Tino Villanueva: «Così parlò Penelope»

10° appuntamento con la cicala … “penelopizzata” (*)

Così parlò Penelope
Questo è il palazzo dove ho imparato a sopravvivere
dove due anni or sono strinsi tra le braccia Odisseo,
il vigoroso figlio di Laerte, un’ultima volta,
e fu un unico lungo abbraccio, quanto bastò
a plasmare solo un battito, un cuore solo, prima che lui partisse per Troia.


Questo è il palazzo che percorro in tondo,
di sala in sala, un mondo, il mio, di pietra e di legno.
Questa è la stanza dove lavoro la lana
E discuto a fondo nel mio intimo,
dove ancora sveglia balzo e giro,
che misuro a gran passo a metà della notte,
convincendo me stessa una volta ancora
che l’idea terrena dell’amore è tuttora vita-sangue del mio corpo.

 

Questo è il palazzo dove porto la corona della fede allo sposo
dove la voce del mare è la voce stessa del mio pensare.
Così, se sto ad una finestra ad aspettare ogni volta
Il profilo di una nave che mi venga incontro,
che altro è questo se non il mio amore,
la passione che il tempo accresce per Odisseo,
lo sposo d’un sol cuore, dalla mente astuta, che sto ad aspettare.


Così parlò Penelope, quando si svegliò al mattino;
quando la veste d’oro dell’aurora sorse
dal mare.

[da «Così parlò Penelope», 2013; traduzione di Paola Mildonian]

So Spoke Penelope

This is the palace where I’ve learned to survive;
where two years ago I embraced Odysseus,
stout son of Laertes, one last time –
one long embrace was all it took
to shape one heartbeat between us before he left for Troy.

This is the palace I walk around in
from hall to hall, a world of stone and wood that is mine.
This is the room where I work in wool,
and talk it out with myself;
where still awake I toss and turn,
pace around in the middle of the night,
convincing myself once more
that the earthly idea of love is still the life-blood of my body.

This is the palace where I wear the crown of faithfulness;
where the sound of the sea is the sound I think with.
Therefore, if I stand by a window expecting each time to see
the outline of a ship coming toward me,
what is it but my love,
and the passion time gives it to grow for Odysseus,
like-minded husband of the cunning mind, for whom I wait.

So spoke Penelope when she awoke this morning;
when the golden cloth of dawn rose
out of the sea.

(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, codesta cicala da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono; immaginate che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana fra le ultime inviate quella da regalare alla “bottega” e io posto. Ma da mesi è iniziata per la cicala una nuova avventura a ritmo mensile. Ovvero la collaborazione con un carissimo amico, gotansefini, che – spiega “cicala” – quest’anno ha scelto il tema Penelope. Per usare le sue parole «[Penelope] introduce un tema più generale sulla donna, il suo riscatto, la sua forza, il suo valore, su cui tanto ho fatto ricerca negli ultimi anni, trovando poesie davvero meravigliose, quasi tutte scritte da donne». Dunque prendete nota: l’appuntamento con la coppia cicala-gotansefini è fra un mese circa mentre con la tradizionale “cicala del sabato” ci si trova qui fra 7 giorni. [db]

Redazione
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