Turchia, Ocalan, Rojava e noi

Un drammatico messaggio da Makhmour. A seguire l’appello del comitato italiano per la libertà di Ocalan con un contributo storico di Silvana Barbieri e Luigi Vinci

 

Questo è il drammatico messaggio che proviene da Makhmour. Da subito bisogna attivarci con una sottoscrizione straordinaria e sollecitare parlamentari, ong e chiunque altro perchè è criminale che venga impedito a persone ammalate di andare in ospedale a curarsi.

Oggi vogliamo che tutti sappiano cosa sta succedendo nel Campo profughi di Mahkmour, oggi vogliamo dare voce a chi voce non l’ha!

Il Campo profughi di Mahkmour (Nord Iraq/Mosul) è stato colpito dalla pandemia che non risparmia nessuno, ma ad aggravare la situazione ci si mettono i governi, i politici con le loro strategie, i militari, gli organismi internazionali che non vedono, non sentono, non sanno, non decidono nulla e abbandonano le persone, senza nessun aiuto medico o sanitario.

Come se non bastasse, non consentono neppure i ricoveri presso gli ospedali iracheni, estremo tentativo di salvare qualche vita dalla pandemia.

Così si muore per strada, respinti dai peshmerga di Barzani e dai militari iracheni.

Ricordiamo che, nel Campo, vivono quei profughi kurdi provenienti dalla Turchia, dove l’esercito turco, negli anni ’90, ha evacuato con la forza i villaggi di confine, abitati da contadini e pastori, accusati di aiutare i guerriglieri del Pkk. Hanno attraversato le montagne piene di neve che separano la Turchia dall’Iraq, inseguiti dagli elicotteri turchi che li mitragliavano e sono arrivati in Iraq: in quella traversata morirono 300 persone e circa 600 furono ferite per bombe, gelo e mine. Alla fine si sono accampati in pieno deserto, dove non cresceva un filo d’erba, ma hanno ricominciato a vivere, piantando alberi, dissodando terreni, allevando bestiame, aprendo scuole e cooperative, applicando i princìpi del confederalismo democratico. Oggi Makhmour è una comunità autogestita, caratterizzata da una forte democrazia dal basso e di genere.

PER QUESTO LA VOGLIONO CANCELLARE!

Noi, come Associazione verso il Kurdistan, lanciamo, ancora una volta, un appello urgente per rompere questo muro di omertà  e silenzio e chiediamo a tutti di far conoscere questa terribile situazione ai politici, agli organi di stampa, alle ONG, con cui si hanno contatti.

APRIAMO UNA RACCOLTA FONDI URGENTISSIMA PER POTER DOTARE IL CAMPO DI TUTTO QUELLO CHE PUO’ SERVIRE PER ARGINARE LA PANDEMIA.

A marzo avevamo comperato 2 ventilatori e 2 deumidificatori, altri ne avevano comperati pure loro, ma oggi sono già  200 i pazienti isolati e 6 i deceduti.

Nel campo vivono – sopravvivono – 14.000 abitanti e sono sotto embargo dall’agosto del 2019; inoltre, i turchi non hanno mai smesso di far sentire la loro presenza, bombardando il Campo con droni o facendolo attaccare dai miliziani di Daesh.

SE RIUSCISSIMO A SALVARE ANCHE UNA SOLA VITA PER NOI SAREBBE IL SEGNO CHE RESTIAMO UMANI E CHE NON CI VOLTIAMO DALL’ALTRA PARTE PER NON SAPERE!

QUESTO E’ IL NOSTRO IBAN: IT17 Q030 6909 6061 0000 0111 185.

CAUSALE: AIUTI URGENTI PER PANDEMIA CAMPO DI MAHKMOUR.

GRAZIE

La “bottega” riprende da Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo (agenzia quotidiana curata da Farid Adly) una breve notizia dalla Turchia e l’annuncio che anche in Italia è nato un Comitato nazionale per la Libertà di Ocalan.

