Sul nuovo «Altreconomia» tragedie e speranze per noi scimmie pelate

Ogni mese la “bottega” segnala questa rivista (*) che è fra le poche cose leggibili rimaste in Italia, almeno nel cartaceo

«Nel 1972 c’erano due opzioni: superamento dei limiti o sviluppo sostenibile. Il mondo ha optato per il superamento dei limiti. Le scimmie pelate bipedi hanno fatto ciò che hanno sempre fatto: di fronte alle prove inequivocabili dell’arrivo di una minaccia alla propria esistenza hanno tergiversato per poi cercare di cavarsela»: nel 2014 Dennis Meadows – coautore del famoso «I limiti dello dello sviluppo», uscito appunto nel 1972 – così guardava all’ultimo quarantennio. Questa frase apre il numero 193 (al solito: 72 pagine per 4 euri) di «Altreconomia» che a noi scimmie spelacchiate porta altre cattive notizie ma anche alcune buone.

La copertina del nuovo «Altreconomia» è su «Il vuoto dell’Expo» a due anni dalla grande cagnara (**): «tra i padiglioni mai smontarti e l’attesa di una strategia per il futuro dell’area», con testo e foto di Duccio Facchini.

Nella prima sezione – anzi «primo tempo» – della rivista tre bei servizi sulle emissioni del trasporto aereo, sull’agricoltura biologica quasi assente nell’università, sulla crisi del credito mentre Luca Martinelli documenta «tutti i passi indietro dell’Italia» nella tutela ambientale. Pessime notizie sugli effetti delle diseguaglianze economiche: Giovanna Borrelli e Francesco Sparano mostrano con i dati che «E’ l’ingiustizia sociale la principale causa di morte al mondo» (nell’Unione Europea fino a 707mila morti l’anno).

Il «secondo tempo» ci porta qualche piccola, buona notizia anche da luoghi… tragici e imprevedibili. «Le rinnovabili che danno energia ad Aleppo, nonostante la guerra»: testo e foto di Marinella Correggia. Ma anche «La biodiversità del Po, un’autostrada blu per i pesci verso i laghi prealpini» di Alberto Caspani e «Terre colte, una proposta sarda contro l’abbandono delle terre» di Elvira Corona. E ancora: Roberta Marino racconta di animali sottratti in Italia al macello e Maurizio Bongioanni indaga gli «ecomori» di Torino cioè «volontari, profughi, richiedenti asilo» che raccolgono il cibo ancora buono salvandolo dallo spreco.

Il «terzo tempo» va alla riscoperta della geografia «nell’era di Google Earth» con un’intervista di Chiara Carovani a Serenella Iovino a partire dal suo libro «Ecologia letteraria, una strategia di sopravvivenza», suggerendo di vagabondare fra Primo levi, Andrea Zanzotto, Anna Maria Ortese, Dino Buzzati, Roberto Saviano ma anche Joseph Conrad, Rachel Carson e ovviamente Henry David Thoreau. Altra intervista a Michele Stefanile che ha appena pubblicato «Andare per le città sepolte», ovvero i siti archeologici subacquei, «un patrimonio estremamente vulnerabile che al mondo si trova quasi esclusivamente nel nostro Paese».

Nelle rubriche fra l’altro c’è un ricordo di don Milani, scritto da Tomaso Montanari, un’analisi (del medico Luigi Montagnini) degli aborti insicuri nel Sud del mondo e una riflessione di Lorenzo Guadagnucci sull’Italia che vuole il “diritto” di sparare a ladri veri o presunti.

«Perché mi dovrebbe importare?» è la frase che uno studente diciottenne lombardo rivolge a Pietro Raitano che in una scuola ragiona di globalizzazione e diritti; ed è anche la frase con cui si apre l’editoriale. Invece la frase di Roberto Mancini che chiude le sue «Idee eretiche» – ultima pagina della rivista – è sulla «forza mite della cooperazione». Mancini torna (ne aveva parlato a marzo) sul convegno «Per sapere dove andare, contributi al progetto per una società decente» svoltosi a Civitanova Marche e che diventerà un appuntamento annuale per tessere la rete dei «soggetti dell’altrimenti» cioè movimenti e gruppi spontanei alla ricerca di «un progetto di società» e di un’altra cultura che la sorregga.

(*) Ogni mese «Altreconomia» ricorda: «C’è un modo semplice per sostenere l’informazione indipendente. Abbonatevi, rinnovate l’abbonamento o regalatene uno»; info su https://altreconomia.it/… E se invece come me avete sotto casa una bottega del commercio equo beh compratela lì. [db]

(**) cfr in “bottega” I tromboni dell’Expò di Marco D’Eramo.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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