Un romanzo imprescindibile di Vittorio Catani

recensione di Mauro Antonio Miglieruolo a «Il Quinto Principio»(*)

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Posso finalmente presentare quello che, fuori dai denti, è sicuramente uno dei più importanti romanzi della fantascienza italiana; e, me lo si conceda, probabilmente, della fantascienza mondiale: «Il Quinto Principio» (**) di Vittorio Catani. Un testo che può tranquillamente essere messo accanto a «Quando le radici» di Lino Aldani, essendo sicuri che non sfigurerà.

Dico “finalmente” non solo per giustificare il ritardo con il quale mi pronuncio ma anche per liberarmi idealmente da una sorta di impedimento maligno che finora ha sbarrato la possibilità di parlarne. Al tempo della prima uscita per i tipi della Mondadori (Urania) non riuscii a procurarmi copia del testo; poi problemi di salute, un intervento chirurgico, hanno spezzato a metà la lettura della ristampa effettuata da Meridiano Zero (euro 19) che invece sono riuscito a procurarmi agevolmente tramite Internet. Interruzione sgraditissima perché il romanzo di Catani è un testo del quale uno sente il bisogno di completare la lettura. Un testo che non può essere afferrato nella interezza del suo disegno senza la continuazione che l’inclinazione ludica vorrebbe. La mole di elementi, personaggi, estrapolazioni tecnologiche e sociologiche è tale che a uno scrittore americano di oggi e forse anche di ieri sarebbero bastati per produrne cinque di romanzi. Con il merito supplementare (raro in uno scrittore italiano; un po’ meno raro oggi, abituati come siamo ai vari Pennacchi, Camilleri e compagnia raccontando) della scorrevolezza, della verosimiglianza e dell’audacia inventiva che rendono piacevole la lettura.

Vedo che ho anticipato la valutazione prima ancora di aver concluso il racconto del come sono arrivato a elaborarla. Gli è che le pagine di Vittorio Catani – per prime le pagine del romanzo del quale sto parlando – premono, sono invadenti, non si lasciano trascurare. Ma io devo farlo, se non altro per giustificare agli occhi del suo autore una colpevole trascuratezza che potrebbe essermi rimproverata anche dai lettori. Se infatti del romanzo si è parlato, non ritengo sia stato abbastanza, né con la profondità che una sua buona rappresentazione richiederebbe. Non lo farò neanche io ora, perché qui preme la recensione, perciò occorre mi rassegni a rimandare la valutazione critica a uno spazio editoriale che confido si apra. O che spero di poter individuare.

Ma tornando agli ostacoli che hanno ritardato la strutturazione di un primo giudizio, aggiungo che una serie di sopravvenienze negative, tra cui gravi malattie di familiari, hanno posposto il proposito mai dismesso di continuare e finire l’esame dell’opera, un’opera che sarebbe indegno da parte mia trascurare. Non entro nel merito degli ostacoli personali, dico solo che le “sopravvenienze” (prima e dopo l’operazione) sono state tali che hanno indotto in me una sorta di nausea per il lavoro al computer, nausea per tutto, anche per la personale attività di scrittore, della quale posso dire che costituisce un interesse fondamentale nella mia vita. Talché da più di un anno ormai ho completamente abbandonato il blog che curo, nonché quello di Daniele Barbieri, che mi aveva concesso gentilmente l’appalto del mercoledì…

Forse è anche per questo che parlo con evidente entusiasmo del romanzo di Catani, perché mi ha permesso il ritorno a una attività fin troppo trascurata, un ritorno che spero costituisca un inizio senza altra fine che quella che imporrà un giorno la natura.

Di là dalla valutazione sulla gradevolezza della scrittura e ricchezza di elementi, quel che importa sottolineare è la novità che il romanzo presenta. Novità che anzitutto risiede nell’abilità: l’abilità di Catani di costruire un mondo che è il nostro di oggi, dicendolo di domani, ma che nella lettura appare lontano, sconfinato, quasi, alieno alla realtà, il mondo di dopodomani e dopodomani ancora. Un bivio nel tempo, più che un salto nel tempo. Le emozioni, le motivazioni, le strutture sociali rispondono alla follia ideologica (altro che fine dell’ideologia e fine della storia!) che quotidianamente subiamo; le avventure e disavventure, i mezzi tecnologici sono invece di un mondo che potrebbe aspettarci dietro l’angolo e non è detto che domani non sia. Ma qui siamo ancora al consueto di ogni buona o ottima fantascienza: la novità vera introdotta dall’intelligenza di Catani sta nel TUTTO integrato del futuribile che ha saputo costruire. Non un elemento o più elementi introdotti per “vedere quello che succede” ma la ricostruzione integrale del mondo, un mondo in cui tutti i mezzi sono nuovi, tutte le strutture e le persone vecchie. Antiche. Di un’epoca che si presume civile ma ancora non ha abbandonato la cultura dei cavernicoli. Persone e strutture antiquate e oppressive, dove domina l’avidità, la cecità, la violenza, l’inganno, la sopraffazione, il crimine.

Non ricordo altro autore che abbia saputo realizzare una uguale integrale ricostruzione della realtà, neanche quelli che si sono proiettati, per concedersene l’opportunità, nel lontanissimo futuro. Anche in questo caso lo specchio deformante e alludente della fantascienza non realizzava mondi effettivamente nuovi e coerenti quale quello inventato da Catani.

Chi non lo abbia ancora letto, se lo procuri. Non facendolo, perde qualcosa.

Per meglio illustrare quanto affermato, mi concedo di riprodurre il giudizio sintetico che ne dà Valerio Evangelisti, giudizio riprodotto sulla copertina del libro: «Il Quinto Principio è la pietra miliare della fantascienza italiana. L’opera più compiuta che la nostra SF abbia mai espresso».

Ed io chioso: sì, è così. È proprio così.

(*) Mauro Antonio Miglieruolo da un po’ era assente: problemi di salute, come lui stesso racconta qui sopra. Dunque ben tornato in “bottega” … quando vorrà sappia che potrà riprendersi il mercoledì.

(**) ecco due altre recensioni apparse in bottega:La termodinamica rielaborata da Vittorio Catani scritta da me moooooolti anni fa  e «Codice rosso: evitare che si parli di questo libro» di Johnny Sheetmetal. (db)

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

4 commenti

  • Gian Filippo Pizzo

    E io sono estremamente orgoglioso di aver consigliato all’editore di ripubblicare questo romanzo!

  • Bella recensione, che mi trova totalmente d’accordo. Un libro che prima o poi rileggerò.

  • Francesco Masala

    dopo aver letto le parole di Mauro Antonio Miglieruolo, come posso privarmi della lettura di questo libro? 🙂

  • Non sapevo dell’intervento di Pizzo. Ottimo, una buona iniziativa in favore della fantascienza italiana. Ma anche una opportunità offerta alla fantascienza mondiale di percorrere strade effettivamente nuove.

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