This is my land… Hebron – Giulia Amati e Stephen Natanson (2010)

bambini che conoscono da sempre soldati di occupazione

 

 

Hebron è un luogo conteso, dominato dall’odio e dalla violenza. Nel 1968, dopo la Guerra dei Sei Giorni e la schiacciante vittora militare di Israele, un gruppo di 30 coloni israeliani decise di trasfersi nella città per riprendere possesso di questa che considerano una parte importante della Terra Promessa. Oggi Hebron è l’unica città dei Territori Occupati ad avere una colonia israeliana nel cuore di una città palestinese. 600 coloni vivono protetti da 2000 soldati nel centro storico di una città di 160.000 palestinesi. Ad Hebron il conflitto ha preso la forma di una guerra tra vicini di casa dove l’obbiettivo è conquistare ogni giorno un metro in più di città, tenere il nemico sotto controllo o semplicemente resistere. Sputi, calci, aggressioni, insulti fanno parte della vita quotidiana. Le donne, i bambini e l’esercito partecipano a questa guerra tra vicini.

http://www.italiandoc.it/area/public/wid/DZQD/video.htm

 

“NON CI SONO PIU’ STRANIERI!”: i coloni israeliani si scatenano a Hebron dopo l’espulsione degli osservatori per i diritti umani – Yumna Patel

Lo scorso martedì, dozzine di coloni israeliani hanno sferrato un attacco contro i Palestinesi nella Città Vecchia di Hebron, nel sud della Cisgiordania occupata, gridando per le strade “morte agli Arabi!” e tirando sassi contro le case palestinesi.

Secondo la gente del posto, intorno alle 21, più di 100 coloni accompagnati da oltre 70 soldati israeliani armati hanno cominciato a marciare giù per Shuhada Street nella Città Vecchia, dirigendosi verso il quartiere palestinese di Tel Rumeida.
Il 46enne Badee Dweik, co-fondatore del gruppo Human Rights Defenders di Hebron ha raccontato a Mondoweiss: “Cantavano slogan anti-Arabi, chiedendo l’espulsione di tutti i Palestinesi dalla zona, dicendo che questa è la terra di Israele, e dicendo che noi dobbiamo morire tutti.”
Secondo Dweik, che ha assistito alla scena, i coloni hanno cominciato a molestare e a tirare sassi a tutti i Palestinesi che camminavano per strada. Poco dopo, hanno cominciato a tirare sassi contro le finestre delle case palestinesi.
“Qui nella Città Vecchia siamo abituati a simili attacchi, tanto che i Palestinesi hanno messo inferriate alle loro finestre in modo che i coloni non possano entrare,” ha detto Dweik.
Ha aggiunto che nessuno è stato ferito in modo grave, ma diverse persone hanno riportato contusioni sul viso e sul corpo per le aggressioni fisiche subite dai coloni.
L’attacco è durato fino a poco dopo mezzanotte, ha detto Dweik. “Quando i soldati hanno visto che nella zona cominciavano a radunarsi molti Palestinesi, allora hanno iniziato a respingere i coloni e a controllarli.”
“Sono intervenuti soltanto per proteggere i coloni, non i Palestinesi.”
Dweik pensa che l’attacco sia il risultato diretto della mancata presenza nella zona dei volontari e degli osservatori internazionali.
“I coloni, che già erano estremamente violenti, stanno diventando sempre più aggressivi da quando il governo israeliano ha deciso l’espulsione della missione TIPH di Hebron,” ci ha detto.
“Essersi sbarazzati del TIPH è stato un segnale di via libera per i coloni che sono diventati ancor più violenti, non solo nei confronti dei Palestinesi, ma anche verso qualunque internazionale che incontrano qui.”
Secondo Dweik, due volontari dell’International Solidarity Movement (ISM) sono stati trattenuti per 10 ore dalle forze israeliane, perché Anat Cohen, una colona notoriamente violenta, sosteneva che i volontari dell’ISM avevano tentato di schiaffeggiarla.
“I volontari sono stati rilasciati solo dopo esser stati costretti a firmare un documento in cui si dice che per 15 giorni non possono entrare nella zona H2,” ha detto Dweik, aggiungendo che anche l’Ecumenical Accompaniment Programme in Palestine and Israel (EAPPI) ha ritirato gli osservatori da Hebron perché il suo personale era stato attaccato dai coloni.
“Ora nella Città Vecchia sono rimasti solo due volontari dei Christian Pacemaker Teams (CPT) dopo che Israele li ha espulsi, ”ha detto Dweik. “Ora tutti gli internazionali sono presi di mira più di prima.”

(https://mondoweiss.net/2019/02/foreigners-following-expulsion/?utm_source=Mondoweiss+List&utm_campaign=5ae8c9ea1b-RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_b86bace129-5ae8c9ea1b-398599317&mc_cid=5ae8c9ea1b&mc_eid=3f397ad41b

Traduzione di Donato Cioli)

da qui

 

 

Il riconoscimento dell’Unesco di Hebron come patrimonio palestinese dell’umanità – Barak Ravid

Venerdì l’UNESCO ha votato per il riconoscimento della Città Vecchia di Hebron e della Tomba dei Patriarchi [la moschea di Ibrahim per i palestinesi, ndt.] come siti del patrimonio culturale palestinese.

