Storie di immigrazione: ius soli e ius celi

di Alessandro Ghebreigziabiher

ripreso da «Storie e Notizie» (*) numero 1483


Per quanto riguarda gli immigrati, e in particolare lo Ius Soli, proseguo sulla mia abituale via alla ricerca della storia perfetta per rendere al meglio l’idea di ciò che sta accadendo nel nostro Paese e non solo…

C’erano una volta loro.
Le
ronde del mondo, ovvero del cielo.
Con il collo perennemente angustiato da uno sguardo e un cuore costretti a veder
migranti invasori sfrecciare da ogni punto cardinale.

Indomite e ostinate creature, decise a denunciare l’immonda occupazione della personale visione della Storia e delle cose.
“Maledetti cigni”, urlavano con la gola infiammata dal livore, “tornatevene al vostro nido.”
“Sporche anatre”, berciavano altre, “voi non siete come noi.”
“Eh certo”, replicava una voce accanto, “sono anatre…”
“Amico, remi contro o cosa?”
“Cosa?”
Che volete farci, erano un po’ così, i dialoghi tra uno schiamazzo e l’altro, semplici e confusi come le bugie più stupide.
Rondini incivili”, strillarono in molte per riportare la comune attenzione sul bersaglio, l’unico possibile, “non prenderete il nostro posto.”
Fenicotteri infedeli”, gridavano altre ancora, “non ci convertirete al vostro Dio.”
“E il nostro quale sarebbe?” chiese un’altra voce fuori dal coro.
“Di sicuro non assomiglia a un fenicottero”, rispose quella accanto.
Tipico scambio tra le pieghe di una folla affezionata al clamore costante, dove non hai idea quali siano più improbabili tra le domande e le risposte.
Quaglie intruse”, sbraitavano ancora più rumorosamente in tante, per non perdere il ritmo, “siete qui solo per rubare e oziare.”
“Non vi permetteremo di spazzarci via”, strepitavano altre di seguito, “figli di oche.”
“Avevamo detto di non insultare, però”, dissentì qualcuna.
“Ma non è un insulto, volevamo dire proprio oche…”
“Appunto.”
“No, dico che intendevamo letteralmente…”
“Che?”
Altro aspetto riconoscibile nel branco dal facile digrigno, ovvero i fraintendimenti ottusi senza luce all’orizzonte.
Cormorani, volate da quegli altri”, vociavano alcune tirando fuori il vecchio refrain, “vogliamo vedere poi come vi trattano…”
“Il cielo a noi”, sintetizzavano altre ancora, “e agli usignoli il… lo… ehm, la Usignolia?”
In altre parole, l’immancabile, segno di distinzione degli ammassi di insoddisfazione decerebrata, leggi pure come la totale assenza di fondamenta nel delirante muro di confine stretto intorno al capo.
Troppo stretto, il più delle volte.
C’erano una volta loro, quindi.
I baluardi del niente.
Con il becco ossessivamente puntato contro l’inalienabile diritto alla sopravvivenza e al movimento.
Di vite che migrano sopra di esse.
Che mai voleranno.
Povere galline

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(*) Ripreso da «Storie e Notizie» che Alessandro Ghebreigziabiher così presenta: «Il blog Storie e Notizie ha iniziato a muovere i suoi primi passi verso la fine del 2008 e contiene racconti e video basati su reali news prelevate dai maggiori quotidiani e agenzie di stampa on line, al seguente motto: “Se le notizie sono spesso false, non ci restano che le storie”. L’obiettivo è riuscire a narrare le news ufficiali in maniera a volte fantasiosa, con l’auspicio di avvicinare la realtà dei fatti più delle cosiddette autorevoli fonti di informazione. La finzione che superi la verità acclarata nella corsa verso la comprensione delle cose è sempre stata una mia ossessione. “Storie e Notizie” ha un canale Youtube, una sua pagina Facebook e anche la versione in lingua inglese, Stories and News. A novembre 2009 ha debuttato l’omonimo spettacolo di teatro narrazione». RICORDO che qui in bottega «Storie e notizie» viene ospitato – scorrete il colonnino e lo troverete – a ogni uscita. [db]

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