Señorita violencia: esperienza di una femminista in El Salvador

La storia di Señorita Violencia, linea di magliette, borse, pantaloni, calamite, piccoli oggetti ideati da Julia Valencia all’insegna degli ideali femministi.

di Maria Teresa Messidoro (*)

Lunedì 11 marzo, appena pochi giorni dopo il clamore mediatico delle manifestazioni che hanno portato in piazza migliaia di donne in tutto il mondo, il Banco Central de Reserva di El Salvador ha annunciato il proposito di realizzare lo studio “Costo Económico de la Violencia contra las Mujeres  en el año 2017”, con lo scopo di analizzare gli impatti economici diretti ed indiretti dovuti agli atti violenti compiuti contro le donne nel paese centroamericano, così come prevede la legge “Ley Especial Integral para una Vida Libre de Violencia para las Mujeres”, approvata dall’Assemblea Legislativa Salvadoregna nel 2010.

Uno studio quanto più urgente e necessario, visto che nel 2017 El Salvador ha registrato il più alto tasso percentuale di femminicidi dell’America Latina e che le statistiche ufficiali ci dicono che il 67% delle donne del paese ha subito nella sua vita almeno un’aggressione. Occorre effettivamente implementare il lavoro di prevenzione in questo ambito, come afferma Miriam Blandes, rappresentante ONU nel campo delle donne:”un dollaro speso per occuparsi delle vittime di violenza è un dollaro in meno nel campo dell’educazione e della prevenzione”.

Ma anche in El Salvador ci sono segnali differenti, che provengono dal mondo femminista contemporaneo: Julia Valencia è una delle voci alternative da conoscere ed ascoltare. Julia ha un sorriso grande come il mare che ama, quando parla del femminismo, della dignità e del rispetto necessario nei confronti delle donne, parla con l’impeto e la furia delle onde oceaniche. Sul braccio sinistro ha un tatuaggio che non lascia dubbi:”Ni una menos”, trasformandosi lei stessa in un “manifesto pubblico” della propria militanza e filosofia di vita.

La salvadoregna, trentaseienne, disegnatrice grafica di professione, ha “inventato” la linea Señorita Violencia, giocando un po’ con il suo cognome, che comprende magliette, borse, pantaloni, calamite, piccoli oggetti, tutto creato con uno spirito femminista. Femminista da quando, piccolina, ascoltava sua madre che le diceva che le donne possono ottenere ciò che desiderano, che i lavori casalinghi devono essere condivisi, che se ci sono figli ciò non deve limitare la possibilità di lavorare fuori dalle mura domestiche. Divenuta adulta, visse personalmente sulla propria pelle l’esperienza delle molestie maschiliste, vide molto da vicino violenze di genere e tutto ciò la spinse a fare e lavorare per visibilizzare queste problematiche. Non esiste dunque per Julia un prima e un dopo il femminismo, è una scelta ormai interiorizzata da tempo ed ora sempre più necessaria in una società, come quella salvadoregna, in cui le donne sono ancora lontane dalla parità e dall’uguaglianza di genere. Anche nei dieci anni di governo “di sinistra” del FMLN, troppe volte l’argomento femminismo è stato utilizzato per convenienza, senza riuscire, forse senza nemmeno volere, a risolvere problemi come il femminicidio, le gravidanze infantili o la depenalizzazione dell’aborto (in El Salvador, come ad Haiti o in Nicaragua, l’aborto è ancora punito fino a 30 anni di carcere per omicidio). Julia è convinta che la stessa arte è ancora “escludente”: in troppi eventi il numero delle donne che espongono è sempre di molto inferiore rispetto ai colleghi maschi.

Analogamente, sono gli stessi uomini che non vogliono rinunciare ai propri privilegi, mentre le donne, afferma ancora Julia, hanno il diritto di occupare quegli spazi che sono stati loro negati per secoli. Per questo, con Señorita Violencia, Julia progetta di realizzare laboratori artistici, creare un negozio femminista, nell’immediato inventando e proponendo nuovi disegni “femministi”.

Da poco ho avuto la fortuna di conoscere Julia (in El Salvador, si sa, si arriva in fretta in contatto con la gente): ci siamo scambiate poche parole, sufficienti per capire che lei lotta e lotterà per sempre con uno spirito femminista battagliero, facendomi tornare alla memoria l’impertinente Prudencia Ayala, salvadoregna india, ragazza madre, zoppa e sempre in pubblico con un bastone, che, all’inizio del 1900, quando le donne non avevano ancora diritto di voto, si presentò candidata alla presidenza di El Salvador, sfidando regole e convenzioni.

Sì, la testimonianza di donne come Prudencia Ayala e la cocciutaggine e la fermezza di donne come Julia Valencia, possono per davvero cambiare il mondo.

(*) vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

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