La guerra che viene/1: Le porte dell’Inferno si sono dischiuse a Bagdad

di Sandro Moiso (*) Il brutale omicidio del generale dei corpi speciali iraniani per le operazioni all’estero (Divisione Quds) Qassem Soleimani, avvenuto a Bagdad ad opera di un drone o, forse, di elicotteri americani alzatisi in volo in quei minuti, è già stato paragonato, da un importante membro per l’Iran del think tank International crisis group, Ali Vaez, all’omicidio di

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Sabra e Chatila, la strage del 1982 e l’oggi

di Stefania Limiti (*) Un viaggio che dà voce ai rifugiati palestinesi 37 anni dopo. Come ogni anno il «Comitato per non dimenticare» fondato dal giornalista de il manifesto Stefano Chiarini e animato da Maurizio Musolino torna in Libano per una settimana di solidarietà con i rifugiati, sempre più minacciati dal tentativo di cancellazione del diritto al ritorno portato avanti

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Epstein e la degradante elite globalista

di Antonello Boassa Come può essere possibile che un illustre personaggio come Mark Lowcock, Segretario generale degli affari umanitari dell’ONU, possa affidarsi per stendere la sua relazione sulla situazione attuale del conflitto in Siria sulle informative provenienti da ONG squalificate (nota 1) in provata combutta con il jihadismo terrorista, come appunto sono gli White Helmets? E come può essere possibile

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