Trappist-1, gli alieni e noi

1 – ficcare… la Nasa; 2 – potpourri; 3 – Apicella e «il manifesto»; 4 – bottega “trappista”; 5 – «assenza di solitudine».

1 – un mio breve articolo apparso ieri sul quotidiano «L’unione sarda» (*)

Il grande incontro con gli alieni è stato molte volte sognato e raccontato. In «Critica della ragione pura» Kant scrisse: «sarei pronto a scommettere tutti i miei averi, che almeno in uno dei pianeti che noi vediamo vi siano abitanti… Il fatto che anche in altri mondi vi siano abitanti non è semplicemente oggetto di opinione bensì di una salda fede». In precedenza anche Giordano Bruno aveva scritto di «infiniti mondi»; come si sa, in Vaticano non gradirono e anche per quello lo mandarono al rogo.

Mentre noi da sempre cerchiamo gli extraterrestri magari loro stanno venendo qui. Se finora non ci siamo incontrati è perché la ricerca è appena iniziata. Immaginate i bimbi che, in riva a un oceano, riempiono secchielli d’acqua: quante possibilità ci sono che trovino subito i pesci?

La scienza e, con maggiore libertà, la fantascienza immagina che «il grande incontro» potrebbe avvenire fra razze simili (cioè con alieni più o meno umanoidi) o fra specie radicalmente diverse. A tal punto differenti che sarebbe difficile comunicare. Come nel romanzo-film «Solaris» o nel recentissimo «Arrival». Invece in «Stalker», altro vecchio film e romanzo, gli Et arrivano sulla Terra però non ci degnano di uno sguardo e se ne vanno, troppo superiori per accorgersi di noi; così i terrestri si mettono a frugare tra i loro rifiuti per capire qualcosa, un po’ come le formiche cercano le briciole di un nostro picnic.

Il più choccante incontro con gli Et è nel racconto «La sentinella» di Fredric Brown, una paginetta così bella da finire nelle antologie scolastiche: c’è tutta la sorpresa di scoprire che gli alieni siamo noi nello sguardo degli altri; se non la conoscete cercatela – anche in rete – e forse cambierete idea.. sulla fantascienza.

Se dobbiamo partire alla ricerca dei nostri dis/simili esistono tre problemoni. Il primo è che si tratta di un viaggio lunghetto, se prima non troviamo il modo per andare veloci come la luce. Seconda complicazione è che se arriviamo su pianeti forse abitati prima ancora di dialogare con gli alieni dobbiamo accertarci… di respirare: anche Marte e Venere sono simili al nostro pianeta ma per noi inabitabili almeno finché non verranno “terraformati” cioè mutati in modo da poterci vivere: possibile in teoria, in pratica tutto (modi, tempi, costi, rischi) da verificare. Terzo impiccio: viaggiare negli spazi costa molto ma teniamo conto che per un anno di guerra in Afghanistan o in Irak spendiamo quanto la Nasa per raggiungere Marte.

C’è chi teme gli alieni. Eppure almeno 5 motivi dovrebbero spingerci a desiderare di incontrarli: la nostra eterna curiosità per andare oltre le colonne d’Ercole; amore e non a caso il film «Et» ha emozionato i grandi anche più dei piccoli; sogni di gloria con tutti i rischi annessi; il migrare per star meglio; di recente la consapevolezza che le risorse del pianeta Terra si stanno esaurendo.

Enrico Fermi diceva: «Ma se l’universo brulica di alieni dove sono»? Forse stanno aspettando di essere scoperti. Oppure quei burloni si stanno nascondendo.

