Se è di Sturgeon bisogna leggerlo

recensione a «Godbody» in 5 atti più … un atto mancato

ATTO PRIMO [www: intorno al 18 febbraio]

Le chiedo se ha letto «Godbody» e Rosalba risponde così: «MITICO. Lo sarebbe, secondo me, anche se fosse uno scritto contemporaneo. Se poi penso all’epoca e alle altre sue opere… Un grande. Ma forse io sono un po’ di parte». E poi: «buona lettura! Ti invidio, fortunato amico che ancora hai al tuo arco un inedito di Sturgeon».

 

ATTO SECONDO [7 febbraio, in “bottega”]

«Se speri, se ami» è il titolo di uno dei tanti racconti (in realtà un “romanzo breve”) di Theodore Sturgeon: chi lo ha letto ricorderà che al centro della vicenda c’è l’idea che “se speri e se ami… quasi tutto diventa possibile” o almeno bisogna tentare. Così io spero – per amore – che prima o poi in Italia qualche editore pubblicherà i racconti inediti di Sturgeon, ritradurrà quelli “massacrati” da incomprensioni o censure, renderà disponibili quelli esauriti… Purtroppo è come quel famoso Godot: sembra sempre che stia per arrivare e invece no. Ma d’improvviso vengo a sapere da due articoli (bruttini per la verità: su «Pagina 99» e su «Alias-il manifesto») che c’è un romanzo inedito di Sturgeon: «Godbody». Già tradotto in italiano: lo vendono on line e in pochissime librerie, a caro prezzo oltretutto. Voi direte: “ma db, per amore, sei corso a comprarlo?”. E io rispondo: “l’ho regalato a Rosalba per il suo compleanno e ora ne prenderò una copia per me, svenandomi quasi, ma sono t-e-r-r-o-r-i-z-z-a-t-i-s-s-i-m-o, anzi più… E se non è il grande Sturgeon che amo, che spero?». Per sapere come finisce questo tormento amoroso aspettate un Marte-dì o due.

ATTO TERZO [circa 13 giorni dopo la seconda scena]

Ieri ho finito di leggere «Godbody». Ed eccovi la mia recensione: abbondante, condita e piccante. La mia paura – vedi sopra – era fuori luogo. Un gran bel libro, non mi ha deluso. Rimbalzo a voi lo stesso augurio fattomi da Rosalba: “fortunate e fortunati voi che ancora avete al vostro arco un inedito di Sturgeon”.

Chi mi conosce sa che racconto poooooooco le trame ma stavolta sarò più reticente del consueto, per molte ragioni che… capirete leggendo il romanzo. Ma anche perché Theodore Sturgeon lavora, nella trama come nella scrittura, di cesello e una parola o una frase buttata lì all’improvviso cambia il senso a tutto ciò che si era letto nel libro… o addirittura che fino ad allora – esagero? – si era pensato/immaginato nel cosiddetto mondo reale. Amo Sturgeon: come Rosalba sono “di parte”. Siamo poche/i in Italia: molte persone, e in particolare le persone che si credono perbene, non hanno mai capito un cazzo dei libri di Sturgeon e purtroppo c’erano editori e/o traduttori, dunque hanno combinato disastri: travisando, censurando, decontestualizzando, non pubblicando… Se mi nominassero giudice della BLM – buona letteratura moderna – al processo “Sturgeon vs Italia” non darei loro l’assoluzione; però se fossi l’avvocato difensore dei suddetti mascalzoni giocherei la carta delle attenuanti: Sturgeon era un tornado, free jazz, un arcobaleno galoppante, sempre avanti per trame e per stile mentre in Italia siamo quasi sempre indietrissimo – bocciati in storia, etica e scienza; a malapena promossi in latino maccheronico; da 10 solo in ipocrisia e paura – e dunque «Cristalli sognanti», «Nascita del superuomo» (o meglio: «Più che umano») ancor più «Venere più X» e i tanti racconti spiazzavano chi si credeva/crede “per bene” ma vive già all’Inferno, girone codardi, ignoranti e finti buoni.

Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh. Mi sono sfogato. Quanno ce vò… ce vò.

