Un McDonald gustoso e …

e uno indigesto: oggi è Marte-dì ma anche no, una «’s» può fare la differenza

 

Nel multiverso si aggira e si agita un «quantonauta»: è un ragazzino geniale, Everett Singh, a caccia di suo padre, fisico di professione, misteriosamente rapito. Logica, informatica, le mappe giuste, fortuna, simpatia e coraggio sosterranno Everett ma in uno dei momenti più difficili a tirarlo fuori dai guai è la sua capacità di cucinare. E poi, si saaaaaaaa, «la strada per il cuore passa attraverso lo stomaco».

Parte con un bel ritmo, con personaggi azzeccati e con una piattaforma scientifica non banalissima; poi «Terra incognita» di Ian McDonald (in edicola con Urania: 264 pagine per 6,50 euri; titolo originale «Planesrunner Everness, Book 1» del 2011, traduzione di Alessandro Vezzoli) diventa – per i miei gusti almeno – un po’ troppo avventuroso e “giovanilistico” … seminando i due seguiti, che sono già usciti nel 2013 e 2014; ma questa prima puntata resta godibile, senza trasformarsi in brodino o puzzare di rancido.

Al solito svicolerò sulla trama segnalando però qualche passaggio divertente e/o memorabile. Quasi all’inizio incontreremo il concetto di «mondegreen» ovvero «l’inesatta percezione di una frase scambiata per una dal suono simile»; in effetti non c’è una parola analoga in italiano. Più avanti Everett ricorda che non tutte le cose «naturali sono buone» e sintetizza – frase che gli “ecologisti” integralisti dovrebbero tenere a mente – così: «La natura vuole ucciderci, la scienza ci salva». Le differenze “sociali” fra calcio e rugby sono ben riassunte a pag 127. Ah, «si chiama famiglia se funziona». I fanatici del «Doctor Who» godranno e ai novellini si spiega che in alcune “versioni della Terra” torna utile Tv Tropes. «La bellezza della fisica» è a pagina 230. Chi ama i Tarocchi qui ne troverà di originali. A dominare in molte pagine è l’Infundibulum e nella nota finale Giuseppe Lippi giustamente rimanda all’improbabile «infundibolo cronosinclastico» partorito da Kurt Vonnegut nel romanzo «Le sirene di Titano» (ma forse qualche “debituccio” con il «tessaratto dispiegato» del racconto «La casa nuova» di Robert Heinlein potrebbe starci). Per gran parte del libro dovrete fare i conti con il «palari» ovvero un linguaggio segreto: se vi sentite insicuri ricorrete subito alle spiegazioni finali (pagg 251-253)

In cucina, l’aiuto cuoco McDonald (Ian) è prodigo di consigli, attraverso Everett: «mai lavare la padella», «uova sempre a temperatura ambientale» ma soprattutto – se chi legge è vegana/o può saltare al capoverso successivo – spiega nei dettagli cosa fare con 4 fagiani a Natale: «penserei a un murgh makhani, ma con il fagiano al posto del pollo, un makhani di fagiano, magari decorato in cima da una fogliolina dorata e commestibile… per far risaltare tutto quel rosso e oro servirebbe qualcosa di verde, ma per quello hai già i porri e il cavolo, e allora ci vorrebbe del riso, un pilaf con chicchi grossi come gioielli, e poi del pane perché non esiste un pranzo punjabi senza pane… “Dolci piatti per dolci parole”… semi di sedano e cardamomo e acqua di rose e burro liquefatto».

In sintesi; è sempre commestibile, gustosa in alcuni punti, la trama di «Terra incognita» come è in genere McDonald (Ian). Ma in questi giorni un film agiografico costringe a riparlare di un altro McD e delle sue ricette.

Esiste infatti questo McDonald (Ian) “buono” che scrive libri ma, nello stesso piano spaziotemporale, se aggiungete «’s» eccone spuntare uno “cattivo” che inquina, inganna e sfrutta. Molto se ne riparla perché dal 12 gennaio nei cinema italiani dilagherà «The Founder» del regista John Lee Hancock con l’attore Michael Keaton a interpretare/santificare Ray Kroc, ovvero l’uomo che nel 1961 rilevò il marchio McDonald e fondò “un impero”. In contemporanea uscirà la traduzione italiana del libro di Ray Kroc e Robert Anderson intitolato, con modestia invidiabile, «La vera storia del genio che ha fondato McDonald’s».

Non ho ovviamente visto il film (*) ma mi bastano le pubblicità palesi e occulte per capire di cosa si tratta. Se su «Il Fatto quotidiano» del 7 gennaio Virginia Della Sala parlando dell’«impero», è morbida e vaga – con frasi tipo «Lasciate alle spalle le polemiche sui part time imposti e sui turni massacranti – su «La lettura» (inserto domenicale del «Corriere della sera») del 31 dicembre Francesco Piccolo vola altissimo: inizia raccontando che lui va dal «Mac storico», in piazza di Spagna a Roma, e che «molti miei amici ci vengono ma alcuni lo tengono segreto – e ci sono qui altre persone che sono venute di nascosto, si vede da come si guardano intorno e scelgono tavoli appartati». E via così per quasi due pagine con frasi-sentenze tipo: «si può dire quello che si vuole ma Macdonald’s è uno dei luoghi più democratici del mondo». Per finire questo articolo così: «La tolleranza e la comprensione forse è questo: saper mangiare ogni tanto un chesburger menù». Non interessa a Virginia Della Sala e ancor meno a Francesco Piccolo chi, da molti anni, critica Mc Donald’s e perché. Ho incontrato questo stile di scrittura – compreso il lamento sull’ostilità che “costringe” ad andare da Mc “di nascosto” – da anni; lo schema è analogo ma chi scrive poi ci ricama più o meno con sapienza o con semplice bava. In molti casi, più che articoli disinformati o reticenti, sembrano discorsi fatti da servi, nel senso di stipendiati, per i gonzi ma la verità potrebbe essere più terribile: forse tra chi nei massmedia scrive di quanto è bello, buono, democratico McDù c’è chi davvero ci crede.

Terra “incognita” quella del romanziere Ian ma terre conosciute – per chi vuole – quelle dove nascono le molte ragioni per criticare e/o boicottare certi cibi e il modello che li produce/cucina.

Io mi chiedo se sia più scandalosa una “assonanza/insinuazione” come quella che vedete qui sopra – l’ho trovata in rete – oppure la locandina di «The Founder», qui sotto, dove la M del marchio è messa in modo che sembrino due ali per l’angelo – nonché «il genio» – che ha fondato «un impero su un hamburger».

(*) Aspettando una recensione al film di Francesco Masala, se volete approfondire il contesto qui in “bottega” c’è McDonald’s… tutto quello che non vogliono farti sapere e poi potete andare su www.mcspotlight.org e/o sulle pagine «boicotta mcdonald’s» di Peacelink. Ah, se nel 2004 avete perso il film – consigliato da Slow Food – «Super Size Me» di Morgan Spurlock recuperatelo per l’occasione: un pezzo del discorso, quello più strettamente alimentare, lì è ben spiegato. Poi molto altro ci sarebbe da dire sugli altri versanti cioè lavorativo, economico, politico, ecologico… Magari faremo una seconda puntata. (db)

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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