(*) come spesso accade nei quotidiani per ragioni di spazio bisogna riscrivere il pezzo e… qualche frase rimane fuori. Qui dopo «picnic» ho dovuto tagliare questo breve periodo: «A proposito di animali e di alieni c’è un’altra vicenda (torniamo dalle parti della scienza) che va tenuta presente. C’è chi fra gli zoologi considera i delfini intelligenti, oltreché dotati di un linguaggio strutturato, e ha più volte proposto di investire fondi in un progetto per comunicare con questi “alieni” di casa. Soldi mai trovati e dunque il dialogo umani-delfini resta nel campo delle ipotesi. Però, decenni fa, Usa e Urss addestrarono i delfini a operazioni militari. Una triste metafora». Se avessi potuto fare io la titolazione avrei puntato su un gioco di parole cioè «Ficcare la Nasa negli affari o nei cieli altrui» (troppo ermetico?) con un sottotitolo illustrativo, tipo «Filosofia e fantascienza di fronte alla domanda “Siamo soli?”». I due articoli su «L’unione sarda» (se io fossi stato il direttore avrei messo minimo 4 pagine) erano accompagnati da un brevissimo ma utile riassunto della “corsa” allo spazio. Eccola. «Il primo razzo oltre il cielo fu uno Sputnik russo, grande come un pallone da gioco, tutto ciò che poteva fare era inviare segnali radio. Poi i sovietici mandarono nello spazio: la cagnetta Laika, un uomo, Yuri Gagarin e ancora una donna, Valentina Tereskova. Gli Usa decisero che non potevano perdere la gara a recuperarono in fretta: così nel 1969 Neil Armstrong e Edwin Aldrin passeggiarono sulla Luna. Fu un’affascinante gara scientifica ma anche militare. Costò soldi ma anche morti. Adesso tocca a Marte dove finora sono arrivati solo “robot” statunitensi. Ma anche Unione Europea e Cina puntano a sbarcare su Marte verso il 2020. Da lì con una base prima robotica e poi umana i terrestri prenderanno il balzo?».

Nello scrivere – di corsa – codesto mio articolo ho saccheggiato articoli e idee già in “bottega”: in particolare di db e di Fabio De Sicot.

 

2 – Potpourri di notizie e commenti

Indica uno stufato misto – carne e verdure – ma la parola potpourri letteralmente significa “pentola marcia”: sarebbe la definizione giusta per analizzare le molte cose interessanti più alcune sciocchezze appena dette e scritte su Trappist e dintorni. Un lavorone… io invece qui vi offro tre msg di persone amiche, un pot pourri spero dal buon sapore.

ROBERTO.

«ciao Daniè (…) figurati che “Nature” è uscita in contemporaneamente alla Nasa ma stampato su carta. Invito a riflettere su alcuni punti:

Trappist è un acronimo per TRAnsiting Planets and Planetes Imals Small Telescope. Trappist is a 60 cm robotic instrument operated out of Liège, Belgium but sited at the European Southern Observatory’s La Silla Observatory in Chile; ovvero il telescopio sta in Cile ma è gestito “in remoto” da Liegi (mica male, no?). Nota che l’Osservatorio cileno è gestito, amministrato, finanziato ecc dall’Eso (appunto Eropean Southern Observatory) non dalla Nasa. (…) Ma allora perché la Nasa si appropria di meriti non suoi minimizzando quelli dei colleghi europei? Sarà un caso che lo staff di Trump proprio in questi giorni sta mettendo mano al tanto atteso piano strategico per lo spazio, nonché al bilancio annuale della Nasa? (…) E ancora: TRE dei pianeti del sistema Trappist-1 erano noti agli scienziati dal maggio 2016; quindi freschi di scoperta sono 4, eppure sono stati presentati tutti insieme. Tutti lo sanno però non mi risulta che qualcuno abbia chiesto spiegazioni. Strano. Tu che ne pensi?».

GIANLUCA

Ma tu la notizia in anteprima l’hai ricevuta direttamente dagli alieni? allora forse questa canzone di Stefano Bollani parla di te: https://www.youtube.com/watch?v=ctANucvpYXY .

PAOLO

Mi scrive questo amico/compagno di lunga data che l’affare Trappist-1 gli ha fatto tornare in mente una vecchia “storiella”. Ci sono due credenti che discutono. Credente 1: «Non credi che ci potrebbe essere un altro mondo come il nostro con esseri viventi intelligenti?». Credente 2: «Credi che il buon Dio sia recidivo?». Andando un filino fuori tema gli ho risposto così: «Anni fa ho ascoltato questo dialogo fra due tizi in stazione. Il primo dice qualcosa tipo “allora non credi in dio?” e il secondo replica: «Non hai capito. Io penso che dio c’è. Anzi lassù sono due. Solamente che ognuno dei due crede che sia l’altro a preoccuparsi di me». Cieli sgombri o troppo affollati.

