Siamo ignari di essere sudditi

Intervista a Marco D’Eramo dopo l’uscita del libro «Dominio»

di Daniele Barbieri (*)

Fra tante guerre, aperte e sotterranee, la più importante degli ultimi 50 anni è stata resa invisibile. E’ quella dei padroni contro i sudditi. Lo aveva rivendicato 14 anni fa uno degli uomini più ricchi del mondo, Warren Buffett: «certo che c’è guerra di classe, ma è la mia classe, che la sta conducendo e stiamo vincendo».

Di questa vittoria storica ragiona Marco D’Eramo in Dominio appena uscito da Feltrinelli. Dopo aver scritto per anni sul quotidiano il manifesto ora D’Eramo collbora con Micromega e con New Left Review. Alcuni suoi libri – come Il maiale e il grattacielo (appena ristampato) o Il selfie del mondo sono ormai classici.

«Una guerra ideologica totale» al punto che la Troika, non contenta di avere imposto lacrime e sangue alla Grecia, decise perfino «la forma delle pagnotte». La distruzione del Welfare viene chiamata «riforme strutturali». I ricchi ne parlano senza ritrosia «mentre noi – scrive D’Eramo – solo a nominare questa guerra ci vergogniamo e siamo subito sospettati di estremismo».

«Tutto avviene alla luce del sole». Il neoliberismo non complotta ma conquista le menti. Ma qualche segretuccio, per esempio sulle Fondazioni, fa comodo?

«Non ci sono segreti: il nuovo modo di nascondere è sommergerti di notizie e tu non distingui più fra informazioni pertinenti e non pertinenti. Che il Nobel dell’economia non sia un Nobel è risaputo però non lo sa nessuno. Il ruolo delle fondazioni è stato descritto decine di volte in libri, riviste importanti, autorevoli quotidiani. Le stesse fondazioni se ne sono sempre vantate pubblicamente. Fa ridere la vecchia Unione sovietica che aveva paura delle fotocopiatrici! I nostri hanno capito che per rendere innocuo un messaggio basta sommergerlo con il rumore di fondo di altri milioni di messaggi».

Parole nuove e altre vietate (o travisate), il trionfo dell’eufemismo. E’ anche uno scontro sui linguaggi?

«La guerra delle idee è sempre uno scontro di linguaggi. Negli Usa per secoli è stato lecito dire negro, poi è diventato indicibile e si usava nero, ma anche questo è diventato maleducato e si è usato afroamericano e adesso nella nuova destra torna negro. Guarda Trump che usa la parola antifa(-scista) come un insulto, mentre nel dopoguerra era quasi obbligatorio dichiararsi antifa. Quando Voltaire e gli Illuministi riuscirono a imporre l’idea che il Medioevo erano i secoli bui e loro la luce avevano già vinto. Oppure: la guerra delle idee è a chi si appropria del nuovo; quando un filosofo riesce ad appropriarsi dell’etichetta di “nuovo filosofo” relega gli altri nel vecchiume. Certo che la lotta delle idee è una guerra sulle parole. Può essere anche insidiosa. Il nostro sistema sanitario è passato dalle Unità sanitarie locali alle Aziende sanitarie locali».

I neoliberisti si muovono «col denaro dello Stato» contro tutto ciò che è pubblico. E’ il paradosso più grande?

«Usare le risorse dell’avversario contro di lui è uno dei più antichi insegnamenti nell’arte della guerra, per esempio in Sun Zu, ed è la base di arti marziali come il judo. No, il paradosso più inquietante è che in nome della libertà ci rendono servi e in nome del privato aboliscono la privacy. E’ il conio di una neolingua alla Orwell: quando un’innovazione ti è presentata come smart (smartphone, smart-home) sta pur sicuro che ti stanno fregando. Guarda lo smartwork di cui tanto si ciancia: la prima forma di sfruttamento protocapitalista era il lavoro a domicilio delle filatrici».

Accenni che con le misure anti-Covid è in atto «un colossale esperimento di ingegneria sociale». Puoi chiarire?

«Non era mai successo che due miliardi di persone contemporaneamente fossero messe agli arresti domiciliari volontari e lo accettassero. Si è mai visto un esperimento sociale con due miliardi di cavie? Sono sicuro che i ricercatori di mezzo mondo, dal Pentagono a Novosibirsk all’università di Beijing, stanno studiando quel che succede: quanto a lungo saranno accettate le restrizioni? in che modalità? con quali strumenti? Sono tutti dati preziosi per i prossimi studi comportamentali».

L’Italia (per dire un Paese) non potrà mai risanare il debito. E nessuno chiederà agli Usa di farlo. Debito e credito come armi: se esistessero ancora forze di sinistra cosa dovrebbero fare?

«Quando un partito che si dice progressista non fa parola del problema di ristrutturare il debito, gatta ci cova: vuole dire che ha già deposto le armi e accettato per sé un ruolo subalterno e ausiliare a quei poteri a cui afferma di opporsi».

Ricordi che «gli Usa dominano il mondo con la forza militare» e poi aggiungi: «non sto dicendo che l’impero Usa è pessimo», nella Storia vi fu di peggio. Se il 4 novembre Trump perdesse ma cercasse di restare lì ti sembra credibile che il capitalismo Usa vada verso una mini-guerra interna?

«Uno degli errori della sinistra è sempre sottovalutare gli avversari, in particolare degli Usa che in un solo secolo hanno conquistato il mondo militarmente ed economicamente ma anche conquistato l’immaginario mondiale, imposto lingua e sistema giuridico, controllato le reti e lo spazio. E noi continuiamo a vedere questi dirigenti americani come rozzi giovialoni un po’ ingenui! Trump sarà quello che è, ma dietro di lui, come dimostro nel libro, c’è fior fiore di intelligentsia di destra: infatti lui ha realizzato molto più di altri celebrati alfieri della reazione quali Reagan e Bush Jr».

Il post scriptum si intitola «In nome del padre, del figlio e del conto corrente» e spieghi benissimo il vecchio/nuovo ruolo delle religioni. Però su Bergoglio neanche una parola. Lo consideri un’anomalia o è solo un bluff?

«No, lo considero transitorio. Comunque in America latina il cattolicesimo è il grande perdente e i pentecostali sono i trionfatori. E io guardo al connubio Bolsonaro-pentecostali in Brasile e al patto d’acciaio Trump-Christian conservatives negli Usa». 

Parli da subito di marines (che studiano l’ideologia) e poi del commercio che non esiste senza guerra. Però scrivi poco sulla nuova corsa al riarmo e sull’uso sempre più frequente di armi mostruose. Dai per scontato che tutti sappiano?

«Delle armi, della corsa agli armamenti parlano tutti ma è uno degli argomenti più innocui che vi siano: nessuna manifestazione pacifista negli ultimi 70 anni è mai servita a qualcosa. Per una buona ragione: senza le armi non si può dominare, ma non si domina solo con le armi. In un momento di disgelo Urss e Usa decisero di fare uno scambio di esposizioni di tecnologia. I sovietici mandarono a New York il solito armamentario di missilistica, Gagarin, cagnetta Laika, centrali nucleari, dighe. Gli Usa mandarono a Mosca una cucina attrezzata (di frullatore, spremiarance, tostapane, frigorifero, congelatore, lavastoviglie): da far sbavare qualunque massaia sovietica. Questa è l’egemonia: gli Usa hanno vinto la guerra fredda soprattutto perché dietro la cortina di ferro tutti sognavano America, un po’ come gli albanesi che venendo qui credevano l’Italia fosse quella mostrata dalla tv».

(*) pubblicato la settimana passata sul settimanale «Left»

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *