Un po’ di jazz tra febbre, biopic, regali e…

le domande di due amiche

di db

«Naima» è struggente. Sto convincendomi che mi farà meglio della Tachipirina. La (mia) confusione però resta: adesso i brividi sono da febbre o da sax?

Mi spiego meglio.

Sto ascoltando «Blue World» di John Coltrane, un album inedito – un diamante, un cristallo sognante – che è appena uscito (*). E’ il regalo che mi sono fatto per i miei 71 anni (ieri). La battuta del compleanno è che non ho ben capito se i numeri arabi in italiano si devono leggere da sinistra o da destra. Come che sia (a 17 anni o a 71) sempre John Coltrane ascoltavo e anche adesso sto ascoltando. E … non mi basta mai.

Scusate se vi dico un po’ di affari miei – forse anche questo a volte è terapeutico – ma il mio compleanno è stato fisicamente bruttino con un febbrone (oggi febbrina) complicato da schizzi di antipatia contagiosa. Però…

Però ho avuto regali in jazz. Evviva. Marco mi ha telefonato per dirmi che il suo dono è offrirmi il concerto di Fabrizio Bosso (il 6 novembre a Ferrara), uno dei jazzisti italiani che più sto amando. Se ho ben capito ci sono altri due regaloni in arrivo per me: il primo sarà «Il jazz-film. Rapporti tra cinema e musica afroamericana» (edizione aggiornata?) di Guido Michelone; il secondo potrebbe essere l’ultimo cd di Enrico Rava, lui sì che è un vecchietto arzillo (**).

Sia chiaro che io sono un vecchio fan di Lewis Carroll (non era un musicista ma il papà di Alice… nel Paese delle meraviglie) e dei «non compleanni»: dunque se volete farmi jazz regali anche in altri giorni accetto volentieri. Per esempio vanno bene i biglietti per tutte le prossime esibizioni di Federica Michisanti: dopo due volte che l’ho ascoltata dal vivo sono stregato dalla contrabbassista non meno che dalla compositrice. Ma va benissimo anche il prossimo concerto italiano di Ambrose Akinmusire, per dire. Grazie, una/o per volta: non spingete.

Di recente due amiche – ciao Claudiotta e ciao Daniela elbana – mi hanno chiesto (vado a memoria):

1 – se voglio aggiornarmi sul jazz trovo una rivista?

2- ma perchè/come tu ti sei innamorato del jazz?

La prima risposta è facile e riesco anche a darla pure in un giorno di febbriciattola; per la seconda meglio aspettare un’altra occasione (verrà presto) con febbre a 41 per meglio delirare.

Le riviste di jazz in Italia se non vado errato sono rimaste due: «Musica jazz» (in edicola) e «Jazz It» (solo in abbonamento). Io con un po’ di fatica – maledetti soldini – le sto seguendo tutte e due.

Dopo 75 anni «Musica jazz» mi sembra in buona salute (anche se il prezzo è appena salito a 10,90). Ai pregi informativi aggiungo anche la scelta dei cd in omaggio, uno – a volte due – ogni mese e sempre di gran qualità. Ognuno ha le sue passioni però a me sta bene la varietà, anche per conoscere artisti dei quali (delle quali) so poco. E i difetti? Per me l’unico neo è l’interpretazione a volte un po’ troppo “ingorda” del jazz: siamo tutte/i (?) d’accordo che il miglior jazz riesce a essere tale pur se contamina altri generi ed è di continuo “meticciato” però io francamente su 98 pagine mensili non ne sacrificherei per i Beatles (con tutto il rispetto) o per il rock o per la canzone detta d’autore.

Diverso il caso di «Jazz It» che da bimestrale è diventato semestrale nell’edizione cartacea ma nell’ultimo numero (il 107: 144 pagine per 12 euri) il direttore Luciano Vanni annuncia che sarà potenziata – e dedicata all’attualità – l’edizione on line e che è «in cantiere la nascita di un mailing-magazine mensile». Ha un senso: un cartaceo più di approfondimento e il resto in rete. L’ultimo numero propone, fra l’altro, un dossier sul grande Bu cioè Abdullah Ibn Buhaina che i più conoscono come Art Blakey: da solo o con i suoi Jazz Messangers ha scritto un bel po’ di storia. Poi il resto è, come il titolo lascia immaginare, molto jazz italiano. Difetti? La scelta dei cd: l’ultimo (Alessandro Napolitano) è assai bello ma in altri casi – pare a me – che la qualità non sia eccelsa.

E il “biopic” che ho messo nel titolo? Tranquilli non si sta facendo nessun film su di me (peccato però, ci sono un paio di episodi ghiotti). A una prossima jazzata, anche perchè mi ronza un’ideona.

(*) vedi l’articolo di Luigi Onori: John Coltrane tra free e scansioni latine | il manifesto

(**) in bottega cfr Uno splendido 80enne e il giro del giorno in…

La foto del muro con John Coltrane è di Steve Weinik

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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