TURCHIA

L’emittente Al Arabiya ha intervistato, per il tramite del suo avvocato, l’ex co-presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP), Figen Yüksekdağ, detenuta dal 2016 nelle prigioni di Ankara. «Erdogan ha tentato di annientare il nostro partito imprigionando i nostri quadri dirigenti, ma il suo sogno è fallito. Nelle elezioni del 2015 siamo riusciti insieme agli altri partiti di opposizione di far perdere la maggioranza al suo partito ed è stato costretto all’alleanza con i fascisti dei “Lupi Grigi”. La campagna di arresti che ha toccato 25 mila nostri attivisti, 6 mila dei quali sono ancora in carcere, non ha piegato la lotta per la democrazia e la libertà per tutti i popoli della Turchia».

ITALIA – Libertà per Ocalan: con un contributo storico di Silvana Barbieri e Luigi Vinci

E’ nato anche in Italia un Comitato nazionale per la Libertà di Ocalan. È Stata lanciata una campagna di raccolta firme, di persone, di associazioni, enti ed organismi, per chiedere la fine dell’isolamento del capo della lotta per i diritti del popolo curdo.

Per aderire: libertaperocalan@gmail.com

Carissimi amici e compagni,

carissime amiche e compagne,

vi presentiamo il testo di un’iniziativa a sostegno della figura di Abdullah Ocalan, capo di una popolazione curda cui venne rifiutata, a fine prima guerra mondiale, la possibilità di un proprio stato, e da oltre un secolo periodicamente massacrata dai governi della Turchia. Ocalan è fin dal 1999 in carcere in pessime condizioni in Turchia. Rammentiamo, tra le tante cose che si potrebbero dire, come Ocalan sia la figura di massimo riferimento di una popolazione democratica e civile curda che ha sconfitto in Siria le varie bande di assassini fondamentalisti sostenuti dalla Turchia, aiutando così il nostro Occidente, e che poi l’Occidente, a guida Trump, ha ignobilmente scaricato.

veniamo a chiedervi una firma all’appello per la libertà di Ocalan. Sappiamo che una firma non toglie nessuno dalle galere di Erdogan, ma è un modo per far sapere ai prigionieri politici in Turchia, siano essi di etnia curda o turca, che esistono in Europa vasti pezzi di società democratica che non li dimentica, e per essi, credeteci, non è poco.

Vi preghiamo di aggiungere al vostro nome anche la vostra professione o incarico sindacale o politico.

Care amiche e cari amici,
dopo Inghilterra e Germania anche in Italia si è costituito un comitato per promuovere la raccolta di firme per chiedere la libertà di Abdullah Ocalan, nella speranza che questo sforzo congiunto possa portare a un risultato positivo. Va ricordato che l’Italia concesse a Ocalan l’asilo politico, ma la sentenza arrivò dopo che il governo italiano lo aveva cacciato.
Il nostro impegno, come Comitato, è quello di raccogliere firme di “spessore”: professionisti, avvocati, notai, professori, docenti universitari, scrittori, artisti, medici, nomi, professioni, che qualifichino la campagna che ci apprestiamo a fare.

