Sui vaccini e Big Pharma il muro del silenzio contro un movimento

di Guido Viale (*)

Sanità. Dieci vaccini non vengono imposti in nessuna parte del mondo. Contro la svolta italiana sono in piazza decine di migliaia di donne che chiedono libertà e informazione

Pesaro, il raduno free vax al parco Miralfiore © Foto Print

 

La contestazione del decreto Lorenzin, diventato legge il 28 luglio, sui 12 vaccini (poi “solo” 10) obbligatori per l’ammissione dei bambini ai nidi e alla scuola pubblica ha già suscitato tre manifestazioni nazionali di decine di migliaia di persone, un presidio di giorni al parlamento, decine di cortei e fiaccolate in tutta Italia su cui media e stampa hanno eretto un muro di silenzio, fino a che due calci contro l’auto di tre deputati del Pd non hanno loro permesso di gridare alla violenza e al fanatismo.

A sostenere quel decreto c’è in prima linea Beatrice Lorenzin, ministra che non ha fatto niente per la salute degli italiani, ma ha promosso un fertility-day e accusato le vittime della Terra dei fuochi di abuso di alcol e fumo. Ha anche raccontato fandonie, come una epidemia di morbillo a Londra, tutta inventata. Le fa da spalla il virologo Roberto Burioni, sponsor del decreto, uno Zichichi della medicina: se questi chiama “cialtrone, terrorista” e “spacciatore di bufale” chi imputa i cambiamenti climatici all’attività umana, Burioni chiama “asini raglianti dall’italiano claudicante” e persone da “eliminare” gli avversari. Conseguenze: alcuni medici critici verso il decreto radiati dall’ordine; altri che stanno per esserlo.

Per Burioni e Zichichi la “Scienza” è una religione in cui credere: niente a che fare con la ricerca scientifica. «La scienza non è democratica» dice Burioni; e Piero Angela, di rincalzo: «Non si decide a maggioranza la velocità della luce». Bella scoperta! Ma la ricerca scientifica procede per confronti con le prove e gli indizi che ne mettono in discussione le acquisizioni, non insultando gli avversari.

Su questo fronte c’è anche l’Agenzia del Farmaco (Aifa), che per anni non ha fornito i pochi dati – raccolti per caso, perché mai ha svolto ricerche mirate – sulle numerose reazioni avverse ai vaccini, alcune mortali, molte irreparabili; dati che ha reso pubblici solo su ingiunzione del un Tribunale di Torino. Poi c’è Renzi, che ha visto nel decreto l’occasione di una prova di forza finalmente vincente. Ma forse c’è anche lo scambio tra un grosso investimento della Glaxo in Toscana, per produrre vaccini, e quel decreto, in gestazione dal 2014, quando la Global Health Security Agenda, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nominò l’Italia capofila delle campagne vaccinali in tutto il mondo (e “cavia” del loro cumulo). Qui il cerchio si allarga: l’Oms è un’agenzia delle Nazioni Unite, ma “privatizzata”: il suo bilancio è sostenuto quasi tutto da Big Pharma e da miliardari che ne decidono i programmi, come Warren Buffet e Bill Gates, la cui fondazione in India è accusata di per aver promosso una sperimentazione di vaccini con esiti mortali su bambini di famiglie povere e ignare (Natural Society. Com). E Glaxo ha già pagato penali miliardarie negli Usa per aver diffuso farmaci (Paxil, Avandia, Advair Lamictal, 20112, Parozetina, 2004) senza avvertire dei gravi effetti avversi, di cui era a conoscenza e, in Italia, per regalie e tangenti (con cui è stato reso obbligatorio, corrompendo l’allora ministro De Lorenzo, il vaccino per l’epatite B, di cui ha il monopolio). Ma se una casa automobilistica falsifica i dati delle emissioni di un motore, perché una casa farmaceutica non può alterare quelli sui rischi di un farmaco?