Nonostante intensi tentativi diplomatici intrapresi nelle scorse settimane, Israele e gli Stati Uniti non sono riusciti a riunire l’appoggio di un numero sufficiente di Stati membri per bocciare l’iniziativa. Dodici Stati della commissione per il patrimonio culturale dell’umanità hanno votato a favore della risoluzione e tre hanno votato contro.

La risoluzione, proposta dai palestinesi, include due punti importanti. Il primo afferma che la Città Vecchia di Hebron e la Tomba dei Patriarchi sono luoghi del patrimonio culturale palestinese e verranno registrati come tali nell’elenco del patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO. Il secondo asserisce che i due siti devono essere riconosciuti come luoghi in pericolo, il che significa che ogni anno la commissione per il patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO si riunirà per discutere del loro caso.

Naftali Bennet, ministro dell’Educazione israeliano e presidente del comitato nazionale dell’UNESCO, ha condannato la decisione, affermando che il legame ebraico con Hebron risale a migliaia di anni fa e non verrà reciso. “E’ spiacevole ed imbarazzante vedere l’UNESCO negare ogni volta la storia e distorcere la realtà per mettersi al servizio di quelli che cercano di spazzare via lo Stato ebraico dalla mappa geografica,” ha affermato. “Israele non intende rinnovare la cooperazione con l’UNESCO finché continuerà a servire come mezzo per attacchi politici invece di essere un organismo tecnico.”

Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha definito l’UNESCO una “organizzazione politicamente schierata, ignobile e antisemita, le cui decisioni sono scandalose.” “Nessuna decisione di questo organismo irrilevante comprometterà il nostro diritto storico sulla “Tomba dei Patriarchi” o il nostro diritto sul Paese. Spero che con l’aiuto del nostro grande amico, gli Stati Uniti, questa organizzazione non venga più finanziata.”

“Questa decisione dimostra ancora una volta che l’Autorità Nazionale Palestinese non cerca la pace ma intende piuttosto incitare contro Israele e calunniarlo,” ha aggiunto. Un portavoce dei coloni di Hebron ha definito la decisione “ridicola”, “antisemita” e “tipica del branco di ignoranti dell’UNESCO consumati dall’odio.”

I palestinesi hanno acclamato il voto dell’UNESCO, con il ministro degli Esteri palestinese che l’ha definito “l’unica decisione logica e corretta.” “Hebron è una città che si trova nel cuore dello Stato di Palestina e ospita un sito inestimabile per il patrimonio culturale dell’umanità e sacro per miliardi di persone delle tre religioni monoteiste in tutto il mondo. La Città Vecchia di Hebron e il luogo sacro è minacciato a causa delle azioni irresponsabili, illegali e altamente dannose di Israele,la potenza occupante, che mantiene in città un regime di separazione e discriminazione in base all’etnia e alla religione.

“Lo Stato di Palestina continuerà a difendere e a celebrare molti importanti siti storici della Palestina come parte del patrimonio culturale dell’umanità, e resisterà ad ogni tentativo di mantenere la Palestina o la sua storia in ostaggio dei progetti e delle azioni di intolleranza ed esclusione.” Per essere approvata la risoluzione aveva bisogno dell’appoggio di due terzi dei membri della commissione con diritto di voto. La decisione è stata presa con voto segreto dopo che tre Stati lo hanno chiesto durante l’incontro di venerdì.

Israele e gli Stati uniti hanno fatto pressioni su parecchi membri della commissione per il patrimonio culturale dell’umanità e sulla segreteria dell’UNESCO perché il voto fosse segreto, cosa che avrebbe consentito a un maggior numero di Paesi, compreso uno Stato arabo, di votare contro la risoluzione o astenersi dal voto senza pagare un prezzo politico per questo.

Durante l’incontro di venerdì sulla questione è scoppiato uno scontro verbale molto acceso tra l’ambasciatore israeliano all’UNESCO Carmel Shama Hacohen e i delegati palestinese e libanese. La discussione è avvenuta quando Shama Hacohen ha appreso che il voto sarebbe stato solo parzialmente segreto, nel senso che mentre agli Stati non sarebbe stato chiesto di rivelare la propria scelta, il voto non si sarebbe svolto dietro un paravento.

Shama Hacohen ha accusato il delegato polacco che presiedeva l’incontro di aver violato l’impegno riguardo alla segretezza del voto. Ad un certo momento il delegato libanese ha chiesto che Shama Hacohen fosse espulso dall’incontro dagli addetti alla sicurezza. Alla fine il voto parzialmente segreto è andato avanti come previsto, in quanto i 21 delegati hanno inserito il loro voto in un’urna al centro della sala dell’incontro.

Venerdì un importante diplomatico israeliano ha detto che il delegato polacco che presiedeva l’incontro non ha rispettato la sua promessa di garantire un voto segreto. Ha aggiunto che la mancanza di segretezza e la presenza di telecamere hanno impedito a molti Stati, compreso un Paese arabo, di votare contro la risoluzione.

*(Traduzione di Amedeo Rossi e pubblicata su zeitun.info)

http://nena-news.it/il-riconoscimento-dellunesco-di-hebron-come-patrimonio-palestinese-dellumanita/

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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