Sette suggestioni sulle opere di Yerka – 3: Guerra

di Mauro Antonio Miglieruolo

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La guerra era tornata. La guerra torna sempre. Forse perché in effetti non se ne va mai. Quand’è che gli uomini vivono in pace? Se non fanno guerra al vicino la fanno con se stessi… per questo, il fuocherello che cova sotto la cenere, quando uno meno se l’aspetta, ciò di cui credeva d’essersi sbarazzato, eccolo di ritorno.

Non c’è soluzione. Combattere e combattere. Minimo combattere la guerra, il che costituisce sempre mettere su una guerra.

“Bisognerebbe creare la pace dentro,” affermò uno, un signore corpulento sui cinquanta, una gran barba bianca e un modo di ridere cupo, cavernoso.

“Bisognerebbe cambiare,” ipotizzò un altro, un idealista, il cuore gettato sempre oltre l’ostacolo.

“Bisognerebbe che gli uomini diventassero tutti fratelli,” il terzo, cinico come certo personaggi che credono di averne viste tante nella vita. Lottava con ostinazione contro quel suo cinismo. Lottava pur sapendo ne sarebbe stato sconfitto. Per nostra buona fortuna perseverava nella guerra in favore dei buoni sentimenti.

Quei poveretti, vecchi e nuovi, antichi o all’ultimo grido digitale, procedevano da ore sui quei loro ludici velleitari “bisognerebbe” e “bisognerebbe” senza cavare un ragno dal buco. Speravano che sbagliando e risbagliando a un nocciolo qualsiasi sarebbero comunque arrivati.

“Bisognerebbe liberare il cervello dai pensieri…” perseverò una dei tanti convenuto a dire la sua. Un audace, indubbiamente. Magro e dallo sguardo spiritato. Spaventato dalla propria audacia tentò di attenuare ricorrendo alla biologia. “Voglio dire, neutralizzare il cervello da rettile che abbiamo ereditato dalla preistoria.” Fece peggio. Non era un argomento che avesse senso, quello, in quanto specie non soggetta alla loro giurisdizione. Un semplice riempire il vuoto con parole.

Gliele fece notare un ennesimo che arzigogolò: “perché rinunciare al cervello di rettile e non anche quello di mammifero, che presuppone il rettile?”

Fu l’argomento decisivo, chiuse la strada a ogni condizionale. La desolazione cadde sull’uditorio, al quale non erano sfuggite le gravi conseguenze che la domanda implicava. Ad esempio, l’impotenza dell’uomo per com’era di fermare piani, pensieri, preparativi e azioni di guerra. Con relativi guadagni e perdite. L’arricchimento di alcuni, la vita e desolazione dei tanti altri. La sensazione era che, con quella frase, il magro spiritato avesse voluto significare non sappiamo, non possiamo, non vogliamo.

A meno che, ma l’interpretazione era davvero eccessiva, stesse suggerendo la necessità di rinnegare il genere, con l’attuale c’era poco da fare, non era modificabile, da rivoluzionare era. Ecco. Occorreva cambiarlo tutto. Optare per una nuova specie, forse persino una famiglia biologica differente. Quale quella preconizzata in tanti e tanti romanzi di fantascienza. Slan. Hedrock. Tele-Homo Sapiens. E i crudeli figli dell’uomo, figli della distruzione, gli indicibili “mutanti” di molti incubi e di qualche sogno, eredi delle speranze deluse del XX secolo.

L’uomo non mancò di specificarlo.

“Se dobbiamo cambiare, bisogna cambiare dalla testa ai piedi. Altrimenti non si conclude niente.”

 Si trattava, a suo parere, di aggiungere una perla alla collana della vita. Di negare l’uomo per dare un’eredità all’uomo. Era l’unica alternativa per mantenere sulla Terra una qualsiasi progenie intelligente. Una correzione genetica che sarebbe arrivata buona ultima a mettere riparo agli errori degli uomini. Eravamo nella continuità necessaria. Minerale, cellula, mollusco, pesce, rettile, mammifero, uomo, superuomo. O, angelo, così tanto per specificare in poesia.

Nel silenzio forse sbigottito trovò spazio l’opinione di un tecnico chiamato a installare un ricondizionatore degli impianti presenti nella sala. Attratto da quel silenzio smise di manipolare cavi elettrici, misurare megahertz e spostare manometri. Guardò l’insieme del consesso come si guarderebbe un animale raro e quello gli parve, un animale straordinario con molte teste, vomitato dalla noia dello spazio tempo.

“E se provassimo a far qualcosa?” disse quasi senza parere. “Se ci rimboccassimo le maniche?”

Il che gli valse poi una velata accusa di propensione eversiva. E naturalmente una ammonizione.

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

Un commento

  • Benemerito Mauro Antonio che divulga le psichedeliche, sognanti, complessemozionantistrioniche, bizzarre e preziose opere di questo ispirato e geniale pittore; una cascata d’acqua fresca nel talvolta arido fluire di notizie e commenti dal mondo.

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