«Storie di altri universi»

db vi consiglia di non bucare l’antologia di Lafferty (è in edicola)

E’ talmente pazzo e geniale R. A. Lafferty che alcune volte neppure io – che un poco pazzariello sono e poi lo amo – sono sicuro di capirlo. O forse certe volte neanche lui si capiva. Poi c’è la solita ipotesi B ovvero: anche scrittori e scrittrici che volano oltre i cieli ogni tanto sono mogi ma devono lavorare lo stesso per pagare le bollette… beh ci siamo capiti.

Se siete abbastanza pazze/i già venerate Lafferty o lo adorerete dopo aver letto questa antologia che Urania-Mille Mondi manda in edicola (come quadrimestrale, dunque c’è un po’ di tempo) a 7.90 euri – per 590 pagine – con le traduzioni di Hilia Brinis e di Delio Zinoni. Sono 42 racconti: 20 tratti da «Novecento nonne» (del 1970), altri 10 ripresi da «Golden Gate e altre storie» (del 1982) e 12 escono da «Mutevoli suonerie» (del 1984).

Raphael Aloysius Lafferty (1914-2002) si firmava R. A. Lafferty. Non ha scritto solo fantascienza e fantasy ma visto che in italiano di lui hanno tradotto solo f&f – e io ignoro l’inglese – non posso entrare nel merito dell’altra sua produzione.

Come avvincervi?

Parto da qualche frase pescata in questa «Storie di altri universi». A esempio: «La meraviglia è un concetto innato e dunque non può esistere». Oppure, contestando il vecchio Sherlock: «L’improbabile più estremo era ancora possibile». E ancora: «Le montagne vengono create ogni mattina». Ci catechizza così: «No, no, no, era qualcosa di nove volte più assurdo di così. Avanti, riprova».

Mi ha un po’ inquietato la frase: «Attenzione. Perchè c’è un grande vuoto nella storia del jazz? E’ come se un periodo importante fosse stato strappato via dalle radici». Se qualche “laffertyano” sa di più … mi dia almeno un jazz-indizio.

I dialetti sono tanti ma quanto alle lingue degne di essere apprese si limitano a «le 7 sorelle». Però siccome Seruno Smith ne cita solo 6, il suo amico Richard Rockwell lo canzona; e lui risponde: «C’è un detto. La Settima Sorella scappò con un mercante di cavalli. Ma quella settima ragazza la si può ancora incontrare qua e là per il mondo»; il nome di lei lo sapremo 3 pagine dopo e a quel punto tutte/i direte “ovvio” (ma è come azzeccare la cinquina dopo che i numeri estratti sono stati resi pubblici).

Anche gli odori sono tanti. Fate un test con voi stessi: quanti ne conoscete fra quelli (tre tipi diversi di erba, due polveri, «corvi che hanno mangiato e corvi che non hanno mangiato» e tanti eccetera) del magnifico elenco a pagina 325?

Abbastanza pazzo per voi?

Dipende dal criterio che usiamo. Se un personaggio di Lafferrty si imbatte in stranezze a cascata pensa così: «Visto che io non ho niente, ora cercherò di stabiire se c’è qualcosa che non va nel resto del mondo».

L’importante è non entrare in quel «losco gruppo» che incontrerete a pagina 348: di certo R. A. Lafferty non ha “lavorato” come quei tre (un fenicio, un arabo e un crucco… vi è tutto chiaro?) a troppo semplificare il mondo.

Altrettanto importante è cercare le risposte alle domande davvero difficili che, in questa antologia, potrebbero essere tre: «perchè tuona? perchè una palla da baseball segue una traiettoria curva? come fa la ghiaia a infilarsi sotto le grondaie?». O sapere la vera etimologia di «magazine».

Importantissimo diffidare di Gumodsa, «il Guardiano Mondiale della Salute» che vorrebbe eliminare «la Sindrome delle Palme Che Prudono», decisivo fattore evolutivo per l’umanità. Chissà invece se ha senso diffidare dei «discendenti di Caino fuggiti dalla Terra su un’arca spaziale». Oppure farsi incantare dalle «ragazze di primavera» del racconto omonimo, in particolare da quella descritta in sole 9 parole: «la curva dei suoi seni aveva un’ascensione gotica».

Ma ora che sono “partito” dalle citazioni dove arrivo? Forse a dirvi che, secondo il mio criterio di giudizio, la maggioranza dei racconti in «Storie di altri universi» appartiene al “meglio” della fantascienza.

Ma seguite il consiglio di R. A. L. ovvero «reimparate a leggere abbastanza lentamente».

Il racconto per me più squassante resta comunque l’ultimo, «Tutti in tram». Che però mi/ci costringe ad annullare il discorso sin qui fatto: non è Lafferty (o chi l’ama) a soffrire di follia ma chi vive – come noi – in città trasformate «in giganteschi cancri».

IN “BOTTEGA” trovate qualche cenno a Lafferty ma un solo articolo (vergogna) a lui dedicato: Follia come fosse un rubinetto, recensione alla ristampa del romanzo «Maestro del passato»


Quanto agli altri Urania attualmente in edicola: «Musica aliena» di Alan Dean Foster qua e là diverte ma spreca troppe idee; «Le porte dell’oceano» è sempre di Arthur Clarke (anche se non il miglior Clarke); e della quadrilogia «Le città volanti» di James Blish ho un buon ricordo ma vago, dovrò buttarci sopra almeno un paio di occhietti oppure fatelo voi per me.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Lo sto leggendo. Hai ragione è imperdibile. Per ora Snuffles è uno di quelli che mi piacciono di più. Ma sono a metà!

  • Raffaele Mantegazza

    Sarò eretico ma Blish non riesce mai a entusiasmarmi (forse con l’eccezione di Guerra al grande nulla). La quadrilogia proprio non mi aveva intrigato granché

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