«Se le stelle fossero dèi»

Rileggendo – dopo 25 anni – il romanzo di Gregory Benford e Gordon Eklund

Comincio con un quiz, che viene così formulato nel romanzo: «8, 5, 4, 9, 1, 7, 6, 10, 3, 2 – problema per lo studente: come sono ordinati questi numeri?».

Risolto?

Tic-tac, tic-tac…

Con qualche aiuto – «sono disposti secondo uno schema che non ha niente a che vedere con l’aritmetica. Bisogna porsi al di fuori del normale contesto del sistema per capirlo» – l’interrogando del romanzo ce la fa.

E voi che state leggendo? Risolto?

La risposta è più sotto ma ovviamente ci serve soprattutto quel «porsi al di fuori del normale contesto»: questo piccolo quiz, o se volete esercizio di “pensiero trasversale”, funziona come un esempio… o un detonatore.

Codesto piccolo, facile quiz funziona in italiano come nell’inglese originale; ma se lasciassi la parola al mio amico Severo De Pignolis lui obietterebbe: “bisogna decidersi perché in italiano la risposta giusta è 5, 10, 2, 9, 8, 4 , 6, 7, 3 e 1 e non quella inglese” e ha ragione visto che si tratta appunto dell’ordine alfabetico.

Piccola pecca – o forse scelta opinabile – nella traduzione di Fabio Feminò del romanzo «Se le stelle fossero dèi» (prima stesura nel 1977, ampliato a romanzo nel 1988) di Gregory Benford e Gordon Eklund che adesso Urania ha rimandato in edicola: 240 pagine per 6 euri e 90 centesimi.

Un bel romanzo. L’ho appena riletto, partendo dai miei appunti del 1991 dove mi ero segnato vari temi (linguaggio delfini, Titano, decreto anti-senilità, messaggi dallo spazio e numeri primi, pensare in curve, intelligenze dormienti…) e avevo sintetizzato il giudizio in «così così»… ma penso di essere stato allora frettoloso e/o troppo severo: «Se le stelle fossero dèi» infatti è un buon libro, ricco di idee sulla conquista dello spazio, sugli alieni, sulla necessità di pensare in modi non banali (il quiz sopra citato).

Si svolge in 5 tappe: su Marte, 2004; sulla Luna nel 2017; in Africa – si potrebbe dire il più alieno dei luoghi per molti “occidentali” – nel 2052; nel 2060 su Giove; infine nel 2061 su Titano; più un breve epilogo. Come di consueto non riassumerò la trama; però nel finale… occhio a Corey.

Lo consiglio in modo particolare a chi ama le giraffe. Frase memorabile: «trattare con i politici è come pisciare controvento. Non si ottiene mai in ritorno quel che si vuole». Colonna sonora consigliata l’album «Cosmos» o comunque il jazz di Sun Ra. Forse, leggendolo 25 anni fa, una delle mie perplessità era che ci fossero troppe idee, storie, cosmogonie per un solo, breve libro. Oggi il fisico Benford potrebbe/dovrebbe farne – con o senza Eklund – una “saga”. Se seguirà il mio consiglio sappia che voglio un cent ogni mille copie vendute; d’accordo ogni tremila.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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