Su quella barricata, c’è, infine, un’opinione pubblica dai confini indefiniti, rappresentata in modo totalitario da stampa e media: più col silenzio che con la divulgazione scientifica, del tutto assente. Per questo il confronto si svolge solo sui social, dove vige il metodo Burioni: chi contesta il decreto è “nemico della scienza”, fautore della stregoneria e del ritorno al medioevo, vittima di una atroce “mutazione antropologica”, collega dei seguaci della madonna di Medjugorje, ecc. Ma quanto ai dati, i fautori del decreto ne producono pochi; danno per scontato che le cose stanno così e arrivano anche a negare i rischi, assai gravi, segnalati da alcuni bugiardini. Hanno anche pubblicato la foto di quattro bambini autistici con un teschio sulle loro magliette, che ingiungono ai free-vax di lasciarli in pace: loro sanno benissimo che il loro autismo è di origine genetica e non vaccinale.

Sull’altro fronte ci sono uomini e donne preoccupate per i rischi a cui le vaccinazioni a tappeto esporranno i loro bambini, specie in assenza di una minaccia tangibile: non vogliono abolire i vaccini, ma chiedono scelte libere e informate, la valutazione preventiva del rischio per ogni singolo bambino, la riduzione degli interventi a quelli necessari. Dietro loro non ci sono forze organizzate, anche se li sostengono, per la verità con scarso impegno, Lega e 5Stelle. Certo, al suo interno ci sono anche presenze “di destra” e razziste, come l’energumeno che ha preso a calci l’auto dei deputati Pd o il “filosofo” Fusaro. Ma a nessuno di quei personaggi è stata mai data la parola da un palco, mentre i richiami alla Costituzione appena salvata o alle madres de Plaza de Majo fanno intravvedere le potenzialità culturali e politiche di questo movimento. Ci sono anche tanti uomini, ma a promuovere e animare le manifestazioni sono soprattutto giovani donne che difendono la propria responsabilità di madri. Per questo mi colpisce il silenzio delle organizzazioni femministe: tanto scalpore contro la stupida idea del “dipartimento mamme” del Pd, ma silenzio completo su decine di migliaia di donne in lotta, con tutte le loro forze, e con modalità nuove e straordinarie, contro un assalto frontale ai diritti della persona.

A sostenerle ci sono anche molti medici, soprattutto pediatri, che si basano sulla loro esperienza professionale; alcuni parlamentari indipendenti come Zaccagnini, Dirindin e Romani. Ma i social raccontano soprattutto di genitori convinti – motivatamente: non si scherza con i figli – che questi siano stati danneggiati in modo irreparabile dai vaccini. E se si varcano i confini, si scopre che 10 vaccini non vengono imposti in nessuna parte del mondo; che in molti paesi più civili del nostro non se ne impone nessuno; che gli studi che evidenziano reazioni avverse, anche mortali, sono tantissimi; che un nobel della medicina, lo scopritore del virus dell’Aids, sostiene, insieme a molti altri scienziati, una stretta correlazione tra autismo e vaccini; che le cause contro le multinazionali dei vaccini proliferano e che movimenti contro l’obbligo vaccinale sono ormai in campo ovunque.

È un movimento globale contro Big Pharma e il suo assalto alle basi biologiche delle nostre vite. Ce n’è abbastanza per aprire un confronto: sia sul piano scientifico, perché vengano presi in seria considerazione anche gli avversari di Burioni; sia sui rapporti tra politica e movimenti. Non abbiamo qualcosa da imparare proprio dalla loro indipendenza? Per come si sono formati, per come agiscono e crescono, per le ragioni che li spingono a scendere in piazza in difesa di qualcosa che considerano vitale?

(*) questo intervento è stato ripreso anche sul quotidiano “il manifesto” del 4 agosto. Successivamente – il 9 agosto – “il manifesto” ha pubblicato alcune lettere in disaccordo con Guido Viale il quale ha risposto lo stesso giorno. La discussione ovviamente resta aperta. In “bottega” segnalo molti interventi soprattutto da marzo in poi: i primi in polemica con la recensione di Fabrizio Melodia al libro «Chi ha paura dei vaccini?» di Andrea Grignolio e poi sulle “lorenzinate” cioè le tesi della ministra e di chi (spesso con toni apocalittici e irrazionali) la sostiene. A giugno e a luglio in “bottega” sono usciti anche i primi due post – Vaccinismo di guerra e Vaccinismo di guerra/2 – di Alexik che promette di proseguire. [db]

 

Redazione
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