Un Marte-dì con fantascacchi e altro

1) rileggendo «La scacchiera» di John Brunner; 2) una bella antologia di Urania; 3) «Corti pop»; 4) spulciando; 5) l’ipnotico Troccoli; 6) propone Della Vigna; 7) se il Marte-dì si affolla… faremo così.

JohnBrunner-laScacchiera

1. L’architetto stupefatto, la fantascienza, il salto del cavallo

In estrema sintesi: la trama del romanzo «La scacchiera» di John Brunner ripropone (però in uno scenario di scontro urbanistico e politico) una celebre partita a scacchi del 1892, la Steinitz-Cigarin. Sarebbe meglio non saperlo per gustare meglio la “nota” finale ma visto che la traduzione italiana ha deciso di sbatterlo in copertina… adattatevi. Il romanzo è del 1965, in realtà si intitolava «The squares of the City»: Urania lo ha appena rimandato in edicola (non è dato sapere chi lo ha tradotto). E nonostante qualche difettuccio merita di essere letto o riletto: per l’invenzione scacchistica, per la trama e per scoprire il migliore Brunner. Infatti il prolifico inglese John Brunner fu capace di scrivere molte schifezze invereconde, un bel po’ di libri decenti, una decina di ottimi romanzi fra cui «La scacchiera» e almeno un paio di testi choc (si può discutere se siano “pietre miliari” della moderna fantascienza o no e però-peron-pompero-però «Tutti a Zanzibar» del 1968 e «Il gregge alza la testa» del 1972 vanno assolutamente letti).

«La scacchiera» segna il passaggio dal Brunner “facilone” (per forza, cioè per colpa del mercato) a quello più “impegnato” e ambizioso. Lui stesso in più occasioni ha raccontato delle difficoltà a pubblicarlo: fu bloccato per anni a dimostrare la cecità di certi editori… infatti il romanzo è comunque avvincente e non così apertamente “politico” da spaventare.

Lo stupore di Boyd Hakluyt, il protagonista – urbanista o per essere più precisi «analista del traffico» – che all’improvviso scopre la “politicità” dell’architettura, la dimensione sociale delle città può sorprendere chi legge. Davvero il protagonista non ha letto «La città nella storia» di Lewis Mumford? Possibilissimo, visto che ancor oggi nelle università (almeno per quelle italiane parlo… non per sentito dire) poco o nulla si studiano le barriere architettoniche, fiiiiiguriamoci la dimensione classista dell’urbanistica.

Come sempre non svelerò la trama e i numerosi colpi di scena (dei quali uno era/è fantascientifico ma… fino a un certo punto) per non togliere il gusto a chi legge. Ma qualche frase possono citarla senza passare da “spione”.

A esempio: «Come possiamo creare un governo senza impalcature? Ecco il problema centrale della società moderna»; o forse del suo “spettacolo”, cioè della finzione di NON governare mentre invece tutto si decide.

«Era il genere di argomentazioni che credevo fosse morto con Stalin e con McCarthy»; ah, che ingenuità o come accusa Maria Posador «lei, Hakluyt, è una persona superficiale».

E gli scacchi? «E’ una questione di combinazioni. Ogni mossa dev’essere vista in relazione nell’insieme. E questo vale anche nella vita reale» (oh, sì).

Per chi ama/odia la necessità di giocare secondo le regole ecco una provocazione suggestiva: «Crede che uno scacco, se fosse dotato di cervello pensante e conoscesse le regole del gioco, se ne starebbe passivamente sul suo riquadro ad aspettare di essere mangiato? Non credo. Scivolerebbe quatto quatto verso un’altra casella più sicura, approfittando di ogni attimo di distrazione dei giocatori». O forse rovescerebbe la scacchiera…

L’ingenuità di Boyd Hakluyt, e persino il suo inconscio razzismo ovviamente non rispecchiano le idee di Brunner. Il finale un po’ troppo roseo… forse sì.

