«Un vento strano» e il piccolo Michele viaggia

Recensione – in lieve ritardo – a «Il mappamondo magico» di Alessandro Corallo (*)

Ilmappamondomagico

Solamente per ragazze-i? Secondo me anche qualche grande trarrebbe beneficio e piacere da questa piccola storia di fantasia. Io ne ho goduto. E infatti «Il mappamondo magico» di Alessandro Corallo – uscito in aprile da Emi (176 pagine per 14 euri) – viene presentato come «strumento per genitori e insegnanti». Avevo visto di Corallo due precedenti libri (ben fatti) su Haiti e leggo in copertina che è redattore di «Striscia la notizia»: essendo io uno dei pochi bipedi italici che per scelta non possiede un televisore so a malapena che «Striscia» è un programma della Fininvest. Ma vedo un’altra notizia per me molto più interessante: Corallo «è stato volontario in Paraguay dove ha avviato progetti per i bambini di strada». Come direbbe, nel libro, con il suo «tono umile» uno dei protagonisti (Raffaele) «è solo una goccia ma se non si inizia il bicchiere non si riempirà mai».

Buttiamoci nel libro. Tutto comincia in un polverosa cantina. C’è un baule. Ecco, voi cinefili penserete subito che è pieno di lettere come in «Terra e libertà» di Ken Loach o «I ponti di Madison County» di Clint Eastwood; io per la verità ho pensato subito al romanzo (e “pozzo di san Patrizio”) «Regina di fiori e di perle» di Gabriella Ghermandi. Invece no: a farci viaggiare non sarà il baule ma un mappamondo, anzi due – incluso il meccanismo di sicurezza – e soprattutto «un vento strano» che risucchia Michele. Il piccolo protagonista è un ragazzino con tre grandi doti: amante di leggere («mette da parte i soldi della paghetta settimanale e quando sono abbastanza ci si compra un libro»), di buon cuore e curioso.

Il vento trascina Michele in 6 viaggi. Haiti, Congo, Romania, Bolivia, Mauritania e poi, più vicino, in un buffo Paese a forma di stivale, per l’esattezza a Scampia. Non toglierò a chi legge la sorpresa degli intrecci e dei personaggi. Io ho imparato un bel po’ di parole e storie: tap-tap, kap, restavek, le formiche proiettile, Aurolac, Tio, «il treno più lungo del mondo», la pazzesca tradizione del Leblouh, «il giardino dei Mille Colori»… Conoscevo invece qualcosa dei «bimbi stregoni» o delle fogne di Bucarest: ma trovarcisi “dentro” fa tutto un altro effetto. Un po’ come Michele «ha promesso ai suoi nuovi amici» anche io potrei dire che «non li scorderò».

A completare il libro una ventina di pagine con schede e consigli per chi vuole impegnarsi…a mettere qualche goccia in quel bicchiere.

(*) Questa sorta di recensione va a collocarsi nella rubrica «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita e probabilmente continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3… o da chi si ricorda più); altre volte mi è accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a “morire di vecchiaia”. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto chiedendo venia. Però, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po’ di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo “agostano” quasi quotidiano, così da aggiornare in “un libro al giorno toglie db di torno” quel vecchio detto paramedico sulle mele. D’altronde quando ero piccino-picciò e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda «che farai da grande?» rispondevo «forse l’austriaco (intendevo dire “astronauta” ma spesso sbagliavo la parola) oppure «quello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli». Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; però ogni tanto mi mandano i libri … e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. «Allora fai il recensore?» mi domandano qualche volta. «Re e censore mi sembrano due parolacce» spiego: «quel che faccio è leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perché storia, personaggi e stile mi hanno catturato». Altra domanda: «e se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?». Meditando-meditonto rispondo: «In linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perché perder tempo a sparlare dei brutti?». (db)

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Ciao Daniele, grazie della tua accurata recensione del Mappamondo Magico.
    Hai ragione qualche adulto dovrebbe conoscere meglio alcune realtà di casa nostra e del mondo.
    Come “strumento” verrà presto utilizzato in molte scuole che completeranno la lettura con un percorso didattico magari finalizzato all’aiuto di qualche progetto nei Paesi visitati da Michele.
    A presto e complimenti per il blog
    Alessandro

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