PER SAPERNE DI PIU’
L’isolamento imposto al leader Apo (Abdullah Ocalan) è tra i più lunghi della storia: voluto dal governo AKP (partito di Erdogan) e MHP (lupi grigi ) dura da 21 anni senza interruzione. Dopo un incontro avvenuto 8 anni fa (nel maggio 2011) i suoi avvocati hanno potuto incontrarlo nel carcere di Imrali solo a maggio 2019, quando il governo turco aveva dovuto cedere di fronte a uno tra i più grandi scioperi della fame della storia che aveva visto il coinvolgimento in Turchia di più di 7000 persone, di cui 9 persero la vita. Sciopero della fame sospeso solo quando il ministro della giustizia turco aveva garantito che le visite degli avvocati e dei familiari di Ocalan sarebbero proseguite. Così non è stato, dal 7 agosto il divieto d’incontro è stata ripristinato. Dal 2016 inoltre Ocalan è stato privato anche del diritto di scrivere e ricevere lettere dall’esterno, e negli ultimi 20 anni di detenzione ha potuto esercitare il diritto di telefonare ai congiunti (le leggi turche prevedono per i detenuti il diritto a una telefonata alla settimana, con la pandemia elevato a due) una sola volta, il 27 aprile 2020.
L’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito (nel 2005) che Ocalan non ha avuto un processo equo, e l’articolo 3 della stessa convenzione afferma (nel 2014) che contro Ocalan è stata usata tortura.
Questa pratica iniqua e ingiusta che dura da 21 anni non si risolve se non con l’abolizione del sistema Imrali e la messa in libertà di Ocalan. Il suo isolamento è anche quello del popolo curdo, è l’isolamento di tutti i prigionieri politici curdi e  democratici turchi in carcere in Turchia, è l’isolamento di tutti quei giovani curdi che hanno combattuto l’ISIS in Siria.
TURCHIA
La “turchizzazione” linguistica e religiosa dell’Anatolia da parte di qualche centinaio di migliaia di nomadi turcomanni di fede islamica  poté essere realizzata solo mediante stragi periodiche di armeni (un milione e mezzo), assiro-caldei (300 mila) curdi (forse 500 mila)  greci, georgiani e altre etnie e fedi religiose che opponevano resistenza. Fu all’opera un’an tropologia turca feroce, ossessiva, paranoica per la quale il territorio anatolico sarebbe da difendere contro i portatori di altre lingue, religioni, culture.
Tutti quanti tentino di difendersi da questa paranoia sono per Erdogan “TERRORISTI”.
Il colpo di stato del luglio 2016 è stato usato da Erdogan per centralizzare ancor più il potere nelle sue mani, ovvero per disfarsi di ogni antagonista moderato in campo islamico e per colpire, licenziare, incarcerare tutti quanti esprimano dubbi sul suo operato; concretamente, tutto il partito curdo HDP.  Per i curdi la repressione è stata ed è durissima: settimane di stato d’assedio, sospensione dell’acqua, dell’elettricità, privazione di cibo, cecchinaggio, bombardamenti con carri armati, artiglieria, elicotteri intere città (oltre 20) del sud-est oltre al centro storico di Diyarbakir furono colpite solo perché le loro popolazioni stavano pacificamente tentando di fondare istituzioni democratico-partecipative, guidate, anziché da un solo sindaco, da due – una donna e un uomo. Si trattava di un’esperienza democratica e comunitaria, proposta a suo tempo da Ocalan, che sarà ripresa dal PKK e dal PYD con straordinari risultati nei territori yazidi nel nord del’Irak (che ora Erdogan sta bombardando) e nel cantone siriano del Rojava, dove collaborano insieme arabi, turcomanni, siriaci, armeni, e sul piano religioso sunniti, sciiti, cristiani, yazidi.
Il mondo intero si é entusiasmato per quei miliziani semidisarmati, per quelle ragazze e quei ragazzi del PYD curdi-siriani che hanno difeso l’Occidente dal terrorismo fondamentalista sunnita in nome di una idea di società democratica e comunitaria ispirata dal loro leader APO, per poi abbandonarli non appena i governi di Russia, Unione Europea, Stati Uniti li hanno ritenuti non funzionali ai loro interessi geopolitici. Come hanno abbandonato alla violenza dello stato turco i prigionieri curdi e i democratici turchi della Turchia.
Firmate e fate firmare l’appello per la liberazione di Ocalan, capo del popolo curdo. LIBERIAMO DALL’ISOLAMENTO OCALAN, APPOGGIAMO LA LOTTA DI LIBERAZIONE DEL POPOLO CURDO.

Il testo dell’appello 

Tra il 2013 e il 2015, 10 milioni e 300 mila persone nel mondo hanno firmato un appello che chiedeva la libertà per Abdullah Öcalan e per i prigionieri politici in Turchia, e affermava che “la libertà di Öcalan sarà una pietra miliare per la democratizzazione della Turchia e per la pace in Kurdistan”.