Vengo a «Godbody». La storia di un dio (con la minuscola) davvero d’amore che arriva fra noi è stata già raccontata, anche troppe volte e con mille salse, persino in versione “hippie”. Ma un grandissimo scrittore – e Sturgeon è fra i maggiori del ‘900 – è in grado di riprendere i fili di una vecchia trama e tessere una tela nuovissima e… mai vista prima.

Così in poche righe già intravediamo il primo “discepolo”: basta un tocco della mano del “dio corpo” e Dan Currier è «consacrato uomo di Dio» (con la maiuscola nel testo).

Capiamo poco dopo, con Liza Currier, che «c’è ancora tutto un mondo, anzi un intero universo, da esplorare».

Ma una divinità può e deve salvare un essere umano viscido, arrogante e violento – o invece c’è del buono perfino in lui? – come Hobart Wellen, il terzo personaggio del romanzo. Può? Deve? Lo farà?

Quarta protagonista è Britt Svenglund che per anni vive in «perfetta solitudine» chiedendosi: «perché quando le persone pronunciano la parola “solitudine” evocano sempre qualcosa di brutto o di triste?»; sarà la prima a scoprire che «è meraviglioso poter dire una sola parola, il tuo nome, ed essere creduta».

Ed ecco Willa Mayhew, un concentrato di infamia, di sessuofobia, di odio per l’altrui felicità. Così abituata a comandare e ricattare è Willa che resterà di sasso quando Melissa Franck le si ribellerà…

Melissa è una giovane donna «invisibile al punto che nessuno aveva mai sentito neppure il bisogno di dirle “levati di torno”».

Nella trama è il momento di incontrare Andrew Merriweather, un personaggio tragico… eppure le pagine in cui lui e sua moglie – che non sembra essere degna neppure di possedere un nome – dovranno fare i conti con preservativi e diaframmi sono fra le più grottesche che io ricordi: si ride per disperazione certo … ma tante/i nel leggere spereranno di non essere come Andrew e la moglie commettendo forse un errore di valutazione e/o sottovalutando il potere dell’amore.

Anche lo sbirro part-time Harrison Salz non sembra un bell’incontro, una bella persona. Ma chi ha troppe certezze difficilmente va lontano.

E poi DAPPERTUTTO c’è Godbody che regala amore e che avverte «il dolore di chiunque» come fosse una richiesta d’aiuto alla quale lui deve rispondere; un grido «che lui doveva far smettere, soprattutto perché sapeva come farlo». C’è in quasi ogni pagina – e forse dopo, chiuso il libro – Godbody che mette in pratica un precetto semplicissimo e sovversivo: «Dio è amore, e fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te», «bisogna amare con – non tramite». C’è Godbody che «ascolta in modo totale». C’è… quel che non mi pare giusto raccontarvi.

Nelle ultime pagine si ragionerà di teolessia – «una parola che significa “posseduto da dio”» – e di Agape, di come preti, vescovi e Concili abbiano cancellato il cristianesimo delle origini. Perché lo fecero? Se lo chiede Dan Currier (strada facendo scopriremo che è «un reverendo») e la sua risposta «gela il sangue».

Del finale – è ovvio – nulla posso dirvi. Mi assale il dubbio che «voi non potete capire: del resto non ci sono riuscito neppure io, allora come adesso»: a dubitare così è Dan Currier ma anche Dan Barbieri sottoscrive.

Gran libro. Se mi chiedete “ma Sturgeon ha fatto di meglio?” la mia risposta è “sì, certamente” ma – come ho sintetizzato nel titolo – tutto (o quasi) quel che Thedore Sturgeon ha scritto va letto. Se conoscete l’inglese godetevelo nella lingua originale anche perché, come mi ha spiegato tanti anni fa Riccardo Mancini, sembrava che i traduttori italiani a volte non capissero di cosa Sturgeon stesse parlando…

 

ATTO QUARTO [uno sguardo al libro italiano]