A proposito di “anticipazioni” (o per essere più precisi di tecnologie possibili (ma che il capitalismo “sdegna”) a pagina 4 ecco i «pannelli solari»: e siamo appunto nel 1965.

QUALCHE NOTA SCACCHISTICA:

Se in bottega recuperate Re, regine, roghi e computer troverete cose interessanti: per esempio la condanna della Chiesa cattolica e persino i roghi per gli scacchi. Oppure la partita «cieca» dell’israeliano Alik Gerson che, in poco meno di 19 ore, concluse 523 partite in contemporanea, vincendone 454, pareggiandone 58 e con solo 11 sconfitte. O il trionfo di Deep Blue, di stretta misura cioè al meglio delle 6 partite, contro il campione del mondo Garry Kasparov.

Sul versante fantascienza invece andate a leggere La malattia (benefica) della magia che rimanda a due racconti di Fritz Leiber. Ma merita anche Dell’uso degli specchi nel gioco degli scacchi di Fabrizio Melodia.

Il libro italiano più famoso con al centro gli scacchi è forse «La variante di Luneburg» di Paolo Maurensig che narra una interminabile partita. Ma anche il racconto – o romanzo breve – «L’ultima traversa») di Maurensig è godibile.

E per stavolta mi fermo qui. Ho quasi promesso che se nessuna/o si offre… farò io una “panoramica” sui fanta-scacchi. Vedremo.

2 – «Infiniti»

Molto interessanti alcuni racconti dell’antologia «Infiniti» (Urania: 276 pagine per 5,90 euri) in edicola. Magari ne riparlo. Ma voi buttateci un occhio o due.

3 – «Corti pop»

Ecco come si presenta la nuova collana di Fratini editore a cura di Gian Filippo Pizzo.

Corti “Pop”, cioè popolari: prodotti di massa, letteratura di consumo, narrativa di genere: chiamatela come volete. Chi ha detto che letteratura debba essere per una élite? Chi ha detto che scrivendo per il maggior numero possibile di lettori non si possano veicolare istanze sociali, psicologiche o comunque impegnate? Chi ha detto che utilizzando gli stilemi del giallo, del noir, della fantascienza, dell’horror o di altri generi si fa solo intrattenimento? E’ nostra convinzione che utilizzando i metodi della narrativa popolare si possano anche produrre opere significative, senza nulla togliere al divertimento puro che è comunque una caratteristica imprescindibile della natura umana. La collana CORTI POP intende proporre opere di questo tipo, senza peraltro perdere di vista lo stile e la qualità della scrittura che restano la componente essenziale di ogni prodotto letterario. Ma c’è un’altra peculiarità della collana che vogliamo evidenziare: si tratterà comunque di opere di non grande dimensione, racconti lunghi o romanzi brevi. Scrisse Edgar A. Poe che la lunghezza giusta per un’opera narrativa è quella che tiene impegnato il lettore per 90 minuti, un’ora e mezza. Che, secondo chi si occupa di queste cose, corrisponde a una lunghezza di 90 pagine: la velocità di lettura di un testo narrativo (manuali e saggistica sono più impegnativi) è infatti di circa un minuto a pagina. E, se ci pensiamo bene, questa lunghezza corrisponde – nel mondo sovraffollato e congestionato in cui viviamo – al tempo impiegato in media per recarsi e tornare dal lavoro. Perciò volumetti o testi digitali (non necessariamente di 90 pagine esatte, è prevista qualche tolleranza, anche perché con il formato e i caratteri adottati dall’editore le 90 pagine normali diventano 120) che si possano leggere nel giro di uno-due giorni in tram o metro, oppure più comodamente nel fine settimana o dove e quando si voglia…
Proporremo dunque opere di autori italiani – ben conosciuti o meno – che sappiano coniugare la brevità e l’essenzialità con il piacere della lettura ma anche con profondità e riflessione.

