Sull’ultimo fanta-Di Filippo

Strani compagni di viaggio per la giovane laureata (e in cerca di lavoro) Merritt Abraham: un grossista di alcolici, la sexy Cady Rachis, un ciclista che solo di ruote e manubri si interessa e il giovane Ransone che di Merritt è innamorato però non ricambiato. Ma strano è anche il loro modo di viaggiare e ancor più insolita Città Lineare: un intero quartiere che copre tutto il mondo ma con una misteriosa discontinuità dove regna la giungla popolata da esseri misteriosi.

Per la seconda volta Paul Di Filippo ci porta nella Città Lineare. Nella traduzione di Francesco Lato e sempre edito da Delosbooks ecco «La principessa della giungla lineare» (136 pagine per 7,80 euri) che si legge a prescindere dal primo. Piacerà agli amanti della vecchia fantascienza avventurosa e infatti si apre con una citazione di Edgar Rice Burroughs mentre il nome della protagonista è il rovesciamento di Abraham Merritt, altro padre del pulp fantascientifico (anche se ancora questo nome non era in uso). Ma piacerà anche a chi apprezza la riscrittura ironica dei classici. Del resto – ricorda Salvatore Proietti nella introduzione – il sito di «Locus» ha dedicato il numero di marzo a Di Filippo con un significativo titolo, «Il camaleonte». In effetti lo scrittore cambia colore e aspetto con gran frequenza (vedi qui, in marzo, Sulla «Trilogia steampunk» di Paul Di Filippo).

Per molti versi la Città Lineare somiglia a una delle nostre metropoli ma ci sono differenze non da poco, a esempio gli psicopompi che, come forse ricorderete dalla mitologia studiata a scuola, sono dei o semidei che accompagnano le anime dei morti nell’aldilà. L’idea dei cadaveri dunque è del tutto incomprensibile visto che, al momento della morte, i corpi spariscono. Quanto alla specializzazione accademica della protagonista, se la polipolisociologia vi sembra misteriosa vuol dire che non frequentate le università di questo universo parallelo.

Dopo una prima parte frizzante in ambiente accademico e condita da sesso e misteri qb, Di Filippo vira il breve romanzo sull’avventura. La spedizione “scientifica” prende spunto – e ricchi sponsor – dopo una foto che mostra una creatura umana nella super-giungla. Merritt è da tempo l’amante (ma anche stimata e geniale assistente) del professor Arturo Scoria, scienziato-eroe, e dunque viene cooptata nella spedizione. Durante la preparazione Merritt si occuperà di raccontare balle sensazionali ai giornalisti sbavanti, poi si vedrà. Al momento di partire ritroverà quei suoi strani compagni di viaggio ma l’insolito deve ancora arrivare; combattimenti con giganteschi scarafaggi, uomini ratto e donne piccione ma soprattutto la principessa misteriosa che…

Per amor di trama più non svelerò.

Fra le molte anime della fantascienza quella di Paul Di Filippo evita le questioni spinose e cerca strade rilassanti. Potenziali lettori e lettrici sono avvisati. Del resto sorridere non è vietato.

UNA BREVE NOTA

Ormai il martedì tante/i attendono alle 12 i saggi dell’astrofilosofo Fabrizio ma ogni tanto fatelo riposare, no? Tornerà prestissimo. (db)


Redazione
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4 commenti

  • A me il tutto continua a bastare… Lo consigli a noi anime semplici, Dan?

    • Caro Vince,
      intendo dire questo.
      Si va al cinema (o si dà la caccia ai dvd, si “pirata” ecc) per Bergman e Kubrick ma anche per ridacchiare con Jerry Lewis. Ci si stupisce per i film iraniani e coreani ma perché non, ogni tanto, una sgangherata pellicola di mostri? A Bologna gli appassionati corrono in Piazza Maggiore per vedere la versione restaurata e integrale di «La grande illusione» ma, se i miei ricordi e i miei occhi non mi ingannano, nelle arene ragazzette/i vanno anche per pomiciare in un amico buio e l’indomani non saprebbero dire il titolo o la trama.
      Con la fantascienza a me capita lo stesso: per i miei gusti Di Filippo è un cartone di Tom&Jerry e ogni tanto rilassarsi va bene. Ma per i miei bisogni urgono “dosi massicce” dei fratelli Dardenne, di Kurosawa, Pasolini o Fritz Lang cioè – traducendo in fantascienza nuova e vecchia – di Robert Sawyer, Ursula Le Guin, Valerio Evangelisti, Ballard …. (db)

  • Sei stato chiarissimo, caro Dan.
    Ovviamente il mio non era un sarcasmo ma una domanda seria: va bene anche per noi che non ci aspettiamo necessariamente una morale?
    La tua risposta è più che esaustiva.

    • ri-ciao Vince,
      forse non usiamo la parola “morale” nello stesso senso: a me morale dà l’idea del predicatore, di uno che ammonisce tutte/i su cosa bisogna fare…
      La fantascienza che più amo (come del resto la letteratura di tipo realistica) non fa la morale: seria o ironica che sia, provocatoria o disperata butta lì idee, tenta di rovesciare la prospettiva abituale, usa il grimaldello del futuro e dell’altrove per scardinare il presente e il qui.
      Di Filippo è piacevolmente leggero; il miglior Sheckley (per stare da quelle parti) spesso sembrava acido muriatico pur se si nascondeva dietro un ingannevole odore di cocktail.

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