Un Marte-dì con la testa piena (vuota) di guerre

Sull’antologia «Sarà sempre guerra» (*) db sforna una recensione a caldo, poi ci ripensa e ne fa una a freddo; forse ce ne vorrà una terza “tiepida” [chi si candida?]… e con qualche accenno a due recenti Urania

1 – L’oggetto del contendere fra Hyde-db e Jekyll-dibbì

A ottobre La Ponga edizioni (nella notevole collana “Cose che voi umani”) ha pubblicato «Sarà sempre guerra», un’antologia – 292 pagine per 19 euri – curata dal bravo Gian Filippo Pizzo. Sono 16 racconti di 14 uomini e due donne: Vittorio Catani (con due microstorie), Stefano Carducci e Alessandro Fambrini (al solito scrivono a 4 mani), Lorenzo Fabre, Dario Tonani, Franco Ricciardiello, Stefano Tevini, Vito Introna, Irene Drago, Michele Piccolino, Giulia Abbate, lo stesso Gian Filippo Pizzo, Mauro Antonio Miglieruolo (o Migliaruolo? Neanche all’anagrafe sono così sicuri di mettere tutte le vocali al posto giusto), Italo Bonera, Michele Piccolino e Francesco Grasso.

2 – L’incazzatura a caldo

Banale e poco fs la copertina. Fiacca l’introduzione. Molto debole l’insieme, la mia impressione è che molti racconti siano tirati via. Idee in qualche modo nuove ho faticato a vederle. Possibile che in nessuna storia (e fin dal titolo) ci sia l’ipotesi che le guerre finiscano o si trasformino al punto da essere erreug o che so? Ciò detto rientro nell’arca e penso: cosa salverò? Di sicuro i due brevi Catania inizio e fine – quasi una cornice; ah, «La guerra è pace» potete leggerlo in “bottega”(**). Salverò il duo Carducci&Fambrini, Giulia Abbate anche per i suoi geniali cambi di scenario, in parte anche il mio vecchio “fantamore” cioè Miglieruolo e Italo Bonera soprattutto nel geniale finale. Alcuni altri – non tutti – sono magari ben scritti ma la storia non c’è oppure è ovvia dalla quarta riga. Mi spiace dir male (maluccio, via) di persone che in altre occasioni ho letto con gusto, ma la vedo così.

3 – Parziale ripensamento a freddo

Fu il mio socio Riccardo Mancini che provò (invano?) 30 anni fa a insegnarmi e insegnare a se stesso che quando eravamo proprio incazzati – capitava spessino – era meglio contare fino a 30… o fino a 666 se si aveva a che fare con demoni di passaggio. Così adesso proverò a capire perché questa antologia mi ha fatto così imbestialire: se ero prevenuto e/o mi aspettavo troppo. Di sicuro io sono in una fase d’angoscia in cui le guerre presenti/future mi ossessionano ogni giorno: come può verificare chi passa in “bottega” non solo il Marte-dì (cioè in altri mondi) ma anche nei restanti 6 giorni, l’analisi – mia e della piccola redazione bottegarda – è che stiamo precipitando in sempre più guerre, che persino una catastrofe nucleare torna possibile (grazie agli Usa più che a qualche coreano minore)… Per di più la censura mediatica e il parziale silenzio dei «movimenti» rendono più facile questa veloce marcia verso la catastrofe, alla quale chi governa sotto il nostro italico naso sta dando un crescente quanto demente contributo. E allora, obietterà Yxzky o un ornitorinco ben istruito che vuole impicciarsi nelle cose di noi bipedi implumi, che colpa ha Pizzo o la sua squadra? In effetti non posso pensare che la fantascienza offra un grimaldello “salva-vita” ma siccome è letteratura del «e se» (dell’altrove, del possibile/impossibile) mi sarei aspettato che in questa antologia ci fosse qualche sguardo maggiormente alieno (la distanza, si sa, aiuta a capire) e/o un stretto legame del presente – e dei presenti alternativi – con i futuri possibili. Per evitare un dilemma Jekyll/Hyde (o un litigio fra le due teste di Joe/Jim, se ricordate quel vecchio romanzo di Heinlein) lascio una terza opzione e chiedo a qualcuna/o di voi di dirmi la sua: fa bene db a dire che questa antologia è evanescente o fa bene dibbì ad autocriticarsi per chiedere “la salvezza in una sola antologia”?

