Solitude: schiava e ribelle tra Francia e Guadalupa

di db

Poiché era incinta al momento della sua prigionia, non doveva essere impiccata fino al 29 novembre, un giorno dopo il parto, nell’anno 1802.

Ha avuto molti nomi ma il più noto è Solitude. E lo scrittore André Schwarz-Bart nel 1972 la rese celebre pubblicando il romanzo «La Mulâtresse Solitude» (*).

Ecco le prime righe del romanzo: «c’era una volta su un pianeta strano, una negretta chiamata Bayangumay». In lingua Diola significa «colei le cui ciglia sono trasparenti». La città dove vive Bayangumay si chiama Sigi (significa «siediti») ma «da quando vi si imbarcavano gli schiavi era conosciuta sotto il nome di Sigi-Thor: siediti e piangi». La figlia di Bayangumay nasce in schiavitù intorno al 1772. Il padre era un marinaio che violentò sua madre in mare mentre era trasportata dall’Africa alle Indie occidentali: dunque lei è una mulâtresse (mulatta)… un po’ più in alto nelle “gerarchie razziali” dell’epoca. Pelle un po’ più chiara vuol dire fare i lavori domestici anziché diventare peggio di una bestia nel lavoro dei campi.

Chi legge seguirà le vicende della figlia di Bayangumay dalla Guadalupa – dove si . decide se uno schiavo «è degno di servire» – sino alla Francia rivoluzionaria. Ribelle sarà venduta e decadrà «a bestia». Prende il nome Solitude e diventa una sorta di zombi. Viveendo fra «negri bianchi» e castighi atroci («tutti sanno che i negri non sentono il dolore come i bianchi»).

Ma in Francia si è levato un vento di libertà che diverrà universale e il 7 maggio 1795 la schiavitù verrà abolita. Un verso de «La Marsigliese» parla di «quest’orda di schiavi» le cui «braccia vendicatrici» combatteranno per l’«amata Libertà». Nel libro di André Schwarz-Bart c’è anche una triste/ironica «nuova Marsigliese, inventata da un certo Dosse di Matouba» (**) per «i figli della Guinea» come allora venivano indicati gli schiavi africani.

Abolita in teoria. Nella pratica la schiavitù sarà solo mitigata. E restaurata da Napoleone il 19 aprile 1801, poi sanzionato con una legge il 10 maggio 1802 che ripristina la schiavitù «nelle colonie».

Ma intanto Solitude è fuggita per unirsi a una comunità «maroon» (i cimarroni cioè gli schiavi fuggiaschi) in Guadalupa.

Quando l’esercito francese attacca – il 28 maggio 1802 – e sconfigge gli schiavi fuggiaschi Solitude combatte fino allo stremo ma viene imprigionata. Poiché era incinta al momento della sua prigionia si rimanda la sua impiccagione al giorno dopo il parto.

i giardini per Solitude a Parigi

Da allora Solitude è diventata un simbolo della lotta contro la schiavitù. Nel 1999, una statua di Jacky Poulier fu collocata sin Guadalupa in sua memoria. E nel 2007 – riassume Wikipedia – un sua statua è eretta nell’Hauts-de-Seine nella regione dell’Île-de-France «per la celebrazione dell’abolizione della schiavitù e della tratta degli schiavi. La statua è realizzata in iroko, una specie di legno duro africano. Secondo il suo scultore Nicolas Alquin, è il primo memoriale a tutte le persone schiavizzate che hanno resistito».

Come ha raccontato Anna Maria Merlo – sul quotidiano «il manifesto» del 30 settembre – la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, dedicando un giardino, nel XVII arrondissement, a Solitude ha promesso che lì sorgerà anche una statua per ricordarla (ne ha già due, una in Guadalupa, l’altra a Bayeux). «Per Parigi, sarà la prima statua dedicata a una donna nera. In città, circa un migliaio di statue ritraggono soprattutto uomini bianchi».

(*) il libro venne pubblicato in italiano l’anno dopo da Rizzoli come «La mulatta» nella traduzione di Augusto Donaudy e più volte ristampato.

(**) non so dire se questa Marsigliese “nera” sia verità o invenzione romanzesca; in rete – ma con una ricerca veloce – non ne ho trovato traccia però mi è impossibile verificare la bibliografia citata da André Schwarz-Bart in coda al libro. Grazie a chi ne sa qualcosa e mi darà altre informazioni.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *