Strane e belle fantacoppie: «Robot» e l’annuale Rill

La rivista di fantascienza arriva a quota 82, mentre Rill ha 25 anni

1- «Robot» numero 82

Una favola insolita e strippante: «Stagioni di ferro e vetro» della libanese-canadese Amal El-Mohtar. Un racconto quasi horror di Maurizio Cometto: «Il segno del toro» cattura, anche se l’autore ha fatto di meglio nel genere fantastico soft. Elena Di Fazio riesce a essere durissima e tenera in «Silverado». Viaggiando fra Tucidide e il Cern, tra i fascisti in piazza Syntagma ad Atene e le fiamme dell’Ade: qualcosa di insolito in «Viaggiatori dell’equinozio» di Franco Ricciardello. Non mi hanno invece convinto «La salamandra» di Daniele Brolli e «Guerra gelida» di Charles Stross: i due, si sa, scrivono con maestria ma qui mi sono sembrati squinternati. E se non vi basta in «Robot» trovate ancora: una lunga intervista a Valerio Evangelisti; una polemica «In difesa delle quote rosa» di Anna Feruglio Dal Dan; la presentazione di un’antologia “strartrekkiana” con i racconti scritti da James Blish e sua moglie Judith Ann Lawrence (però si siglava J. A, forse per non far capire il sesso… a proposito di quote rosa); un’intervista all’illustratrice Julie Dillon; un viaggio di Walter Catalano sul “mappamondo” di Neil Gaiman; e un ottimo «Ricordo dello Sputnik» del sapiente eppur passionale Paolo Aresi. Un numero di «Robot» (192 pagine) costa 9,90 ma con l’abbonamento spendete meno e in versione “digitale” il prezzo cala ancor più. Come direbbe il mio amico Francesco Masala «vuoiti bene» perciò abbonati.

2- «Davanti allo specchio e altri racconti dal trofeo RILL e dintorni»

Che faccio? Mi ripeto? «Ogni anno mi leggo con gran gusto e segnalo qui in bottega l’antologia di RILL cioè “Riflessi di Luce Lunare” (*) che è anche un buon panorama, forse il migliore, sullo stato dell’arte del fantastico italiano, versione racconti brevi». E ancora (mi) cito: «Se esistono un barometro e un termometro mi immagino che da qualche parte esista un fantastometro per misurare il livello del fantastico nel mondo detto reale: il concorso Rill mostra che il livello (la temperatura?) in Italia è ben sopra il minimo». Confermo che “lo stato dell’arte” è buono, anche se quest’anno non ci sono storie che, a mio gusto, fanno gridare al miracolo, tranne «Quando gli animali parlavano» di Davide Camparsi al quale non per caso RILL ha dedicato un’antologia (**). I numeri. La edizione 25 di RILL ha selezionato fra 350 racconti circa di 300 autori/autrici pubblicando i migliori 6 (di regola sono 5 ma stavolta c’è un pari merito”). Ci sono poi 5 stranieri premiati altrove – in concorsi gemellati con Rill – più 4 di «La sfida» (un concorso parallelo) e quest’anno la novità della “foto con haiku” (7 vincitori fra 169 opere) sul tema «Heroes». Dovessi scegliere in tutto «Davanti allo specchio» – co-edito da Rill e da Wildboard: 206 pagine per 10 euri – tre titoli solamente fra punterei sul citato Davide Camparsi, su «Fujino, Takane e Konoko» della spagnola Maria Antonia Martì Escayol e su «Per l’amor del cielo» dell’irlandese Robert O’Rourke. E adesso (se scrivete) preparatevi alla nuova edizione del Trofeo Rill: info su www.rill.it, iscrizioni aperte sino al 20 marzo 2018.

L’IMMAGINE QUI SOPRA è di JACEK YERKA.

(*) cfr qui 19 racconti con riflessi di mondi incantati, «Tutto inizia da O» e…, Viaggio in 13 mondi incantati, «Non di solo pane», Il secondo martedì della nuova era, 20 sfumature di fantastico ecc

(***) vedi qui Camparsi splendido e indigeribile macedonia Watson

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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