4 – Qualche veloce divagazione

Aspettando un terzo parere (esterno) aggiungo qualche cenno a due Urania, appena usciti in edicola, che casualmente ho letto proprio dopo «Sarà sempre guerra». Il primo è un classico Edmond Hamilton: in «Stelle del silenzio e della vita» (***) sono riuniti due romanzi, uno del 1947 – rivisto nel 1959 – e l’altro del 1968. Per inciso nel primo la scena iniziale si svolge a Brindisi, il che è decisamente insolito per un romanzo di fantascienza statunitense. Puglia a parte, siamo in una science fiction ben scritta ma d’altri tempi dove la guerra è facile, relativamente pulita, ingenua, retorica, ovviamente maschia con il super-eroe e i suoi amici che inevitabilmente vinceranno perché sono “i buoni” (un po’ mascalzoni certo, si ubriacano e fanno a botte ma insomma che volete farci?). Ripeto, ben scritto ma la guerra di Hamilton è lontana dal verosimile quanto Renzi da Mandela.

All’opposto nel secondo Urania – che è «Red» (****) di Linda Nagata – invece la guerra è schifosa, sempre sporca cioè vera. Fin dalle prime righe l’autrice spiega (con le parole del protagonista) che è tutto costruito a tavolino: «senza un conflitto come si deve troppe industrie internazionali della Difesa si ritroverebbero senza mercato» e poche pagine dopo si spiega che i ragazzini, fanatici religiosi, sono fomentati e finanziati (dai mercanti statunitensi e multinazionali) «per accertarsi che i soldati come noi abbiano qualcosa da fare». Con tanto di show e di «tossici emozionali». Ci sono un po’ troppe «nanotecnologie» (alla moda) che a volte rischiano di trasformarsi in pallotecnologie per chi legge ma innegabilmente Nagata sa scrivere e il romanzo prende. Pur se a me pare che, nell’insieme, dica poco di nuovo e in certi capitoli si limiti a riscrivere – in versione cyberwar – vecchi film (per dire due titoli: «Apocalypse Now» e «Nato il 4 luglio».

Insomma [voce dallo spazio profondo, interno o esterno fate voi] db sei incontentabile? Vorresti che la fantascienza sfornasse capolavori e che oltretutto diffamasse – come si meritano – tutte le guerre presenti e future? Beh, in effetti…

(*) cfr Ogni futuro sarà «Guerre senza pace»? potete leggere la breve prefazione di Pizzo

(**) con altro titolo è qui: Elogio della guerra

(***) Il primo è tradotto da Ugo Malaguti, il secondo da Mario Galli.

(****) Ben 4 a tradurre Linda Nagata cioè Maria Sofia Buccaro, Mariachiara Eredia, Benedetta Fabbri e Maddalena Gerini.

L’IMMAGINE è una “PISTOL ART” di Michael Murphy.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Cari db e dibbì,
    grazie intanto per la recensione e per la sincerità delle opinioni, che apprezzo più di considerazioni “lecchine”.
    Qualche precisazione “a caldo”:
    – «Banale e poco fs la copertina»: concordo;
    – «Fiacca l’introduzione»: vero;
    – «Molto debole l’insieme»: ovviamente non posso essere d’accordo, trovo che la media sia più che accettabile;
    – «la mia impressione è che molti racconti siano tirati via»: questo non posso accettarlo conoscendo i miei autori, magari sono poco riusciti ma non certo tirati via;
    – i raccontini di Catani sono stati concepiti proprio come cornice;
    – d’accordo sui tuoi salvataggi, ma
    – «Alcuni altri – non tutti – sono magari ben scritti ma la storia non c’è oppure è ovvia»: io privilegio sempre la scrittura che per me viene sempre prima dell’idea, quindi non posso non citare almeno i racconti di Fabre, Piccolino e Ricciardiello, ma poi credo che anche le storie di Tonani e Tevini siano interessanti.
    – «db sei incontentabile? Vorresti che la fantascienza sfornasse capolavori (…) ?»: sì, sei proprio incontentabile!

  • Mi piacerebbe leggerti/vi a proposito di Propulsioni d’improbabilità, progetto antologico nato in modo programmaticamente diverso rispetto allo standard che come lettori di fantascienza siamo abituati a trovare sulla piazza: niente tema comune, autori di provenienza “mista”, prefazione “forte”.
    L’avete letta? Cosa ne pensate?

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