Uh, quanto sono ignorante in salute…

e cibi: recensione in ritardo (*) a «Pasti chiari» di Sergio Mambrini

Mafalda

Ha torto Mafaldita, nella vignetta qui sopra, a schifare la minestra. Una buona zuppa è meglio della proverbiale “mela al giorno che toglie il medico di torno” (certo dipende dai medici, consapevoli o meno, e dalle mele “pesticidizzate” invece che pulite).

Ma io ho molto più torto di Mafalda perché in cucina – e dunque in salute – sono ignorante, pigro, ai limiti dell’autolesionismo. Se altre persone (le ringrazierò abbastanza?) non pensassero a ben nutrirmi … sarei probabilmente un intossicato di cibi-spazzatura.

Lo sapevo già ma una conferma (quasi un bulldozer) mi arriva dalla lettura di «Pasti chiari» – Iacobelli editore: 192 pagine per 14 euri – di Sergio Mambrini (**).

Così ho la certezza che dalle parti delle “leggi del ventre” (gastronomia viene dal greco gastèr cioè ventre e e da nomìa cioè legge) son pieno di pregiudizi e di “sentito dire” mai verificati e ignoro le cattive notizie e pure le buone. Qualche esempio ripreso da «Pasti chiari».

Molte sostanze inquinanti (finite nelle nostre tavole) hanno «effetti nocivi sul delicato meccanismo ormonale di produzione degli spermatozoi».

Lo zucchero «non è necessario» (questo per me è un colpo durissimo quasi come scoprire che in età adulta il latte ci complica la vita invece di aiutarci).

In cucina «l’alluminio, i materiali plastici antiaderenti (teflon) e altre leghe sono da evitare».

Triste e in un certo senso esemplare è “il paradosso” della quinoa: un buon alimento che, diventato di moda in Occidente, diventa così caro che «gli indios, notoriamente poveri, non se lo possono più permettere e hanno ripiegato su alimenti più a buon mercato ma meno salutari e benefici»

E così via.

Fra le buone notizie che non conoscevo ci sono… alghe, tamari, miso eccetera. Ma anche questa che arriva dalla Svezia a confermare che la strada da percorrere, anche nel campo dell’alimentazione, è la prevenzione primaria: «grazie ai risultati delle ricerche sul campo, negli anni ’70 in Svezia furono messi al bando alcuni pesticidi: oggi gli svedesi stanno osservando una diminuzione significativa nell’incidenza dei linfomi».

La struttura del libro di Mambrini è semplice ed efficace. Nella prima parte c’è una sintesi, molto ben fatta, di storia alimentare, seguita da informazioni sulla «qualità» del cibo e poi da un intero capitolo sulle «cose taciute»: dal ddt agli Ogm, dai fitofarmaci (l’Italia è «nel Guinness dei primati») all’assenza di prevenzione primaria, dal botulino alle rifritture, dagli additivi alle tossine. Nella seconda parte ci sono schede sugli alimenti, una «piccola scuola di cucina naturale», notizie sui cibi dimenticati e sulle preparazioni, la «biocucina» con semplici, chiare ricette (46 se non ho contato male).

Qualche altra inquietudine prima della fine? Mi è capitato di presentare «Pasti chiari» (in febbraio al circolo Arci «Le cantine di Platone») e Mambrini mi ha domandato con fare ironico «Posso dirle queste parole terribili…?». Non oso ripetere ciò che ho sentito. Ma per “i solutori più abili” ecco gli indizi per scoprire almeno due terribili verità. C’è a esempio una parola-cibo da evitare: cinque lettere, inizia con la lettera c; un’altra di 8 lettere comincia con la z e termina per o… ma questa forse mi è scappata qualche riga più su.

Mi fermo.

PS sul regalare libri

Il donare libri mi ha sempre accompagnato. Avessi pochi soldi (la regola) o un bel po’ (per 5 anni della mia vita sono stato “ricco” almeno secondo i miei standard) quando un libro mi entusiasmava… ne compravo copie per le persone care. «Cristalli sognanti» di Sturgeon credo di averlo regalato ad almeno 100 persone. E quando ho compiuto 50 anni ho invitato cinquanta amici-amiche a una festa e a ognuna/o ho donato «Le irregolari» di Massimo Carlotto. A volte seguo un criterio polemico: regalo libri di poesia a chi si occupa solamente di politica e invece saggi storici a chi vive solo di/nel fantastico. Fossi in un periodo di portafoglio pienotto regalerei, con dediche appropriate, un bel po’ di copie di «Pasti chiari» alle persone care. Magari a quelle che, come me, mostrano un misto di ignoranza e disprezzo per il cibo. Mi fermo a pensare: sono tante? Di primo acchito mi pare di no. Però ci penso meglio. Invece no sono parecchie. Okkappa, siete avvisate/i: appena uno zio d’Australia mi lascia l’eredità… riceverete in regalo «Pasti chiari». Nel caso probabile che io non abbia parenti riccastri e moribondii beh donatevelo da sole/i. Dico a te Z, a te Y e soprattutto a voi due, K e W. Ne avete bisogno: i vostri pasti sinceramente li vedo molto scuri…

Questo libro vi aiuterà a iniziare un «lavoro» – come scrive Mambrini – «di disintossicazione del corpo e della mente dai prodotti di sintesi chimica». Non mi pare poco.
(*) «
Pasti chiari» è uscito nell’ottobre del 2014, dunque 6 mesi fa. Codesta recensione/informazione si colloca nella rubrica, sia vera che immaginaria, «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita di non parlare di alcuni bei libri pur letti. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro … o da chi si ricorda più); forse, più semplicemente, in certi periodi faccio una vita da cani (bau). Quali siano comunque le ragioni (giustificate o ingiustificate) dei miei ritardi … ogni tanto rimedio-rimedierò in “BLOtteGa” a questi buchi, appunto chiedendo “venia”. (db)

(**) Ho conosciuto Sergio Mambrini grazie a «Fango nero», un suo libro straordinario che ho segnalato qui con entusiasmo. Poi ho conosciuto Sergio, anzi ho pure cenato al suo ristorante a Mantova. Da allora siamo in contatto. Chi passa spesso in “bottega” avrà incontrato – il sabato – alcuni suoi racconti. Ora si preso una pausa ma io spero che torni presto.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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