«Se la Grande Madre vuole. Arresolùtu»

db si entusiasma per il romanzo di Marco Piras-Keller: è un libro che regalerei (o presterei) con gioia alle persone che amo

Arrìu con 300 anime «a inizio autunno 1920» (con un solo ateo «praticante») e il doppio nel 1990. E’ nel Sulcis; Sassari «al capo opposto dell’Isola, in Cabesùsu, con gente e lingua diversa» sembra all’altro lato della Terra. Eppure scopriremo che Arrìu è tutto il mondo.

Com’era strano Tanièi da bambino: non accettava torti, si ribellava fino all’estremo. A esempio pensava che i genitori potessero picchiarlo ma il maestro non doveva, perchè era un uomo meschino. E’ morto giovane Tanièi ma ad Arrìu, piccolo paese del Sulcis, c’è chi lo ricorda ancora tantissimi anni dopo. Magari solo per le frasi fulminanti e conclusive («Io sono io, gli altri sono gli altri e quando è fatto rimane fatto») o spiazzanti («Ti conosco e chi sono io lo so. Cosa vuoi?»). O perchè solo quando Tanièi ha 15 anni accadde il miracolo e «smise di litigare con il mondo». Ma poche persone hanno conosciuto tutta la verità – «un dolce, difficile segreto» – su Tanièi e chi l’ama.

«Il paese è pettegolo, talvolta cattivo, perfino impietoso nella sua occhiuta recensione di tutto ciò che esce dal conosciuto. La chiacchiera vola come un alito. Sussurrando a labbra sottili, narici frementi e occhi affilati, la mano aperta davanti alla bocca, si istruisce il processo e si emette sentenza. Nella piccola comunità il pettegolezzo censura e richiama alle regole usate. Poche cose rimangono occulte, neppure i segreti familiari più imbarazzanti, neppure quelli più terribili che anche la più piccola comunità ha». Eppure il vero, «dolce» mistero di Tanièi si potrà scoprire solamente quando Erminia ritornerà (dalla Germania) per una vacanza nella «casa al mare a 20 minuti da Arrìu» e dovrà forzarsi a «scavare nei ricordi degli altri». Soprattutto delle altre perchè – è inoppugnabile – «sia fedeltà da inerzia, sia scelta, le donne serbano più memoria».

Al suo primo romanzo «Se la grande madre vuole. Arresolùtu» (da Condaghes editore: 264 pagine per 15 euri) Marco Piras-Keller riesce in un’impresa degna delle grandi narrazioni: farci appassionare alle vicende reali e alle ombre lunghe un secolo di un paesino minuscolo che però sembra – e, strada facendo, si confermerà – un intero mondo, il nostro.

Magari lentamente ma il tempo passa persino lì. «Sono successe, succedono e succederanno sempre» sentenzierebbe Tanièi.

Non c’è più lo «strambo» ad Arrìu che tiene gli indumenti al contrario per tenere lontano il malocchio. Ora si può dare (forse) del tu alla nonna. Con il tempo mutano persino le superstizioni sul fico. E adesso molti giovani non sanno che l’erba nuova spunterà «alla Grande madre piacendo». Però ancora tanti danno “a bere” le ultime gocce del bicchiere alla terra oppure si chiedono se «sia vero che le stelle e i pianeti congiungendosi portano predicibili influssi sulla natura degli uomini e sulla loro anima». Le memorie familiari restano lì, con le complicazioni e i segreti degli amori ma anche degli odi. Scavare e capire si deve, pur se fa male. Il passato è un fulmine: scoppia all’improvviso e illumina tutto: fa paura. Qui come ovunque le donne sanno tessere (o ritrovare) le trame. Di ieri e di oggi. E si va verso un quasi lieto fine che non puzza di fasullo. L’ultima parola del libro è «proviamo». Un filo di speranza.

Marco Piras-Keller ha le radici nel Sulcis, poi da Bologna è arrivato in Svizzera dove fra molti lavori non ha abbandonato le ricerche sulla lingua sarda.

Abbiamo bisogno di «storie antichissime in vesti nuovissime» scrive Marcello Fois in una convinta prefazione. E aggiunge che bisogna essere ben matti per scrivere un romanzo, per giunta sardo, ma questa volta l’incoscienza ha pagato. Un esordio temerario e bello. E anche io vi consiglio questa riuscitissima pazzia.

 

NOTICINA: se i treni sono in ritardo, fffffffiguratevi le recensioni di db

Anche questa mia recensione arriva “lunga” e così va a collocarsi nella serie (o rubrica?) «Chiedo venia». Come ho già scritto mi è capitato, mi capita e continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri letti e apprezzati. Perché? I motivi sono tanti, sia seri che banali: a volte sono solo “acciaccato” e un po’ stanco di scrivere ma in altre occasioni indugio nella ricerca del momento giusto per rendere la grande emozione ricevuta in regalo dal testo … e poi invece vengo risucchiato e soffocato dal quotidiano. Dunque chiedo venia. Comunque i libri “vecchi” quando son belli mica si arrugginiscono, anzi. [db]

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Marco Piras-Keller

    Tanti vorrebbero una simile recensione. Grazie Daniele.

  • Christiana de Caldas Brito

    Recensione di chi ha veramente colto lo spirito profondo dell’autore. Un libro da leggere se si vuole conoscere un opera che fa onore alla vera letteratura.

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