«Tutti i racconti» di Kurt Vonnegut

La recensione di Diego Rossi dove il Marte-dì (cioè il fantastico) potrebbe essere il sabato (il mondo cosiddetto reale): insomma un sabedì o un martabo

Il 28 ottobre di settantuno anni fa accadde qualcosa di straordinario: un giovane autore ottenne la conferma del suo talento. Uno dei magazine più autorevoli del tempo – con una tiratura di oltre due milioni di copie e che ospitava autori del calibro di Ray Bradbury – accettò un suo racconto. La prima cosa che fece quell’autore sconosciuto fu un giuramento a se stesso e la seconda scrivere a suo padre:

Caro papà,

ho venduto il mio primo racconto a Collier’s (*). Ho ricevuto il mio assegno (750 dollari meno la commissione del dieci per cento dell’agente [agenzia Littauer e Wilkinson]) ieri a mezzogiorno. Pare che adesso altri due miei lavori abbiano buone probabilità di essere venduti nel prossimo futuro. Credo di essere sulla buona strada. Ho depositato il mio primo assegno in un conto di risparmio e se e quando ne venderò altri continuerò a fare così finché avrò l’equivalente della paga di un anno alla GE. Basteranno altri quattro racconti per arrivare a qualcosa di più (come non è mai successo prima). Allora lascerò questo dannato lavoro da incubo e non ne cercherò un altro finché campo, Dio mi è testimone. Da molti anni non sono mai stato così felice.

Con affetto,

K.”

Eppure la carriera di Kurt Vonnegut Jr. fu tutt’altro che facile. Il suo indistinguibile tratto, straniante e al tempo stesso romantico, avrebbe potuto finire nella polvere, disperso nel nulla, come il suo stesso destino era sembrato molte volte, denso più di rovesci e di sconfitte che di vittorie. Il padre Kurt Vonnegut Sr. al pari del nonno era stato un famoso architetto, poi caduto in disgrazia a causa della grande depressione del 1929. Dopo aver superato il trauma per il suicidio della madre, nel 1943, Kurt Vonnegut (figlio) lasciò gli studi e si arruolò come volontario nell’esercito. Venne inviato nel gruppo di esploratori e nel 1944 cadde prigioniero dei tedeschi. Fu trasferito nella città di Dresda. La vide rasa al suolo dai bombardamenti alleati che uccisero più di centomila persone. Tornato negli Usa iniziò a scrivere racconti con grande umiltà, a immaginare, a ricevere rifiuti, uno dopo l’altro dalle maggiori e migliori riviste di fantascienza (e non). Tentò con i famosi Slick – magazine chiamati così perché stampati in alta qualità per distinguerli dai Pulp – che ospitavano autori come Hemingway.

Nei novantotto racconti proposti nella monumentale edizione di più di mille pagine che Bompiani porta in Italia (https://www.bompiani.it/catalogo/tutti-i-racconti-9788845297236) si ricostruiscono i retroscena di un indiscutibile talento, coraggioso, ostinato, meraviglioso. Questa raccolta è la migliore biografia di Vonnegut, perché recupera il percorso stilistico, la lunga e dura salita che lo condurrà come autore alle vette della fama internazionale attraverso l’indimenticabile “Mattatoio n. 5”.

Ma il vero Vonnegut – come racconta suo figlio Mark – è il padre di cinque figli, di cui due adottati per la prematura scomparsa della cognata e di suo marito, è l’uomo rifiutato dalle università, a lungo tenuto in secondo piano rispetto all’autentico valore della sua prosa precisa e limpida. Mite e sognatore: conosceva da vicino la sconfitta e non si scoraggiava. Quanto è toccante ritrovarlo fra le righe dei suoi stessi racconti, ad esempio da “Il re dei fuchi”:

[Il signor Sheldon Quick] strinse la mano a tutti. “Un fiasco, signori.” Aveva le lacrime agli occhi. “Scrivete pure di me che sono uno stolto, se dovete,” disse. “Ma uno stolto, scrivete, con uno dei sogni più umani e grandiosi del nostro tempo.” S’inchinò e uscì, salendo le scale da solo.

Poco a poco la dedizione per il fantastico, l’amore incondizionato per la costruzione narrativa – introspettiva, luminosa, inusuale e dalla soluzione essenziale – iniziò a splendere e a crescere. Credettero in lui la moglie e i figli, i suoi agenti: infine lettori e lettrici divennero numerosi. Grazie alla ricostruzione biografica di Jerome Klinkowitz e Dan Wakefield il volume edito in Italia da Bompiani appare unico nel suo genere. Diviso per temi – “Guerra”, “Donne”, “Scienza”, “Amore”, “Etica del lavoro contro fama e fortuna”, “Comportamento umano”, “Il direttore della banda” e “Il futuro” – raccoglie una vita fissata in fotogrammi, racconti scritti tra il 1941 e il 2007.

«Quelli che si presentano qui sono i racconti che Kurt Vonnegut voleva far conoscere ai suoi lettori. Nel corso della sua vita riuscì a pubblicarne poco meno della metà. Non è ironico che quando una rivista rifiutò un suo scritto particolarmente efficace il suo agente gli consigliasse di “tenerlo per la raccolta delle tue opere che si pubblicheranno il giorno in cui sarai diventato famoso. Anche se per arrivare a quel giorno forse ci vorrà un po’ di tempo”. Questa lettera di Kenneth Littauer, dell’agenzia Littauer and Wilkinson, fu spedita il 24 marzo 1958 e ha dimostrato di essere nel giusto su entrambi i punti».

Littauer era uno dei due agenti editoriali di Kurt Vonnegut e girava sempre con una… «bombetta pelosa e un ombrello arrotolato, mentre (il secondo agente) Wilkinson ebbe l’onore di ricevere un pugno sul naso da Francis Scott Fitzgerald (come ringraziamento per aver cercato di fargli avere un po’ di soldi da Hollywood)».

Leggere “Su con la vita”, “Parola d’onore”, “Confido” – presentato in bottega in un’analisi molto particolareggiata (http://www.labottegadelbarbieri.org/confido-di-kurt-vonnegut/) – e tutti gli altri novantacinque racconti lascia un’emozione così vivida da toccare le corde della commozione. Un libro che merita uno spazio fisico nello scaffale preferito. Uno di quei volumi con cui si può parlare, da cui si può sempre tornare.

(*) Una delle pubblicazioni originali di Kurt Vonnegut per Collier’s è consultabile qui: https://www.unz.com/print/Colliers-1951apr28-00038/

(**) in “bottega” è anche presente la surreale intervista di Kurt Vonnegut da parte di Giulia Abbate: http://www.labottegadelbarbieri.org/intervista-a-kurt-vonnegut/

… ma vedi anche le analisi di Paolo Arena (su tre romanzi di Vonnegut) e almeno questi post: «Sul limite si vedono cose che…,_ Fantascienza? Figli di puttana (molto amati), Scor-data: 13-14 febbraio 1945 (sul bombardamento di Dresda che ispirò “Mattatoio 5”) e Non è di alieni che stiamo parlando?

 

La Bottega del Barbieri

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