IL PRIMO VOLUME DELLA COLLANA E’ «Tempospirale» di Donato Altomare.

La scrittura di Altomare è semplice e diretta, mira subito a emozionare il lettore coinvolgendolo nelle avventure dei suoi personaggi, sempre inserite in contesti dove le innovazioni tecnologiche e le variazioni dell’assetto sociale danno il via a vicende che appassionano ma fanno anche riflettere su cosa ci potrebbe portare il futuro.

In questo senso la narrativa di Altomare può essere un esempio della fantascienza considerata “letteratura di idee”, che privilegia appunto l’idea di base e la storia rispetto ai personaggi, e che ha avuto il suo massimo esponente in Isaac Asimov.

Questo romanzo racconta una storia in cui paradossi temporali e nuove tecnologie fanno da sfondo a una vicenda erotica che non mancherà di coinvolgere il lettore grazie alla capacità affabulatoria dell’autore.

4 – Spulciando

In un mare di cazzate (cazzate? Sì, cazzate) ogni tanto qualche magazine scrive notizie interessanti sull’arcipelago scienza/fantascienza. A esempio su «D donna» – datato 5 dicembre – è leggibile «Troppo umano» di Richard Lloyd Parry su Hiroshi Ishiguro e l’intelligenza artificiale. Mentre su «La lettura» (supplemento domenicale dell’orrido «Corsera») un paio di settimane fa Umberto Guidoni parlava di scienza e fantascienza. Discorsi seri. Ogni tanto. In un mare di cazzate. E di pubblicità, cioè cazzate ancora più grosse.

5 . «Hypnos»

Segnalo l’uscita, il 24 novembre, del racconto «Hypnos» (Delos Digital) prequel dei romanzi ambientati nell’Universo Insonne. L’e-book è acquistabile presso i comuni portali di vendita. E’ un racconto (pubblicato anche nell’ antologia «Il prezzo del futuro») a cura di Pizzo/Catani) che molto mi piacque. Ecco come l’autore, cioè Francesco Troccoli, lo presenta.

«Era un virus, una droga? O forse era parte della natura umana? Il prequel del fortunato ciclo di Ferro Sette. Il governo lo considerava un virus da estirpare. Alcuni lo spacciavano a caro prezzo come una droga. Ma si diceva che Hypnos fosse qualcosa di più. Che un tempo lontano, quando ancora la Produzione non era lo scopo stesso dell’esistenza, esso era stato parte della natura umana. Camden era deciso a saperne di più, ma la sua ricerca correva sul filo: se fosse stato scoperto, le conseguenze sarebbero state disastrose».

6 . Buon fanta-vino in questa “vigna”

Nella collana La Botte Piccola esce «Storie di Terra e Impero» di Robert Silverberg: due romanzi brevi e cinque racconti, in maggioranza finora inediti in Italia. A 17 euri, in versione elettronica a 5,49.

Nella collana Fermenti «Principessa, e altri racconti» di Carmine Villani: 13 racconti che affrontano varie sfaccettature della narrativa speculativa. A 11,50 euri, in versione elettronica a 2,99.

Nella collana Il Collezionista esce «Pianeti proibiti» di Alessandro Bani con 99 tavole in bianco e nero. A 18 euri; la versione elettronica non e’ prevista. La tiratura della prima edizione è limitata a 150 copie, numerate a mano e autografate dall’autore.

Info: www.edizionidellavigna.it .

7 . Com’è piccolo a volte il Marte-dì

Accade che certi “Marte-dì” (come oggi) lo spazio previsto, cioè i 3 fanta-post, non basta; mi sa che qualcosa slitta a domani (perdurando l’assenza dei ricchissimi mercoledì di Mauro Antonio Miglieruolo il quale però si sta riprendendo dai postumi di un’infezione e dunque spero che presto tornerà) e/o fra 7 giorni. L’universo sarà/è infinito ma la blottega no; dove sarà finito il cavatappi poi…

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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