Una «scor-data»: 9 dicembre 1905, Dalton Trumbo

«Non ho più niente, sono solo un pezzo di carne che continua a vivere».

EjohnnyPreseILfucile

«E Johnny prese il fucile» è un romanzo straordinario – ma purtroppo poco visibile, scomodo in tempi di militarismo – dello statunitense Dalton Trumbo. Fu scritto nel 1938: lodatissimo negli Usa finché prevalse l’idea che non bisognava entrare nella guerra (considerata imminente) contro il nazismo ma subito “cancellato” quando si decise di combattere… per salvare “la democrazia”.

Ed ecco un dialogo, dove si spiega cos’è questa strana parola, buona per ogni uso.

Joe: Cos’è la democrazia?
Padre di Joe: Mah, con precisione non lo so nemmeno io. È come una specie di governo. Riguarda però i giovani che si uccidono tra di loro se non sbaglio.
Joe: I vecchi non si uccidono tra di loro?
Padre di Joe: I vecchi mantengono accesi i focolari nelle case.
Joe: Perché, non lo potrebbero fare anche i giovani?
Padre di Joe: Sì, ma vedi i giovani non hanno una loro casa, ecco perché debbono andare ad ammazzarsi tra di loro.
Joe: Quando verrà il mio turno tu vorrai che ci vada?
Padre di Joe: Per la democrazia ogni uomo deve dare anche l’unico figlio che ha.

Dalton Trumbo, famoso sceneggiatore, riprese il suo romanzo e ne trasse il film – l’unico che realizzò – omonimo nel 1971, quando aveva 65 anni. Così riassume la trama «Il Morandini, dizionario dei film» (il volume viene ri-pubblicato ogni anno da Zanichelli con le nuove uscite e altri aggiornamenti). «Colpito da una cannonata nell’ultimo giorno della guerra 1914-18, Joe Bonham perde gambe, braccia e parte del viso, cioè vista, olfatto, udito e parola, diventando un troncone di carne pensante. Atroce requisitoria contro la guerra, grido di pietà e indignazione, attacco alla scienza e all’esercito, interrogazione sull’esistenza di Dio».

Se andate su Wikipedia sul romanzo potete anche leggere: «Trumbo scrive questo straziante apologo contro ogni tipo di guerra nel 1938, ispirandosi ad un fatto realmente accaduto. Il libro uscì nel 1939 … ma dopo Pearl Harbour fu ritirato dalle librerie e occultato ai più. Dal 1945 ricomparve nelle librerie ed andò a ruba ogni volta che l’America entrava in guerra con qualcuno: Corea, Vietnam, ogni volta rientrava in circolazione come un manifesto/monito sulla carneficina folle a cui lo “Zio Sam” andava avvicinandosi per esserne investito e destabilizzato. Lo scrittore Dalton Trumbo ne fece il progetto della sua vita, tanto che dopo essere stato messo in prigione durante il maccartismo (Trumbo era iscritto al Partito Comunista degli Stati Uniti d’America) insieme ad altri nove sceneggiatori e registi di Hollywood, dopo aver continuato a fare lo sceneggiatore segretamente ad Hollywood sotto pseudonimo o senza essere accreditato nei titoli, e, nonostante neanche una piena riabilitazione gli eviti di ricevere 17 porte in faccia da produttori e registi, nel 1971 riesce a far uscire nelle sale il film E Johnny prese il fucile con il quale esordì alla regia. Già nel 1941, Trumbo ne aveva realizzato un adattamento per la radio, con la voce narrante di James Cagney». Nel suo impossibile tentativo di essere “oggettivo” Wikipedia aggiunge questa nota: «La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento opere letterarie è stata messa in dubbio». Sulle guerre e i massacri in effetti bisogna essere neutrali: perché parlarne male? Perbacco, diamo la parola anche agli imperialisti, ai poveri generali e ai mercanti d’armi.

Di recente anche in Italia si è riparlato – sinora poco e male – di Dalton Trumbo per l’uscita di un film di Jay Roach: forse vedremo «Trumbo» ovvero «L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo» anche in qualche sala italiana. Nell’attesa… da quel che ho letto sembra un film ben fatto ma certo da solo non può dare un’idea completa della vita di Trumbo e tanto meno di cosa fu il maccartismo. Chi vuole saperne di più non faticherà a trovare alcuni libri che ne raccontano: fra quelli che conosco io il migliore mi è parso «Lista nera a Hollywood» – cioè «La caccia alle streghe negli anni ’50»- di Giuliana Muscio, uscito (da Feltrinelli) nel 1979. Ma si finisce sempre per ricordare solo quel che accade a Hollywood e agli intellettuali dimenticando che la repressione colpì in ogni piega della società statunitense.

Ed è pensando a quel clima da Inquisizione che lo scienziato e scrittore Leo Szilard scrisse, in un racconto, una frase che a distanza di molti anni continua a inquietarmi: «Il quesito era: gli americani erano liberi di dire tutto quello che pensavano, visto che non pensavano quello che non erano liberi di dire?». Una micidiale, tragica, sovversiva ironia.

Per 2 volte in “bottega” Ismaele ha parlato di Trumbo: qui due film antimilitaristi, e non solo e qui Strike – 9 (con il significativo sottotitolo: «Paura dei comunisti al cinema (molto più facile trovare film sullo schiavismo che sulla lotta di classe)».

Dalton Trumbo era nato il 9 dicembre 1905, da cui questa «scor-data», ed è morto il 10 settembre 1976.

Fate o fatevi un regalo: leggete o donate il libro (lo trovate nelle edizioni Bompiani) e/o il film «E Johnny prese il fucile»: a me sembra una piccola, buona, necessaria terapia contro la pazzia militarista che torna a crescere qui in Occidente-Uccidente.

(*) Come sa chi frequenta il blog/bottega per due anni ogni giorno – dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.

Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno sabbatico, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» – come oggi – ovviamente troverà posto in blog; la redazione però non le programmerà.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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