia Col Trane incontra bella gente e ottima musica.

Ah, buona Palermo a chi va. E buon jazz a tutte/i.

 

POTRESTE PARTIRE DA QUI:

John Coltrane: (il mio) «A love supreme»

My Favorite Things

MA IN BOTTEGA TROVATE ANCHE QUESTI TRE.

Scor-data: 9 dicembre 1964

PER FORTUNA JOHN

Krzysztof Komeda quartet – Requiem for John Coltrane (1967)

(*) A proposito di storia dimenticata (vedi il post delle 15)… la Underground Railroad era una rete di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati dal XIX secolo dagli schiavi neri negli Usa per fuggire con l’aiuto degli abolizionisti. Qui in “bottega” cfr Scor-data: 10 marzo 1913  e Prima donna nera su una banconota: Harriet Tubman
Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *