Siccome sono un “pazzo di jazz”…

vi racconto di un Coltrane (perduto e ritrovato) che da due giorni allieta me e spero molte altre persone

Il mondo prima del 29 giugno e altre cosucce, con un PS per la Impulse

Chi mi conosce sa che sono pazzo (anche) di jazz. Ogni tanto qui in “bottega” ne parlo: senza lauree in musica o studi di conservatorio ma fornito solo di faccia tosta e passione.

PREMESSA: POCO PRIMA DEL 29 GIUGNO 2018 …

noi “pazzi di jazz” – la tribù è minoritaria però non “in via di estinzione” – eravamo agitatissimi. A sorpresa era giunto l’annuncio che il 29 giugno nei negozi italiani di musica sarebbe apparso «The Lost Album» di John Coltrane. Il quale se non lo sapete è morto nel 1967. Da allora, come capitò ad altri grandi jazzisti, tuuuuutto quello di John Coltrane che era negli archivi (o nei vecchi magnetofoni dei fans) finì in dischi e poi nei cd. Perchè proprio la Impulse, cioè l’etichetta discografica che Coltrane fece grande – e viceversa? – si ritrovi un inedito del 1963 è questione che accalorerà storici e pignoli (comunque ne accenno qui sotto). Agli appassionati importa che sia di qualità. E Sonny Rollins (forse il più grande sassofonista vivente, per quel che valgono queste etichette) e “rivale” di Coltrane dopo avere ascoltato gli inediti del suo vecchio “rivale” lo ringrazia per averci dato un’altra chiave per entrare nella “grande piramide”…

Insomma chi è appassionato di buona musica nelle vicinanze del 29 giugno si trovava nello stato d’animo di un amante del cinema al quale si annunci un “nuovo” film di Orson Welles o forse di chiunque (esagero?) venga a sapere che è stato trovato un inedito di Shakespeare. Lo voooooooooooooooooooglio.

Nell’attesa qui si potevano ascoltare 5 minuti: √ John Coltrane, esce il 29 giugno l’album ‘perduto’ del sassofonista …

E VENNE IL 29 GIUGNO…

anzi per quel che mi riguarda il 28 perchè a Imola “Lost John” è arrivato un giorno prima. E io ero lì. FFF. Fremente. Felice. Free. Ho preso l’edizione “de luxe” – la più cara – con due cd perchè volevo avere tutto, anche le versioni alternative degli stessi brani. De luxe?! Vi domanderete – e io con voi – “ma db, con la tua pensione magrina, puoi spendere tranquillamente 26 euri?”. Vi (e mi) rispondo: «una volta ogni 55 anni posso e poi John Coltrane è la parte migliore delle mie orecchie e del canale di collegamento con il cervellino (quel che ancora c’è) e con l’anima (non so se si chiama così ma forse ci capiamo)».

DA DOVE ARRIVA?

Allora ecco «Both Directions at Once: The Lost Album»: sette brani per 47 minuti nell’edizione standard in un solo cd o vinile. In quella “deluxe” altre sette tracce «alternate takes» per circa 40 minuti.

Da dove arriva il «lost album»? Come racconta Luigi Onori (*) «la vicenda è quasi banale, risale all’intenso marzo 1963 in cui Coltrane era ingaggiato al Birdland di New York […] il 6 marzo nei “mitici” Van Gelder Studios ad Englewood Cliffs una session con John Coltrane (sax soprano, tenore), McCoy Tyner (piano), Jimmy Garrison (contrabbasso) ed Elvin Jones (batteria)». Come dire uno dei migliori gruppi jazz del ‘900 o – per rubare la battuta al mio vecchio socio Riccardo Mancini – “la santissima Trinità più uno”.

Ancora Onori: «L’album è pronto. Trane si porta a casa una copia dei nastri per riascoltarli, di quelli originali si perdono misteriosamente le tracce e nella convulsa produzione coltraniana del periodo nessuno ripensa al 6 marzo ‘63. 54 anni dopo la Impulse! contatta la famiglia Coltrane – il figlio tenorsassofonista Ravi collaborerà alla scelta dei brani da editare – per poter pubblicare il “lost album” dato che i nastri “casalinghi” sono in ottimo stato. È improbabile che la scaletta dei pezzi fosse stata già scelta nel ’63 e ci sono due nuovi brani senza titolo, un blues e una forma canzone. […] Nel disco il quartetto lavora, oltreché su blues, su forme canzoni e standard piegati al modalismo: poche scale e relativi accordi su cui innestare una fluente improvvisazione. Come blues l’inedito Untitled original 11383 vede il sax soprano protagonista ed è arricchito da un brillante assolo con l’archetto di Jimmy Garrison. Lo Slow Blues (inciso nel 1957) è una lunga, fisica, sofferta meditazione sonora eseguita in gran parte in trio. Per le forme canzone l’altro inedito Untitled Original 11386 ha il leader al soprano che cesella un tema dalla doppia scansione alternata. One Up, One Down è a tempo velocissimo, travolgente, registra fitti scambi tra sax tenore e batteria. Impressions è eseguito in trio «pianoless» e mostra la straordinaria capacità di Trane di suggerire le armonie costruendo soli a grande campata. Due standard completano l’incisione: Nature Boy in versione modalizzata e in trio, costruita su un pedale; Vilia proviene dall’operetta La vedova allegra di Léhar, con Coltrane al tenore in un campionario dei suoi stilemi mentre Tyner sfoggia uno stile elegante incarnando il carattere brioso del brano originale. Non sarà il Santo Graal del jazz ma Both Directions at Once mostra il quartetto di John Coltrane all’apice del suo interplay, in cui ogni strumento è fondamentale nel gioco di squadra, spinto – oltreché da un leader sempre alla ricerca – dal torrenziale percussionismo di Elvin Jones».

Non potrei dire di meglio. Solo una domanda alla Impulse: ma come faremo noi “pazzi di jazz” a parlare di Untitled Original 11386 (o 83)? Non si potevano titolare, che so, il “John perduto 1” (e 2)?

PER SAPERNE DI PIU’

La rivista «Musica Jazz» di luglio dedicherà ampio spazio a «Both Directions at Once: The Lost Album». A giorni la troverete in edicola.

GRAZIE JOHN

Che ci hai regalato tanta bellezza anche dopo la morte.

PS x LA IMPULSE

Siccome il 3 ottobre faccio 70 anni e, se sarò in psico-forma, volevo fare una festa di “ringraziamento” (a chi mi sopporta) con 70 – per tigna – invitate/i, mi era venuta voglia di regalare a tutte/i una copia di Both Directions at Once. Se faccio questa “pazzia”… voi che sconto mi fate? Parlo seriamente.

(*) qui tutto l’articolo (per il quotidiano “il manifesto”): Tra fascinazione e perfezione, meditazioni free per Coltrane | il …

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Se a San Francisco c’è la Chiesa Africana Ortodossa San John Coltrane un motivo ci sarà. Oh yeah…
    E il culto è amministrato attraverso una band, guidata dal vescovo Franzo King, il fondatore, che è anche un sassofonista.
    Il link è d’obbligo: http://www.coltranechurch.org/

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