Dopo oltre 5 anni, Öcalan è ancora segregato nel carcere di massima sicurezza di Imrali. Nel 2015, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha interrotto anni di dialogo con Abdullah Öcalan e con il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e ha lanciato un’escalation violenta di aggressione contro il popolo curdo in Turchia, Iraq e Siria. In mesi recenti, Erdoğan ha portato la guerra non solo contro i curdi ma contro tutti i paesi confinanti della Turchia, inclusi Libia e Nagorno-Karabakh/Artsakh. A Cipro e in Grecia, nel Mediterraneo orientale, ha alimentato pesanti tensioni.

Nel frattempo, i popoli del nord-est della Siria, ispirati dal pensiero di Öcalan, hanno trasformato la loro terra in un grande bastione di coesistenza pacifica e di democrazia – a dispetto dei costanti e continui attacchi militari turchi. La perdurante incarcerazione di Öcalan e l’isolamento disumano al quale resta soggetto, la repressione massiccia nelle regioni curde della Turchia e gli attacchi al nord-est della Siria sono tutti aspetti dello stesso approccio utilizzato dallo stato turco: attaccare le forze democratiche, in particolar modo i curdi, con tutti i mezzi possibili, continuando a finanziare e armare le milizie fondamentaliste dell’ISIS, che costituiscono un fattore di insicurezza a livello planetario, come dimostrato i recenti attacchi in Francia e in Austria.

Sfortunatamente le istituzioni internazionali non hanno dato una risposta adeguata a una situazione che si sta deteriorando – e il Consiglio d’Europa, insieme alla Corte Europea per i Diritti Umani e al Comitato contro la Tortura non hanno saputo garantire nemmeno i più basilari diritti umani ad Abdullah Öcalan che è il simbolo più importante della lotta contro la repressione della libertà e della democrazia in Turchia ed è l’unica speranza per una risoluzione pacifica ai conflitti in Medio Oriente. Questo rende la sua libertà un passo fondamentale per tutte le genti che amano la pace. Questo è il motivo per cui diciamo: il tempo è arrivato: libertà per Abdullah Öcalan!

Vi chiediamo di sostenerci con la vostra firma e di unirvi alla lotta per la libertà, la democrazia e la pace per i curdi e per tutti i popoli del Medio Oriente. Tra i primi firmatari dell’appello nel 1999 abbiamo avuto personalità quali Dario Fo, Angela Davis, Noam Chomsky, Danielle Mitterrand, Ramsey Clark, Alice Walker, Gianna Nannini, Geraldine Chaplin e molte/i altre/i.

Occorre mobilitarci nuovamente – stavolta dobbiamo ottenere la scarcerazione di Öcalan!

Vi chiediamo di portare questo messaggio ai vostri Consigli comunali, assemblee, sindacati, organizzazioni di comunità, partiti – per chiedere loro di unirsi al coro mondiale di voci per la libertà di Öcalan!

Per aderire: libertaperocalan@gmail.com  

Le firme vanno indirizzate al comitato, segnalando gentilmente nome, cognome e professione.

La prima vignetta è di Gianluca Costantini, la seconda di Benigno Moi, la terza è ripresa dalla rete.

 

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • Il Kurdistan è uno Stato introvabile, è un territorio a geometria variabile ove il ruolo della Turchia ne ha determinato ed ancora oggi ne determina le sorti; dovrebbe essere in primis la comunità europea ad intervenire per dare sostegno al popolo Kurdi… però si sa (o si fa finta di non sapere) se non c’è Stato non c’è Nazione, se non c’è Nazione rischi per sempre di essere considerato un PROFUGO (ho molto semplificato, mi pare però di avere reso l’idea ; i Kurdi esistono e resistono (Turchia – Siria – Irak – Iran – altrove) e ci fu anche un tempo in cui Erdogan e Ochalan ….che non sia questa la chiave da rimettere nelle giuste mani?
    In fondo la Turchia senza i Kurdi (parlo anche del territorio che fa da cuscinetto ad oriente) cosa sarebbe!

  • …dopo Ochalan….si è perso:
    “dialogavano” (si fa per dire)

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