Swingle Singers

Se per caso oggi siete dalle parti di Imola (ma in ogni caso se volete godere di buona musica senza frontiere…)

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Mentre scrivo queste righe per «Leggilanotizia» (giornale on line di Imola) riascolto, come spesso mi capita, e ogni volta ne godo come fosse la prima volta Jazz Sebastian Bach…

Chi non scorre i testi trooooooppo in fretta forse avrà pensato a un refuso: infatti il nome del “divino” Bach è Johann. Ma io intendo proprio «Jazz Sebastian Bach»: è un vecchio disco, poi cd, del gruppo noto come Swingle Singers (in realtà all’inizio si chiamavano Les Swingle Singers, alla francese, e anni dopo all’inglese The Swingle Singers). Li potete ascoltare gratis – se ancora trovate qualche biglietto, magari al ridotto – venerdì 5 febbraio al teatro Ebe Stignani di Imola. L’occasione è una laurea honoris a Piero Angela. E il giornalista meriterebbe certo uno spazio ma dò per scontato (forse sbagliando) che tutti lo conoscano e dunque parlo invece dei Swingle Singers i quali incontrarono Angela… nella sigla della trasmissione «Quark» e da allora sono rimasti a lui legati, anche in progetti solidali.

Quando si tratta di definire Swingle Singers tutte/i ricorrono alla stessa formula: hanno fatto conoscere il jazz ai patiti della musica classica e sono stati ambasciatori della “classica” presso i jazzofili. Non è pigrizia o stereotipo questa formula: è che non ci sarebbe modo migliore per sintetizzare anni di concerti – circa 3000 leggo su Wikipedia – e una quarantina di dischi/cd. Naturalmente bisogna aggiungere che questa commistione funziona non solo per l’idea geniale di partenza ma anche per la bravura (o forse super bravura) della formazione: un settetto di voci, come oggi, a volte sestetto oppure ottetto, fondato nel 1962 dal cantante e arrangiatore jazz statunitense Ward Lamar Swingle.

L’idea che certa classica, e in particolare Bach o Vivaldi, fosse vicina al jazz e/o viceversa all’inizio fece “ammattire” i puristi – o se preferite gli integralisti – dell’una e dell’altra fazione. Oggi accettiamo più facilmente queste contaminazioni, assonanze, somiglianze, empatie…

Io ho sempre esitato a usare paroloni come “evento storico” – soprattutto in campo musicale dove le iperboli si sprecano per ogni stonato di passaggio a Sanremo – ma per Swingle Singers ci sta.

E aggiungo che la loro “lezione” non vale solo per la musica: la ricchezza della cultura e di ogni forma del sapere umano, la forza dei popoli sta nel meticciato, negli incroci. Certi nobili dal preteso sangue blu che si sposavano solo con cugine/i … si ammalavano di tutto mentre i popoli che accettano la mescolanza sono i più resistenti, i più vivaci. Per questo i confini immutabili, le barriere, i muri, le etichette rigide sono quasi sempre una sciocchezza: parlo di cultura ma anche di politica, ben sapendo che leghismi e simili la pensano all’opposto (e purtroppo codesta ignoranza fa danni a tutte/i, loro inclusi).

Per finire con la musica: se potete, venerdì andate a sentire Swingle Singers. E se non ce la fate… nei negozi di musica o in rete ascoltate di che meraviglie sono capaci. Io dopo quasi 50 anni ancora ringrazio Dario – è il mio “fratellino” maggiore – per avermeli fatto conoscere: non ho mai ricevuto da lui un regalo migliore.

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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