 

3 – Apicella e «il manifesto» (quotidiano)

La perfida e veritiera vignetta di Vincenzo Apicella che apre questo post sposta il discorso: dalla Nasa agli Usa, dai cieli alla Terra. Giusto che il ribaltamento lo faccia la satira. Più straaaaano che alcuni giornalisti non abbiano capito quanto l’annuncio di Trappist-1 sia importante nella (e per la) lunghetta storia della razza umana. Un quotidiano che leggo da sempre, cioè «il manifesto» ieri è riuscito… a non mettere la notizia in prima pagina. Qualcuna/o forse mi obietterà: “ma il manifesto è un giornale alternativo”. In effetti lo è o dovrebbe esserlo. Dunque se in prima pagina ci fossero state le notizie che gli altri media tacciono – sulle lotte di chi lavora o sul sangue che ci succhiano i vampiri italiani e stranieri… – nulla da ridire, «il manif» avrebbe fatto il suo mestiere di andare controcorrente. Invece ieri in prima pagina c’erano le solite banalità: una grande, inutile foto di Grillo e Raggi, poi – fra altre ovvietà – un titolino sul signor o signorino Orlando più un commento su Renzi e gli “scissionisti”. Tutto deja vu. Così non mettere Trappist-1 in prima pagina rivela o conferma due cose: attualmente (in passato non era così) a «il manifesto» capiscono zero di scienze e di “lungo respiro”; quanto alla “gerarchia” delle notizie politiche a loro interessano i Palazzi e i palazzucci del potere più che scavare nella società e nei movimenti. Sono cattivo o realista?

 

4 – bottega “trappista”

Chi passa di qua sa che muoversi (il Marte-dì e non solo) tra scienze e fantascienze appassiona molto anzi molto/molto la redazione di codesta “bottega”. Se andate in “cerca” e digitate «alieni» vi uscirà un lungo elenco di post dove db, due Andrea – cioè Bernagozzi e Mameli – nonché Fabrizio Melodia, il citato De Sicot, Mauro Antonio Miglieruolo e altri (ma anche qualche altra) si muovono in cerca di alieni. Continueremo. E ovviamente altri contributi sono graditi.

 

5 – «assenza di solitudine».

Ieri in “bottega” Mauro Antonio Miglieruolo (*) ha usato una espressione splendida, cioè «sapremo essere all’altezza di questa assenza di solitudine?». E’ questo mi pare il nostro orizzonte. Non so dire se chi dirige la Nasa punta su Trappist-1 per sete di “petrolio” anziché di conoscenza. Neppure so dire se è da quelle parti che alla fine troveremo altra vita intelligente; o magari se nel frattempo saremo “trovati” oppure riceveremo un messaggio… ignoro se ci vorranno anni-luce o anni-buio come quelli che viviamo. Tanto meno so se è giusto cercare gli alieni proprio in sistemi simili al nostro: magari forme di vita e di  intelligenza – assai diverse da come le pensiamo noi ex scimmie – si possono sviluppare in pianeti talmente differenti che i terrestri hanno deciso di non buttarci l’occhio. Insomma ignoro un sacco, un sacchissimo di questioni. Però su una scommetto: non dobbiamo temere gli “ignoti” alieni (mi sa che stavolta Stephen Hawking sbaglia) semmai certi “noti” terrestri. E su un’altra faccenda sono c-e-r-t-i-s-s-i-m-o: fare i conti con «l’assenza di solitudine» è centrale per la razza umana; e dopo l’annuncio di Trappist-1 ancor più. Come forse sapete fra 25 anni circa avremo notizie molto più dettagliate sui pianeti “trappisti”. E allora scusatemi se chiudo con una nota personale ma devo dirvelo e dirmelo. Avendo 68 anni e un po’ di acciacchi ogni tanto mi tedia l’idea di vivere a lungo in un mondo banale oltre che ingiusto. Ma adesso so che potrebbero arrivare notizie interessanti da Trappist-1… mi sa che provo ad arrivare a 93 anni. Umane/i o aliene/i che siate io vi ho avvisato: eh-eh.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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