L’oggetto «Godbody» del quale sono in possesso è il numero 670 perché «questo esemplare fa parte della tiratura numerata» e limitata. Io avrei preferito non essere costretto ad appartenere, per una volta, a un club per riccastri e dunque non pagare 24 euri per 184 pagine. Perciò subito vi consiglio di comprare questo libro in gruppo o costringere la biblioteca locale a metterlo in scaffale; e poi prestarlo o fotocopiarlo perché davvero editori così vampiri non meritano gratitudine. Eppure, per il diritto a contraddirmi, devo essere grato alla piccola Atlantide – www.edizionidiatlantide.it – per aver finalmente pubblicato (nella traduzione di Marina Sirka Mosur) questo libro che mi rimarrà dentro, come gli altri di Sturgeon. E di nuovo contraddicendomi sono incazzato con Atlantide per aver omesso notizie sul libro e non avere inserito nella traduzione gli scritti di Robert Heinlein e di Stephen Donaldson. Apprendo infatti da Wikipedia – grazie al traduttore automatico – che «Godbody è il romanzo finale di Theodore Sturgeon, pubblicato postumo nel 1986. Con una premessa, “Agape ed Eros: l’arte di Theodore Sturgeon” di Robert A. Heinlein e una postfazione di Stephen R. Donaldson».

Come è stato accolto negli Usa? Sempre nella succitata Wikipedia inglese leggo o meglio decifro che «Ben Bova, scrivendo per il Los Angeles Times, ha chiamato Godbody “una buona prima bozza” e come Algis Budrys ha ritenuto che Sturgeon non abbia terminato completamente il romanzo prima della sua morte .. e dunque esso non raggiunga il suo pieno potenziale». Mmmm. Probabilmente è così: se avesse potuto Sturgeon lo avrebbe “cesellato” ancora, come sapeva fare lui. Ma anche così resta un ottimo libro. Devo dunque ripetermi: vergogna agli editori italiani che in 30 anni non lo hanno tradotto e se davvero hanno pensato qualcosa del tipo “troppo pornografico, offensivo per i cristiani” la loro idiozia è totale.

 

ATTO QUINTO [noi che qui in “bottega” amiamo Sturgeon]

Di Sturgeon più volte si è scritto in bottega: a esempio Antonio Caronia: Theodore Sturgeon, alla ricerca dell’uomo ottimale; qui invece db che poi sarei io: Sturgeon: umano, oltre umano, più che umano; e invece qui Fabrizio Melodia Scor-data: 26 febbraio 1918. E ancora vale buttare un occhio su Ben pensato, empatico Theodore (1) e Ben pensato, empatico Theodore (7 frammenti) ma anche su Sesso, amore, fantascienza e X. Ma soprattutto leggete le sue opere, anche se trovarle non è semplicissimo… a parte «Cristalli sognanti» che per fortuna Adelphi ha reso di nuovo disponibile.

 

L’ATTO MANCATO [ieri, oggi e chissà]

Ho più volte promesso, anzitutto a me stesso, che avrei scritto in “blog-bottega” qualcosa di meditato su Sturgeon. Ho sempre rimandato. Ho molti buoni alibi, in particolare che aspetto le promesse ri-traduzioni dei romanzi e la pubblicazione in italiano di racconti e romanzi brevi. Però, sempre in virtù della contraddizione: non ho alibi. Perciò me lo dico da solo: vergognati db. Immaginate un coro di fischi, pernacchie e qualche pomodoro moderatamente marcio: me li merito.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Grazie per la bellissima recensione, un tornado free jazz anch’essa, e per avermi fatto scoprire dell’esistenza di questo testo. Quanto all’editore vampiro, uhm, non è il mio mestiere e non conosco spese, mercato e quindi non posso valutare come si arrivi al prezzo di copertina. Invece mi sfugge perché non sono stati tradotti anche i testi di accompagnamento: forse per una questione di diritti, perché se è una scelta allora la trovo personalmente molto miope. Sul rapporto tra Heinlein e Sturgeon, autori apparentemente agli antipodi, in rete si trova molto per chi sa l’inglese. Per esempio, qui si legge la famosa lettera con cui Heinlein aiutò Sturgeon a superare un blocco dello scrittore da incubo, con relative difficoltà di carattere economico e esistenziali:

    http://www.lettersofnote.com/2012/10/help-from-heinlein.html

    Grazie ancora e tanto amore a tutte e tutti!

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